Uomini di poca fede

//   26 agosto 2011   // 0 Commenti

Francesco Saverio Di Lorenzo Presidente ASSOCIAZIONE CULTURALE ONLUS “CARPE DIEM, nata in Calabria, sodalizio che ha nel proprio DNA la cura della legalità e la crescita civile dei cittadini.

Autore del libro UNAVITA IN PRESTITO – COME D.I.A. COMANDA.

padre e figlio 300x176Non mi vanto di scoprendo l’acqua calda se affermo che siamo un Paese in continua emergenza. Questa ultima, quella economica, la crisi finanziaria che ha travolto il globo intero al punto da far gridare l’allarme persino nella ricca e disabituata America, è solo la chiusura di un ciclo.

Da adolescente (parliamo di 40 anni fa), in tempi non sospetti, l’Italia viveva un momento abbastanza florido della sua recente storia repubblicana. Il sistema paese sembrava reggere, ma mancavano le infrastrutture ed un ammodernamento sociale adeguato. Il posto statale era il desiderio recondito dell’italiano medio, la ricchezza pro-capite era buona e l’inflazione era nei limiti accettabili. I giovani potevano avventurarsi nello studio e nella ricerca della soluzione migliore per il proprio futuro.

Il balzo è notevole, lo capisco, ma proviamo ad equiparare le aspettative di allora con quelle attuali. La differenza è macroscopica. I disagi di oggi sono evidenti e le trasformazioni politico-culturali, non hanno garantito un passaggio adeguato alle aspettative della nazione.

Possiamo fare a meno di studi di settore o pseudo ricerche per individuare le motivazioni del nostro default sociale. Le risposte  sono palpabili e le abbiamo proprio sotto i nostri occhi.

Non ci credete? Seguite il mio ragionamento e verifichiamole insieme.

Abbiamo avuto un’emergenza criminalità e mi pare che continua ad esserci, nonostante gli sforzi enormi delle Forze dell’Ordine. Abbiamo avuto l’emergenza sanitaria ed anch’essa non appare risolta. L’emergenza disoccupazione, tema attualissimo. L’emergenza scuola con i suoi precari e le sue continue riforme. L’emergenza processi e la crisi della Giustizia, dramma nel dramma, ancora irrisolto. L’emergenza droga e prostituzione che è ancora lì. Ed in tempi abbastanza recenti, l’emergenza del latte e derivati. L’emergenza delle nostre Aziende, con in cima la Fiat. L’emergenza dei padri di famiglia che perdono a cinquant’anni il posto di lavoro. L’emergenza rifiuti (su questo stenderei un velo pietoso). Potrei continuare. A tutto ciò si è aggiunto l’emergenza finanziaria.

Insomma un quadro del tutto negativo. Un’emergenza generalizzata e complessa che naturalmente ci ha condotto, diritti diritti, all’emergenza economica. A questo punto chiedersi chi  sia il responsabile di tale sfacelo, mi sembra come minimo logico.

Il buon funzionamento e la buona amministrazione non sono forse le qualità primarie sulle quali fonda il nostro ordinamento?. Abbiamo o no il diritto di gridare allo scandalo dopo un cinquantennio di promesse non mantenute, di prese in giro e soprattutto di fallimenti continui e perpetrati nel tempo?

Le riforme, il welfare, la res publica, sono tutte questioni molto serie e precludono un approccio rispettoso ma deciso. Riformare o rifondare tematiche che abbiano a che fare con la giustizia, la scuola, la sanità e perché no, anche la sicurezza nazionale e quella dei corpi che la garantiscono, gli ordini professionali o la previdenza sociale, è sempre antipatico e, per antonomasia, controproducente per chi la propone.

Si sa, educare non è facile. Mettere in riga i propri figli, “ammollandogli”, quando occorre, uno scapaccione, fa parte delle regole del gioco. Dire no ai loro capricci, negandogli pretese e richieste assurde, costutuisce un buon viatico per costruire  valori ed indirizzi certi. Mi piacerebbe essere una mosca ed entrare nelle case degli italiani , quante madri o padri sono in grado di agire in tale modo. Storcerei il naso, probabilmente.

Secondo lo stesso ragionamento, lo Stato che altro è se non una famiglia in senso lato, un soggetto politico al quale è demandato la responsabilità e le mansioni tipiche del pater familias?

In  un momento di crisi e di sciagure il “pater” unisce i propri familiari e compatta le fila. I figli collaborano e non sperperano, ma soprattutto non si eclissano, non si dichiarano fuori. In parole povere non scioperano, né protestano, peggio ancora non fomentano.

Questo è quanto avviene secondo me, in una stato solidale e giusto.


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