Napoli, ieri e oggi

//   24 novembre 2011   // 0 Commenti

di Grazia Serao

napoli 300x225C’è stato un tempo in cui non era tutto così. Questa è cosa certa. Ce lo dicono i nostri nonni, ce lo racconta chi li ha vissuti quei giorni in cui Napoli non era così.
Le migliori fiabe cominciano con “C’era una volta…”; e c’era una volta una città meravigliosa, cui poche altre città potevano essere paragonate, in quanto a bellezza, storia, arte.
L’incipit sembrerebbe dei migliori; è il lieto fine a sembrare così lontano. Perché Napoli è bellezza, fascino e incanto, ma è anche contraddizione. E non è più un segreto per nessuno. Crescere pensando che qui non è facile vivere e vivere sapendo che non dovrebbe essere questo il modo in cui crescere. Napoli è anche questo; oggi Napoli, purtroppo, è soprattutto questo agli occhi dell’Italia e del mondo tutto. Ma cos’è successo? Siamo partiti dicendo che non è sempre stato così; eppure c’è chi è pronto a scommettere che la camorra a Napoli ci sia sempre stata, che la piccola criminalità è sempre stato uno degli espedienti per sopravvivere in questa città, che niente è mai stato ordine qui. Ma sapete cosa è andata via? La speranza. Mi figuro, dai racconti di chi l’ha vissuta, una Napoli dai mille volti sì, ma che sa mostrare il meglio di sé al momento opportuno. Immagino dei cittadini che avevano fede nel fatto che, se non fossero state le istituzioni, qualcuno, qualcosa prima o poi avrebbe reso giustizia a questo popolo, troppe volte troppo mortificato.
Oggi no. Oggi quel popolo ha fatto spazio alla rassegnazione; ha deciso che, se continuano a volerci malavitosi, forse è giusto adeguarsi a questo stato di cose, pur di campare. Oggi i napoletani onesti continuano a lottare, ma forse perché è giusto che gli altri vedano che ci sono: non che qualcuno creda che qui davvero qualcosa possa ancora cambiare. E’ questa la partita che hanno perso i napoletani, rendendosi complici, seppur talvolta senza esserne veramente consci, di un barbaro sistema, fatto di segrete connivenze e scorrettezze.
Potessi rinascere, potessi scegliere, nascerei in un posto lontano da Napoli, in un posto più giusto, più rispettoso. Qualche buon napoletano, che crede ancora di star qui a combattere, probabilmente la chiamerebbe vigliaccheria, perché scappare dai problemi non li risolve; è l’esatto contrario della fierezza che da sempre caratterizza questa gente; è l’esatto contrario dell’amore, da cui, chi nasce in questa terra, difficilmente riesce a liberarsi.
Basta riflettere più a fondo però, liberarsi da ogni velo di ipocrisia e ostinatezza: è per il troppo amore che andrei via da Napoli. Per non dover amare ancora una volta questa città come solo un napoletano sa amare e vederla sgretolarsi nelle mie mani, anno dopo anno, giorno dopo giorno. Scapperei da qui e non lo farei per evitare i cumuli di immondizia per strada, non per la camorra, che ai napoletani onesti non fa paura; ma perché quando un contagio è in atto e non ci sono dei bravi medici pronti a curarti puoi solo decidere se restare, fino all’ultimo, affianco al morente o salvarti, e in nessuno dei casi -questo è certo- potrai ritenerti un vincitore.
Il quadro descritto sembrerà disfattista ai più, ma è solo depurato da ogni retorica illusione. Poi, e in questo si vede un residuo di ottimistica “napoletanità”, la Storia ci insegna che i rivolgimenti sono spesso dietro l’angolo, che anche le storie difficili cambiano, che in ogni fiaba che si rispetti non vince mai il cattivo. Ma questo ce lo mostrerà la Storia.


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