Matrimonio tra persone dello stesso sesso

//   12 giugno 2015   // 0 Commenti

2013-02-coppia-gay3

Negli ultimi giorni si è riaperto il dibattito sul matrimonio omossessuale, dopo il referendum largamente positivo nella cattolicissima Irlanda che ha seguito la decisione di molti Paesi: Scozia, Inghilterra, Galles, Francia, Islanda, Norvegia, Finlandia, Olanda, Belgio, Slovenia e Spagna, hanno da tempo reso legale il «matrimonio omossessuale» mentre altre Nazioni, come il Lussemburgo, la Svizzera, la Danimarca, la Germania, l’Austria, l’Ungheria e la Croazia hanno reso legali le «unioni civili».
Questo panorama ci dice che, come sempre, l’Italia sta “in coda” nel campo dei diritti civili, nonostante la Corte Costituzionale –sentenza n° 138/2010- avesse fornito un indirizzo, utile al Parlamento, affermando che la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, “lascia al legislatore nazionale di stabilire forma e disciplina giuridica delle unioni tra persone dello stesso sesso”.
La “forma” da scegliere negli ordinamenti, dice l’art. 12 CEDU, resta discrezionale, non potendosi imporre ai singoli Stati un unico modello normativo sulle unioni omosessuali.
Oggi la Cassazione interviene per bocciare le decisioni di quelle Amministrazioni comunali che si oppongono alla pubblicazione di un matrimonio omossessuale contratto all’Estero e la sentenza 9 febbraio 2015 n° 2400 ha escluso la contrarietà all’ordine pubblico del Titolo matrimoniale estero, pur riconoscendone la non idoneità a produrne gli effetti del vincolo matrimoniale nel nostro ordinamento.
La decisione è importante, considerato che il diritto alla vita privata familiare è stato stabilito dalla Corte di Strasburgo e gli Stati membri devono aderirvi, pur scegliendo il «modello» che preferiscono («unione civile» o «matrimonio»).
Inoltre la Corte Costituzionale, con la sentenza 170/2014 pur ribadendo che non esiste obbligo costituzionale di estendere il vincolo coniugale alle unioni omoaffettive, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della disciplina che decideva che la rettificazione di sesso sciogliesse automaticamente il matrimonio preesistente, senza preoccuparsi di prevedere per l’unione, divenuta omoaffettiva, un riconoscimento e uno statuto di diritti e doveri che ne consenta la conservazione in una condizione coerente con l’art. 2 della Costituzione. E ha chiarito che non si può passare dallo stato di massima protezione giuridica, a una condizione di assoluta indeterminatezza.
A questo punto spetta al Parlamento legiferare sulla situazione omoaffettiva, quantomeno legalizzando, sotto la denominazione «unioni civili», il rapporto tra persone omosessuali.
In Parlamento giace un testo del P.D. almeno dall’anno 2008… la caduta dei governi lo ha accantonato ieri come oggi e siamo curiosi di sapere se il frettoloso interventismo del governo Renzi, consentirà al nostro Paese, di capire che il matrimonio così come le “unioni civili” sono fatti privati che uno Stato attento ha l’obbligo di regolamentare al di là del credo religioso.


Articoli simili:

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *