Muoviti! Metti l’Aila ai piedi

//   24 novembre 2017   // 0 Commenti

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L’annuale evento di sensibilizzazione della Fondazione: quest’anno il focus

verterà sugli stili di vita indicati dal Ministero nell’atto di indirizzo 2018

per prevenire e combattere le patologie cronico-degenerative.

Prevista la presenza del Ministro della Salute, on. Beatrice Lorenzìn

Le finalità

“Muoviti! Metti l’Aila ai piedi”. Uno slogan d’impatto, perché la pubblicità può diventare l’anima della salute se condotta correttamente all’interno di una campagna di prevenzione, attenta agli agguati che subisce il nostro apparato osteo-scheletrico nelle società industrializzate. Da anni l’AILA – la Fondazione presieduta dal prof. Francesco Bove – è impegnata nella lotta all’artrosi e all’osteoporosi: due patologie cronico-degenerative in crescita per il sensibile allungamento dell’età media della vita.

Il Premio

Il Premio AILA “Progetto Donna” 2017, giunto alla sedicesima edizione, si svolgerà sabato 25 novembre alle ore 20 – presso la Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica (viale Pietro de Coubertin 28, Roma ) – con la consegna dei Premi a Lella Golfo, Carla Vittoria Cacace, Lavinia Biagiotti, Monica Fornier, Carmen Consoli, Annalisa Minetti, donne che, nella loro attività, si sono distinte in campo sociale a favore del genere femminile. Nel corso della serata, condotta da Eleonora Daniele – alla presenza di autorità del mondo scientifico, culturale, professionale e artistico – sono in programma le esibizioni della “Sinfonietta” di Roma, diretta dal Maestro Stelvio Cipriani, che eseguirà storiche musiche da film. A seguire, la stessa Orchestra affiancherà il tradizionale concerto della “Affetti Collaterali Band”, con la direzione del Maestro Danilo Minotti.

 

Sedentarietà nemico n°1

Sin dalla sua nascita, l’AILA ha finalizzato la propria azione di ricerca e di sensibilizzazione su malattie degenerative di largo impatto sulla popolazione quali l’artrosi, con particolare attenzione ad anca e ginocchio. Da qualche anno il focus della Fondazione è incentrato sulla lotta alla sedentarietà, maggiore fattore di rischio correlato, insieme col fumo e l’uso di farmaci. Il prof. Francesco Bove ha condensato su due quesiti l’approccio all’avvio di una soluzione del problema: ovvero, quello che si può fare; e quello che si può evitare. Dunque, “sì” alla lotta alla sedentarietà e alimentazione a base di calcio e vitamina D; “no” ad alcool e fumo. Nonché lotta alle magrezze patologiche e all’anoressia che pregiudicano il patrimonio osseo.

Stili di vita: il richiamo del Ministero della Salute

L’osteoporosi – ha sottolineato il Ministro Beatrice Lorenzin  – colpisce nel mondo milioni di persone con costi altissimi in termini di diminuzione della qualità di vita e di assistenza a causa delle fratture da fragilità che spesso questa malattia determina. E’ evidente che si tratta di una malattia nei confronti della quale bisogna promuovere nelle persone la consapevolezza sull’importanza della prevenzione.  Significa che bisogna agire sui fattori di rischio modificabili, vale a dire sugli stili di vita, fin dalla più giovane età, quando viene costruito il tessuto osseo. Mi riferisco all’importanza di seguire un’alimentazione corretta, allo svolgere attività fisica regolare, al non fumare né abusare di alcol.”

Il Ministro della Salute, on. Beatrice Lorenzìn, nell’atto di indirizzo per l’anno 2018, ha fatto un richiamo specifico agli stili di vita per la prevenzione delle patologie cronico-degenerative, tra le quali rientra l’osteoporosi.

Emergenza mondiale

In generale 200 milioni di persone nel mondo soffrono di osteoporosi. Le fratture vertebrali sono una vera e propria emergenza e, nella maggior parte dei casi, non vengono diagnosticate: solo il 10% di esse risultano ospedalizzate. Non sempre sono associate a un trauma, quindi maggiormente risultano spontanee (crolli). Indicativo anche il dato sulle fratture del collo del femore: 1.700.000 casi, con un tasso di mortalità che oscilla tra il 10 e il 20 per cento. Nelle donne al disopra dei 45 anni l’osteoporosi richiede maggiore ospedalizzazione del diabete, dell’infarto miocardico e del cancro al seno. In Europa, i Paesi più colpiti sono quelli Scandinavi. Per quanto concerne l’anca, le proiezioni statistiche prevedono entro il 2050 un aumento del 240% di fratture nelle donne e del 310% negli uomini: così, se nel 1990 le persone colpite nel mondo erano 1,6 milioni, fra 33 anni il numero supererà i 6 milioni. Sempre nel 2050, in base a una previsione dell’OCSE, l’Italia avrà la popolazione più “vecchia” del pianeta. Dal canto suo, l’EPOS indica in uno studio che in Europa una donna su 3 oltre i 65 anni di età è portatrice di una deformità vertebrale, con un forte impatto negativo sulla qualità della vita (principalmente legato al dolore) e un aumento in termini di mortalità: infatti, il rischio per le donne portatrici di deformità è all’incirca 10 volte superiore a quello di coloro che non hanno mai avuto una frattura.

Pesanti costi economici

Sulla scorta di dati in possesso dell’AILA, in Italia le deformità vertebrali (o fratture vertebrali) sono di gran lunga le più diffuse complicanze dell’osteoporosi e rappresentano l’inizio della “cascata fratturativa”: infatti, il 25% dei pazienti riporta una seconda frattura vertebrale entro un anno mentre il rischio di frattura femorale aumenta di 4 volte. Inevitabile la ricaduta sui costi economici della sanità pubblica: 100mila fratture del collo femore hanno comportato nel 2009 una spesa di un miliardo di euro (fonte AIFA); costi analoghi sono stati sostenuti nello stesso anno per quanto concerne 100mila fratture vertebrali (Fonti AILA e IOS – International Osteoporosis Foundation).

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