Mario Carraro contro l’articolo 18: ‘Cambiare’

//   5 gennaio 2012   // 0 Commenti

«Quella norma valeva quando la gente aveva il mito del posto fisso e voleva lavorare in fabbrica. Il mondo è un altro» «O si cambia o si muore I sindacati devono capirlo» L`imprenditore Carraro: via l`art. 18, è fuori tempo ROMA – «Dovessi ristrutturare oggi, non potrei più realizzare ciò che ho fatto nel 2009: riuscire a mandare o no operai a casa con due sole ore di sciopero. Troppo costoso. O si cambia, o si muore».
Il Cavaliere Mario Carraro, presidente dell`omonimo gruppo di sistemi di trasmissione, già leader di Confindustria Veneto, lo dice con amarezza:
«Passo da sempre come un imprenditore di sinistra per i miei buoni rapporti con i sindacati. Ma oggi dico loro che il sistema va cambiato, altrimenti restiamo soffocati».
Cosa bisogna cambiare? «Non torneremo più a quello che c`era nel 2008. Dobbiamo muoverci e puntare su ricerca e innovazione perché i nostri prodotti non sono più competitivi».
Sì, ma nel mercato del lavoro cosa va cambiato? «Tutto il modello: è ormai superato.
L`assunzione a tempo indeterminato deve venire dopo. I primi anni devono essere meno pesanti per l`imprenditore».
E per il contratto unico alla Ichino? «I tempi sono cambiati. Una persona che entra in fabbrica non resta al torchio per 4o anni. Ha anche lui l`esigenza di cambiare, se necessario, di andare altrove, seguendo la propria vocazione».
Ma ora siamo in crisi: il posto di lavoro se lo tengono stretto tutti.
«Se le nostre aziende sono piene per competere dobbiamo crescere di dimensione. Si assuma a tempo indeterminato
Perciò meglio delocalizzare? Lei produce in India, Cina e Brasile.
«Oggi per me lavorano più persone all`estero che in Italia. Io delocalizzo ma ci terrei a mantenere per le fabbriche italiane le produzioni più tecnologiche. Lo fa la Germania: il grosso lo produce fuori, così mantiene anche il lavoro sul proprio territorio».
Piccole aziende a alto valore aggiunto: è questa la ricetta per le imprese italiane? «No, piccole no. Non si va da nessuna parte. E qui c`entra l`articolo 18».
Cioè? «Per competere dobbiamo crescere di dimensione, ma se al 16° operaio scatta l`applicazione dell`articolo 18, nessuno cresce più. Piuttosto ci si fa due o tre fabrichette intestate una alla moglie e l`altra al cugino».
Abolirebbe l`articolo 18? «Quando fu scritto quell`articolo, il mondo era tale per cui la gente aveva il mito del posto fisso e voleva lavorare in fabbrica. Il mondo è cambiato».
Quindi? «Quindi assumiamo, a un certo punto, a tempo indeterminato. Ma se il rapporto non funziona, allora ci si lascia».
Non è gratis. Questo sistema, che i sindacati respingono fermamente, comporta che le aziende paghino degli indennizzi.
«Paghiamo già per alimentare la cassa integrazione. Le aziende devono provvedere ai necessari accantonamenti.
A tutti costerà la riforma:ma bisogna farla. Bisognava averla già fatta». Lei è reduce da una ristrutturazione nel 2009…

marioCarrarogiusta1 E il suo gruppo ha ripreso quota? «Ci stiamo riprendendo. Assumiamo giovani sul territorio ma con titolo di studio, così non ne facciamo dei precari ma immaginiamo di farli crescere all`interno dell`azienda, se vorranno restarci».
Cosa suggerisce al governo che sta per intraprendere la trattativa? «Vorrei vedere un Paese che approfitta della crisi anziché soffrirne.
Vorrei vedere più coraggio da parte di tutti».


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