Marta Czok

//   12 ottobre 2011   // 0 Commenti

pinocchio and troyan horse Di origini polacche, Marta Czok è nata a Beirut (Libano) nel 1947. Si è trasferita con la famiglia a Londra dove ha terminato gli studi accademici alla St Martin’s School of Art e ora vive e lavora a Roma. “Ci sono, a mio avviso, molti modi per approcciarsi al mondo pittorico di Marta Czok. Se guardiamo alla sua produzione figurativa da un punto di vista esecutivo-formale, ci troviamo di fronte al tratto distintivo del suo intervento pittorico, contraddistinto da una sobrietà quasi minimalista del colore, da un’armonia calibrata, direi quasi aurea, tra i vuoti – le campiture monocromatiche- e i pieni figurativi, dall’ammicco grafico che in Czok declina quasi verso l’illustrazione, dall’abilità del saper fare testimoniato dalla molteplicità di tecniche usate. Avventurandoci invece nel tentativo di tradurre il poliedrico contenuto simbolico che abita il mondo figurativo di Marta Czok, il percorso di analisi critica si fa più complesso, profondo, pesante e inerpicato e, paradossalmente, anche più… veloce e leggero” racconta la curatrice facendoci entrare nel mondo di Marta Czok. Una pittrice che ti strappa sempre un sorriso. Di quei sorrisi a denti stretti, un sorriso compiaciuto che nasce dal riconoscere sempre in lei una intelligenza vivace, acuta. Czok ci mostra lo sberleffo e lo fa prima di tutto con il suo grande talento artistico, poi con il suo acume intellettuale. Czok rompe gli schemi del politically correct in ambito filologico ed epistemologico. Nel suo ripercorrere un tema -abusato e presuntuoso- come la storia, Marta porta la sua freschezza e la sua leggerezza ponendo sullo stesso piano la storia e la favola. Mescola i tempi storici con i tempi mitici e favolistici con una grazia che lascia basiti.

Che dire, ad esempio, quando dal Cavallo di Troia, invece di Ulisse, fa irruzione Pinocchio? ( cfr. Pinocchio and Troyan Horse). Czok vive nella contemporaneità e ama attualizzare il tempo storico: ecco allora un’ultima cena diventare una grigia “Last Supper”. Fotografia sociale in cui è facile riconoscere la solitudine post borghese; laddove il tozzo di pane non è più elemento religioso eucaristico ma diventa conflitto economico simbolico. La cifra su cui si ci scanna: per un tozzo di pane, appunto. Continua Codogno: “Un agire e un pensare estremamente femminile quello di Marta Czok, artista che insegue le intuizioni quasi fossero luci, scie luminose che tutto attraversano e senza alcuna soggezione. Il potere non è un deterrente, anzi, Czok lo smaschera: è grottesco, volgare. Tragico.
Meglio volgere lo sguardo altrove. E se la fiaba fa ancora capolino con i dipinti “Rapunzel” e The frog prince, a fianco della rassicurante casa dei giocattoli troviamo però la “Fatina Stufa”: una fatina azzurra che tenta di strozzare Pinocchio. Come darle torto? Quanta pazienza con tutti questi bugiardi!”. In queste vere e proprie irruzioni sceniche, Czok si muove come una regista, da sceneggiatrice di possibili altri mondi.

La sua produzione è così ardita che tange l’allegorico e il caricaturale: “Un Napoleone qualsiasi” è l’allegoria dei tempi moderni che Czok dipinge impietosa, senza concedere nulla: né alla critica né alla retorica tanto meno al sentimentalismo spicciolo.
Soprattutto quando approda a temi “pericolosi” come gli eccidi, i genocidi, la guerra.


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