Meeting Rimini, Napolitano: “Nella nostra storia il dna della rinascita”

//   21 agosto 2011   // 0 Commenti

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Nel testo del discorso che trovate  pubblicato ci sono quelle prese di coscienza e buon senso che tutti gli italiani conoscono, che  devono essere riprese dalla politica che deve ” saper dialogare, andando oltre agli eccessi di personalismi e cercando dialogo e punti di incontro sempre possibili “, facendo sentire anche in Europa la nostra voce quella di un paese fondatore che ha sempre creduto che una unione poiltica ed economica saprebbe dare la necessaria forza al vecchio continente sempre troppo diviso come hanno dimostrato Francia e Germania che arrogamtemente ritengono che solo perchè apparentemente più solidi possano creare una Europa a due velocità ponendo veti o condizioni che solo l’ Ue è delegata a prendere.  Quanto il Parlamento nella sua sovranità saprà fare tesoro del discorso del capo dello Stato lo vedremo in settimana e  entro la fine del mese dove la finanziaria delle finanziarie, quella dell’occasione di  rilanciare un nuovo d day può essere quella della svolta e della presa di coscienza di una politica che non dovrà aver paura anche di scelte apparentemente impopolari, la storia insegna che i grandi leader i veri statisti e la vera politica sanno  prendere decisioni difficili e spesso poco condivise, ma la responsabilità di decidere il futuro delle nuove generazioni dovrà sapere fare queste scelte, quelle difficili che anche il buon padre di famiglia deve saper prendere nel dire no ai figli i quali spesso le contestano ma che poi nel futuro spesso ringraziano per avere avuto qualcuno che proprio volendo il loro  bene ha saputo dire no, quello che dovranno saper dire tutti gli ortolani orbi troppo intenti a rattoppare i propri recinti  di orticelli in disuso, Napolitano ne ha avute per tutti da destra a sinistra  per sindacati e corporazioni varie con un discorso che al Meeting ha avuto non solo adeguata platea ma la conferma che i giovani, quelli che sperano e soprattutto credono nelle proprie possibilità sono motore fondamentale per costruire l’ Italia del domani se i padri di oggi getteranno le solide fondamenta cementate con il nostro dna, quello della nostra storia.

 

Una presenza, quella del capo dello Stato, accolta da un tributo di folla e scene di grande entusiasmo. “A simili condizionamenti, e al dovere di decisioni immediate – ha proseguito il presidente – non si può naturalmente sfuggire. Ma non troveremo vie d’uscita soddisfacenti e durevoli senza rivolgere la mente al passato e lo sguardo al futuro”.

Tanti i temi affrontati nel discorso inaugurale tenuto dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo intervento al Meeting di Comunione e Liberazione: sulla fiducia e illusioni: “Dinanzi a fatti così inquietanti, davanti a crisi gravi, bisogna parlare il linguaggio della verità”, ha insistito Napolitano, sottolinenando che il linguaggio della verità “non induce al pessimismo ma sollecita a reagire con coraggio e lungimiranza”. Poi, con quella con non può non apparire come una critica alla maggioranza di governo per come ha gestito l’approssimarsi della tempesta finanziaria che ha investito il Paese, il presidente si è posto una domanda dal sapore retorico: “Abbiamo noi, in Italia, parlato in questi tre anni il linguaggio della verità? Lo abbiamo fatto abbastanza tutti noi che abbiamo responsabilità nelle istituzioni, nella società, nelle famiglie, nei rapporti con le giovani generazioni? Stiamo attenti: dare fiducia non significa alimentare illusioni”. “Non si dà fiducia e non si suscitano le reazioni necessarie – ha aggiunto il capo dello Stato – minimizzando o sdrammatizzando i nodi critici della realtà, ma guardandovi in faccia con intelligenza e con coraggio”.

Poi sullo Stato, ma anche sulle persone. Per Napolitano, serve “il coraggio della speranza, della volontà e dell’impegno”. Un impegno “operoso e sapiente”, fatto di “spirito di sacrificio e di massimo slancio creativo e innovativo”, che non può venire o essere promosso solo dallo Stato “ma che sia espresso dalle persone, dalle comunità locali, dai corpi intermedi, secondo quella concezione e logica di sussidiarietà che ha fatto di una straordinaria diffusione di attività imprenditoriali e sociali e di risposte ai bisogni comuni costruite dal basso un motore decisivo per la ricostruzione e il cambiamento del Paese”.

