Messico e nuvole

//   12 agosto 2012   // 1 Commento

olimpiadi-supercoppa 2012

olimpiadi supercoppa 2012MESSICO:

Nonostante i favori del pronostico, il Brasile è riuscito a perdere la sua 3° finale olimpica di calcio contro il Messico, confermando la mala suerte che non ha mai portato l’oro…ai verdeoro.

La finale inizia subito bene per il Messico, che in soli 36 secondi firma la rete più veloce nella storia delle Olimpiadi di calcio. Il Brasile si renderà conto troppo tardi di aver completamente sbagliato formazione, con il c.t. sudamericano che “scorda” in panchina i talenti di Milan (Pato), Porto (Hulk) e PSG (Lucas). Così al 75° minuto il Messico raddoppia con la doppietta di Peralta, e già si parla del nuovo “Messi col sombrero”… A nulla serve il goal di Hulk che accorcia le distanze al 91′, il Messico sale, per la prima volta, sul tetto dell’Olimpo; la notizia sorprende tutti (tranne noi di Mondoliberonline che, credendo in un’ennesima beffa brasiliana, avevamo simpatizzato e puntato sul Messico): la sua vittoria a inizio Olimpiadi era quotata davvero bene, a 15, mentre la vittoria del Brasile in finale aveva la misera quota di 1.20!

Che dire? Complimenti al Messico senza siesta e senza sombrero che vince e convince contro un Brasile eterna incompiuta che illude i suoi milioni di tifosi, sputa amaro e…spolvera l’argenteria!

NUVOLE:

A Pechino ce ne sono due: quelle che procurano un diluvio di 90 minuti, inzuppando come pulcini gli “italiani” in campo e le macchine fotografiche dei cinesi sugli spalti; e quelle che, come sempre quando c’è di mezzo l’Italia, si abbattono sulla partita Juventus-Napoli, sull’arbitraggio…sull’intero sistema-calcio.

Sotto una pioggia battente, inizia bene la squadra partenopea che al 27′ trova il vantaggio con il matador Cavani, appena rientrato dalla deludente campagna londinese. La risposta bianconera non si fa però attendere con Asamoah, fresco acquisto estivo, che pareggia i conti con uno strepitoso tiro al volo da fuori area. Ma la gioia torinese dura solo 3 minuti: Pandev, sfruttando un contropiede, si trova faccia a faccia col “Gigi nazionale” che beffa con un astuto e morbido cucchiaio. Il duplice fischio manda i 22 negli spogliatoi con il risultato di 1-2 per il Napoli, con la Juventus che recrimina per un rigore non concesso, nonostante il palese atterramento di Matri nell’area avversaria.

Il nuovo tecnico Carraro (Conte è stato infatti squalificato per 10 mesi), getta nella mischia Vucinic per tentare la rimonta; la sua prima sostituzione da c.t. della Juventus si rivelerà quanto mai azzeccata: il montenegrino colpisce una traversa, sfiora un goal dopo aver dribblato anche il portiere del Napoli, si procura il rigore che porta al 2-2 (realizzato da Vidal) e firma il 4-2 finale che stende il Napoli e porta il primo trofeo della stagione 2012-2013 in casa-Juve.

Ma occorre tornare indietro: siamo all’87° minuto di gioco, il risultato è fermo sul 2-2 quando l’arbitro fischia un fuorigioco a Pandev il quale, contrariato, bestemmia in macedone e si fa incredibilmente espellere, inutili le proteste. Ma non è finita qui, perchè a 30 secondi dai tempi supplementari l’arbitro Mazzoleni ignora un fallo della Juventus ma non quello di reazione di Zuniga che è costretto a lasciare i suoi in 9 per somma di ammonizioni (entrambe dubbie). Per il Napoli è l’inizio della fine: dopo essersi rintanata nella propria metà campo per difendere il doppio vantaggio, cercando di reagire soltanto in contropiede, la squadra del Vesuvio immagina che sarà dura arginare i campioni d’Italia con 2 uomini in meno; quello che non può però immaginare è che a segnare il 3-2 juventino possa essere addirittura uno dei 9 azzurri…Maggio è infatti autore di un clamoroso autogoal che spezza le gambe al Napoli ed ai napoletani, completando la vendetta bianconera per l’unica sconfitta subita l’anno scorso: quella in finale di Coppa Italia (Juventius-Napoli 0-2).

Il resto è un teatrino: l’eccentrico presidente del Napoli, Aurelio De Laurentis, impone alla squadra, oltre al classico silenzio stampa, il divieto di partecipare alla premiazione di una competizione, a suo dire, falsata dalle decisioni della sestina arbitrale, ormai non più classica “terna”.

D’altra parte una Juventus scottata dal calcio-scommesse che concede a Bonucci l’onore di alzare la Coppa dedicata, ovviamente, all’allenatore Antonio Conte.

Insomma ciò che rimarrà di questa Supercoppa italiana, giocata in Cina per motivi esclusivamente economici, non è tanto lo spettacolare 4-2, nè l’eurogoal di Asamoah, nè lo strepitoso assist no-look di Marchisio, nè il lob di Pandev, nè le magistrali punizioni dell’eterno Pirlo. No, ciò che rimane di questi incandescenti 120 minuti è la perenne querelle sull’arbitraggio, sui favoritismi, sulla storia della Vecchia Signora, sulla corruzione, su tutto ciò che in Italia è routine ascoltare, ma che non è Sport.

Resta, più di tutte, la tristezza e la vergogna di non poter vedere un 3° tempo, nè di poter assistere al giusto tributo che ogni vincitore meriterebbe dagli sconfitti: la semplice presenza.

Tutti sappiamo inseguire un pallone, ma campione è…chi accetta anche le sconfitte.

A Pechino: Nuvola batte Calcio 4-2.


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1 COMMENT

  1. By Maria Teresa, 14 ottobre 9517

    sempre esaurienti le tue cronache e….molto divertenti!

    Rispondi

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