Migranti: Descalzi, dobbiamo rendere Africa più forte a partire da uso energia

//   22 agosto 2016   // 0 Commenti

Sintesi intervento AD Eni Claudio Descalzi AL MEETING DI RIMINI
consumi energia elettrica
La corretta gestione dei flussi migratori passa attraverso lo sviluppo del continente africano, creando le
condizioni per lo sviluppo economico, a partire dal pieno utilizzo delle fonti energetiche disponibili e che invece vengono esportate. Lo ha sottolineato l’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi, intervenuto al Meeting dell’amicizia tra i popoli di Rimini, nell’ambito di una serie di confronti curati dalla presidente della
Rai, Monica Maggioni, dal titolo ‘Mappe: pezzi di guerra e vie di pace’. “L’Africa -ha ricordato Descalzi- probabilmente ha più energia degli Stati Uniti: non solo il gas, ha il sole, ha il vento, ha l’acqua, è il bacino energetico potenzialmente più importante del mondo”. Tuttavia “l’Africa esporta tutto e non tiene nulla per sè” a causa delle scelte compiute da Compagnie e Paesi “che hanno deciso di esportare e hanno reso debole l’Africa”. “Questo è il problema, abbiamo reso debole l’Africa perchè non ha la sua energia, poi ci lamentiamo dei flussi migratori, perchè non hanno energia. Non parlo dei profughi, parlo della gente che non ha i mezzi di sostentamento per vivere e quindi deve spostarsi da dove, pur essendo ricca, non può vivere piu’ del profitto”.

“Questo- ha rimarcato l’ad di Eni- è un modello sbagliato”, perchè “la nostra forza non è rendere debole qualcuno, è renderlo forte”. Un richiamo anche al tema del Meeting, ‘tu sei un bene per me’, che riporta alla questione “di non dividere. L’Africa è una grossa opportunità per l’Europa dal punto di vista energetico, ma proprio dal punto di vista sociale”. Occorre quindi “investire in Africa per l’Africa, dare agli africani l’energia che hanno. Basterebbe una piccola percentuale di esportazione per diversificare la nostra fame di energia, rendendoci più sicuri ma intanto sviluppando qualcosa. L’Africa ha grandissime opportunità, dobbiamo essere consci che non dobbiamo puntare sui rapporti di forza”. Descalzi ha quindi citato l’esperienza dell’Eni, che per rimanere nei Paesi africani non si è limitato a pagare le tasse sulle esportazioni: “abbiamo fatto qualcosa di diverso. Nel campo energetico abbiamo investito in centrali elettriche, in trasporto, abbiamo deciso” di vendere energia “localmente ad un prezzo più basso e facendo le centrali, che non è il nostro core business. Il mercato, con un’analisi solo del profitto, dice che queste cose non le devi fare. Se invece vuoi guardare alla creazione del valore, che può coincidere con il profitto ma sul lungo termine, il profitto sono i cento metri, il valore è la maratona, è il passare il testimone ad un’altra generazione.

Sviluppo

“Noi -ha ricordato ancora Descalzi- copriamo circa 18 milioni di persone con le nostre centrali e non è il nostro mestiere. Guadagni meno, però come valore è un grande passo. Non lo fanno in molti, gli italiani lo fanno più degli altri”. L’ad di Eni ha quindi sottolineato la necessità di “legare l’Europa all’Africa attraverso il Mediterraneo, un canale Nord-Sud sempre possibile ma mai esplorato”. “L’Africa ha bisogno di essere aiutata ad avere più accesso all’energia. Non dobbiamo dare soldi, non dobbiamo fare i finti buoni, dobbiamo dare gli strumenti per essere completamente indipendenti. Se l’Africa è forte noi siamo forti, se l’Africa è debole noi siamo deboli. Dobbiamo far crescere gli africani in Africa, non devono dover uscire, dover scappare, fare cose strane per poter sopravvivere”. “Sicuramente -ha concluso Descalzi- l’Italia si è dimostrata estremamente sensibile: il governo, il Parlamento, c’è stata un’azione di grande sensibilità sia a livello di cooperazione, di sviluppo, di presenza: l’Italia è geograficamente e culturalmente un ponte ideale tra Africa e Nord -Europa, dal punto di vista dell’energia, dello sviluppo, degli investimenti, del mercato. E’ un fatto positivo che
stiamo vivendo e dovremo vivere sempre di più”.


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