E ancora un accenno alla spinta per la crescita. Poi, entrando direttamente nel dibattito sulla manovra bis che approda nei prossimi giorni in Parlamento, Napolitano avverte che “occorre più oggettività nelle analisi, misura nei giudizi, più apertura e meno insofferenza verso le voci critiche”, occorrono “scelte non di breve termine ma di lungo e medio respiro”. “Si impone – aggiunge ancora – un’autentica svolta per rilanciare una crescita di tutto il Paese, Nord e Sud insieme. Una crescita meno diseguale”.

Sottolineando un tema cruciale come la piaga dell’evasione fiscale. “Si tratta di fare i conti con noi stessi – sostiene ancora Napolitano – finalmente e in modo sistematico e risolutivo”. Perché, come ha ripetuto più volte, “lasciare quell’abnorme fardello del debito pubblico sulle spalle delle generazioni più giovani e di quelle future significherebbe macchiarci di una vera e propria colpa storica e morale”. Dunque il monito al Parlamento affinché compia “le scelte migliori” attraverso un confronto “davvero aperto e serio”, con la massima equità “come condizione di accettabilità e realizzabilità”. Equità che secondo il capo dello Stato significa innanzitutto colpire l’evasione fiscale. “Anche al di là della manovra oggi in discussione, e guardando alla riforma fiscale che si annuncia, occorre – puntualizza il presidente – un impegno categorico; basta con assuefazioni e debolezze nella lotta a quell’evasione di cui l’Italia ha ancora il triste primato, nonostante apprezzabili ma troppo graduali e parziali risultati. E’ una stortura, dal punto di vista economico, legale e morale, divenuta intollerabile, da colpire senza esitare a ricorrere ad alcuno dei mezzi di accertamento e di intervento possibili”.

E la svolta indispensabile. “Serve una svolta”, afferma ancora Napolitano, che si impone “attraverso il sentiero stretto di un recupero di affidabilità dell’Italia, in primo luogo del suo debito pubblico”. “Non si tratta – precisa – di obbedire al ricatto dei mercati finanziari, ma di fare i conti con noi stessi, in modo sistematico e risolutivo”.  “Il prezzo che si paga per il prevalere nella politica di logiche ed interessi di parte sta diventando insostenibile”, lamenta ancora il presidente, aggiungendo che per questo “nel momento in cui ci apprestiamo a discutera in Parlamento nuove misure di urgenza, bisogna liberarsi da approcci angusti e strumentali”.

E prima del termine una serie di domande retoriche per tutti. “Possibile – si chiede ancora Napolitano – che si sia esitato a riconoscere la criticità della nostra situazione e al gravità effettiva e le questioni perché le forze di maggioranza e di governo sono stato dominate dalla preoccupazione di sostenere la validità del proprio operato, anche attraverso semplificazione propagandiste e comparazioni consolatorie su scala europea?”. Ma i rimproveri del capo dello Stato non risparmiano neppure l’opposizione, alla quale il presidente rivolge un’altra domanda retorica: “Possibile che da parte delle forze di opposizione ogni criticità della condizione attuale del Paese sia stata ricondotta ad omissione e colpe del governo, della sua guida e della colazione su cui si regge? Lungo questa strada non si poteva andare e non si è andati molto lontano”.

E infine i limiti dell’Europa. “E’ importante – ricorda ancora il presidente – che l’Italia riesca ad avere più voce in termini propositivi e assertivi in un concerto europeo che appare da un lato troppo condizionato da iniziative unilaterali di singoli governi fuori dalle sedi collegiali e dal metodo comunitario, dall’altro troppo esitante sulla via di un’integrazione responsabile e solidale lungo la quale concorrere anche alla ridefinizione di una governance globale le cui regole valgano a stemperare le reazioni dei mercati finanziari”.

Applausi e ovazioni. Un discorso, quello del presidente, costellato da lunghi e numerosi applausi dell’affollata platea. Il popolo di Comunione e Liberazione del Meeting di Rimini, come detto, ha accolto Napolitano nella sala dell’Auditorium della Fiera di Rimini con ripetute standing ovation e cori. Prima di prendere la parola dalla tribuna, Napolitano aveva visitato la mostra “150 anni di sussidiarietà. Le forze che cambiano la storia sono le stesse che cambiano il cuore dell’uomo”. Il presidente del Meeting, Emilia Guarnieri, ha elogiato le parole e i richiami all’unità fatti più volte dal capo dello Stato e l’ha omaggiato con il libro “Il senso religioso” di don Luigi Giussani, fondatore del movimento.


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