Mondiali 2014, parte il conto alla rovescia: ecco come scorre la clessidra

//   3 febbraio 2014   // 0 Commenti

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Cristiano Ronaldo: sarà lui l’uomo del Mondiale?

Mancano meno di 130 giorni al via del Mondiale 2014. L’11 giugno, alle ore 18 italiane, i padroni di casa del Brasile e la Croazia daranno il calcio d’inizio per la prima partita segnata nel calendario dei mondiali 2014, quella che fin dal dicembre 2007, data dell’assegnazione dell’organizzazione alla “patria del calcio”, è stata universalmente definita l’edizione delle edizioni, il ritorno a casa del calcio. La speranza è che sul campo si traduca anche nell’edizione più spettacolare ed emozionante, ma a quattro mesi e mezzo dal via è curioso sottolineare come per tanti protagonisti il count down abbia un sapore molto diverso. C’è chi infatti conta i giorni con preoccupazione, vedendoli scorrere troppo velocemente, e chi invece vorrebbe scendere in campo già domani mattina.

Mondiale 2014: chi deve vincerlo…

All’ultimo gruppo appartengono le stelle più attese: a partire da Cristiano Ronaldo, non certo pago del Pallone d’oro appena conquistato, e deciso a prolungare possibilmente fino al 13 luglio gli effetti di una stagione a dir poco fatata. CR7 è in condizioni smaglianti, a tal punto da temere che questo stato di grazia possa non durare per altri sei mesi, considerando che solo ora la stagione, tra Liga e Champions, si appresta ad entrare nella sua fase cruciale, e quindi più dispendiosa. Ma anche l’intera squadra del Brasile sta vivendo l’attesa con una tensione simile a quella di chi attende una sentenza. Perché se partecipare a un Mondiale è l’obiettivo di un’intera carriera, giocarlo in casa significa correre sul sottilissimo filo che separa l’onore dall’onore. Se poi sei brasiliano, nella tua mente girano vorticosamente quattro numeri: 1950. L’anno del Maracanazo, una delle onte peggiori per l’intero popolo verdeoro, quello della sconfitta nella finalissima contro l’Uruguay nell’unica edizione mai disputata in Brasile. Facile quindi pensare che sulle teste dei 23 convocati e del c.t. Parreira graverà qualcosa a metà tra una missione imprescindibile, ed una maledizione lunga ormai 64 anni.

… e chi non può sbagliare

E che dire della squadra arbitrale? I clamorosi errori commessi nel 2012, dal gol poco fantasma non assegnato a Lampard contro la Germania, al fuorigioco che spianò la strada all’Argentina contro il Messico, sono ancora ben vivi nelle menti degli appassionati. Quest’anno la tecnologia verrà parzialmente in supporto, ma in campo il direttore di gara è sempre solo tra simulazioni e rischi di errori marchiani. In grado di macchiare una carriera. Ecco allora che pure gli arbitri vorrebbero togliersi in fretta questa piacevole ma pesante responsabilità.

Mondiale 2014: gli infortunati illustri

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Il pianto di Giuseppe Rossi dopo l’infortunio

Ma per tutti gli altri interpreti, questi quattro mesi e mezzo se ne andranno in maniera troppo repentina. A partire da Radamel Falcao e Giuseppe Rossi: due dei protagonisti più attesi sono costretti al palo da infortuni di gravità diversa, ma che ne mettono in discussione la presenza in Brasile. Il centravanti colombiano spera ancora in un recupero miracoloso dalla rottura del crociato, stile Roby Baggio 2002, mentre Pepito sa di potercela fare, ma anche che un altro stop potrebbe davvero comprometterne il prosieguo della carriera. Per tutti, voltare le pagine del calendario coinciderà con l’emissione di un sospiro di preoccupazione.

Stadi e proteste: tutti i guai del Brasile

E l’organizzazione? Da Blatter in giù, è ormai opinione comune che nessun paese ospitante di un Mondiale si sia trovato tanto indietro con i lavori per la consegna degli stadi. Tesi confermata dal segretario generale della Fifa, Jerome Valcke, parso molto preoccupato in particolare per lo stato dell’arte a Curitiba, “minacciata” di venire esclusa dalla manifestazione. Ipotesi comunque irrealizzabile. Ma non solo: anche le città, megalopoli comprese, sono impreparate per un simile evento dal punto di vista della sicurezza e dei trasporti. Un problema, quest’ultimo, ingigantito dalla grandezza della nazione, e dalle grandi distanze che separano le città scelte come sedi delle partite. Correre ai ripari in quattro mesi è impossibile o quasi, mentre sullo sfondo non si spengono le proteste della popolazione, schierata compatta contro il comitato organizzatore ed a difesa dei diritti primari della cittadinanza. Ma tanto il problema dei trasporti questo tanto l’elevato tasso di criminalità erano punti interrogativi ben noti alla Fifa al momento dell’assegnazione al Brasile. Problemi evidentemente sottovalutati, così come quello del clima estivo nella sede dell’edizione 2002, il Qatar. Un’altra nazione dove la clessidra del tempo ha già cominciato a correre troppo rapidamente.


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