Media e comunicazione etica

//   13 dicembre 2015   // 0 Commenti

non mi piace Possiamo comprendere che i media debbono riscuotere “click” o vendite di giornali, ma quanto può essere utile una comunicazione dove non si fornisce nessuna informazione utile al lettore, anzi si supporta in modo indiretto la propaganda negativa che viene fatta da altri.
Parlo in questo caso del video pubblicato da “Il Giornale” online, riguardo a un nuovo metodo di uccisione delle vittime dell’Isis.
Quanto c’è di etico nell’anteporre al video una pubblicità di bambini che ridono e della famiglia felice o una pubblicità commerciale, per essere seguita subito dopo da una uccisione barbara?
Non siamo giunti a un punto dove sarebbe importante stabilire un’etica della comunicazione? Un’etica del posizionamento della pubblicità? Oppure anche argomenti così delicati e tragici sono trasformati solo in un mezzo di attrazione?
L’Isis, come altri, utilizzano i Media per comunicare, per incitare alla violenza e proprio questi Media, che dovrebbero combatterli almeno a parole, alimentiamo la loro possibilità di comunicazione e diffusione di notizie e immagini, invece di “tagliare” la fornitura di questo servizio “gratuito”. Sarebbe come chiudere il contatore e limitare la loro capacità di crescita, soprattutto verso i giovani che in certe aree vivono momenti di disagio, di identità e ricercano una leadership e una soluzione alle loro problematiche di vita sociale.
Ma passiamo al video, chiaramente costruito come se fosse una pubblicità della vendita di un’auto dalle buone prestazioni, che visualizza la mano guantata da pilota mentre richiede prestazioni alle quattro ruote sulla sabbia muovendo il cambio dell’auto, dalla quale esce una persona nella tuta arancio, oramai consolidata come quella dei prigionieri di Guantanamo.
Non è molto comprensibile il senso della panoramica sull’auto, del detenuto che scende tranquillo rispetto a cosa dovrebbe essere certo conoscere sul suo futuro, sulle persone che lo accompagnano, sugli attori di questo filmato. Non pare assolutamente un video amatoriale che voglia trasmettere un messaggio. Da cosa viene dedotto che questo video appartenga veramente all’Isis o non sia un montaggio cinematografico di altri?
Perché il video mostrato pubblicamente?
I Media diventano in questo modo casse di risonanza negativa, supporter di messaggi “pubblicitari” dove in cambio non vi è un pagamento diretto, ma indiretto, poiché l’attrazione della notizia induce a guardare e leggere. E prima di vedere il video si guarda la pubblicità, qualunque essa sia. Non basta velare l’immagine dove il sangue scorre, perché si vede che scorre e anche un bambino può collegarsi al sito e vederlo.
Però l’etica dovrebbe essere rispettata, regolata, poiché video del genere sono alla mercé di tutti, incluso i giovani, perché il messaggio pubblicitario che si antepone al fatto mostrato pone la domanda di come un’azienda possa permettere la propria pubblicità davanti a un fatto del genere.
Non vi passerò il link, se volete è facile trovarlo, ne esistono moltissimi di questo genere. Vi chiedo solo di riflettere come lettori e come gionalisti. Poiché questo non è giornalismo vero ma solo uno scambio commerciale poco etico per tutti!


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