Marco Di Paola, Presidente della Federazione italiana Sport Equestri: lo sport è un bene comune

//   15 agosto 2019   // 0 Commenti

IMG 20190815 WA0006 224x300Nel gennaio del 2017, quando è salito sulla tolda di comando della Fise, la Federazione italiana Sport Equestri, Marco Di Paola era stato molto netto: «Se non riuscirò a mantenere le promesse indicate nel mio contratto con gli elettori, darò le dimissioni». Quelle promesse Di Paola le ha mantenute e le sta mantenendo ma non per questo pensa di tirare i remi in barca. Anzi spinge ancora più forte per rendere sempre più coesa una famiglia che conta all’attivo oltre 100mila tesserati e più di un milione di praticanti. Avvocato, imprenditore nel campo dell’edilizia, nonché tra i promotori di una start up che si occupa della costruzione di aerei leggeri. E accanto a queste già impegnative attività la passione di una vita, i cavalli. «Ho iniziato a montare da bambino e non ho più smesso. Lo sport equestre è una passione bellissima e totalizzante, che ho trasmesso anche ai miei figli. Il rapporto con il cavallo è una cosa unica e particolare» racconta a Spraynews.

Perché montare a cavallo è un’esperienza unica?
«Perché il cavallo è un compagno di sport che deve essere compreso. Ha un linguaggio del corpo, non ha la parola e quindi bisogna avere una grande sensibilità per entrare in sintonia. Le dirò di più. Lo sport equestre insegna pure dei valor importanti per la società moderna, predispone all’ascolto dell’altro, insegna a comunicare attraverso segnali e gesti. Insomma, il cavallo è una scuola di vita».

Di Paola, è al giro di boa del suo mandato. Qual’ è il bilancio?
«Il bilancio è molto positivo e i risultati si vedono sia sotto il profilo sportivo, sia sotto il profilo gestionale. Le federazioni sono certamente delle istituzioni che promuovono e gestiscono lo sport agonistico ma oramai sono anche delle organizzazioni che aiutano i propri enti affiliati a risolvere i problemi burocratici quotidiani per consentirgli una maggiore promozione dello sport».

L’equitazione italiana torna a splendere nelle competizioni internazionali. Pronti per Tokyo?
«Sotto un profilo sportivo i risultati sono stati molto importanti perché in due delle tre discipline olimpiche che spettano alla nostra federazione, che sono il salto a ostacoli e il completo, stiamo combattendo ai massimi livelli internazionali. Sicuramente nella disciplina regina che è il salto ad ostacoli, che è sempre sotto i riflettori, abbiamo ottenuto risultati memorabili; abbiamo colmato un vuoto forse di 50 anni con una doppia vittoria nella Coppa delle Nazioni di Roma a Piazza di Siena. Due nostri ragazzi sono nella top ten internazionale e adesso andremo a cercare di guadagnare la qualifica olimpica per Tokyo.Nella terza disciplina del dressage abbiamo più difficoltà a presentare una squadra competitiva, ma stiamo investendo molto nel settore e contiamo di essere competitivi per Parigi 2024. Poi abbiamo altre 5 discipline internazionali dove siamo sempre sugli scudi. Il nostro settore giovanile ci sta regalando grandi soddisfazioni e grandi aspettative».

Far crescere il settore giovanile era uno degli obiettivi del suo mandato. Mi par di capire colto in pieno.
«Questo è il nostro vivaio, questo il settore in cui volgiamo investire per far crescere i campioni del futuro. La verità è che oggi lo sport sta cambiando molto, sta diventando sempre più selettivo, sempre più professionistico. Non è più pensabile di affrontare qualsiasi sport a livello di aspirazione olimpica o comunque internazionale senza un allenamento quotidiano totalizzante. L’aspettativa del primato internazionale impone delle scelte di vita importanti per i nostri ragazzi. Ma la federazione non si limita soltanto a perseguire lo sport ma anche a promuovere la cultura dello sport. Tra gli importanti traguardi che abbiamo raggiunto per il nostro movimento c’è da segnalare anche l’istituzione, proprio da quest’anno, del primo corso di laurea triennale in Scienze motorie, con indirizzo sporti equestri insieme all’università del Foro italico che si svolge presso il nostro centro federale dei Pratoni del Vivaro. Poi abbiamo istituito un corso per istruttori di lunga durata, dieci mesi, perché negli sport equestri non è sufficiente soltanto essere dei tecnici ma bisogna essere degli uomini di cavalli».

Che vuol dire uomo di cavalli. Viene in mente un film bellissimo, “L’uomo che sussurrava ai cavalli”. C’entra qualcosa?
Diciamo che “uomo di cavalli” è una persona che è in grado di valutare ogni cavallo e comprenderne il suo carattere. Il cavallo è a tutti gli effetti un secondo atleta, un atleta che bisogna sapere conoscere interpretare, gestire, quindi la cultura di un istruttore di sport equestri non si limita alla pedagogia, alla tecnica verso l’atleta che manda il cavallo, ma anche a conoscere la psicologia le capacità di apprendimento di questo splendido compagno di sport e, per tanti nostri amici, pensiamo ai pony anche compagno di giochi, di tempo libero e soprattutto compagno di terapia. Questo perché tra uomo e cavallo si crea una comunicazione e un legame reciproco molto forti».

Il cavallo è davvero un aiuto validio nelle problematiche relative alla disabilità psicofisica?
«Certamente. Noi innanzitutto sotto il profilo sportivo siamo tra le poche federazioni che hanno attivato parallelamente ad ogni disciplina la disciplina para, quella cioè dedicata ai disabili. E in più abbiamo una attività che è invece prettamente medica che facciamo con interventi assisiti con il cavallo che è un fiore all’occhiello per la nostra federazione ma anche e soprattutto l’occasione per fare conoscere quel grande terapeuta che è il cavallo. Gli interventi assistiti con gli animali (IAA), comprendono una vasta gamma di progetti finalizzati a migliorare la salute e il benessere delle persone. Aggiungo poi che non solo, l’impiego degli animali in vari ambiti terapeutici determina una migliore risposta del paziente ma spesso concorre alla riduzione dell’uso dei farmaci».

Una questione che toccava da vicino i circoli equestri è quella relativa al trasporto terzi. Come è stata risolta?
«Alla fine dello scorso anno è stato trovato un accordo sulle problematiche inerenti il trasporto cavalli delle associazioni sportive dilettantistiche ai fini istituzionali, i cui termini sono stati aggiunti alla circolare esistente tramite una appendice. Insomma, a più di 40 anni dalla legge sul trasporto terzi si è trovata una interpretazione della normativa che consentisse il trasporto dei cavalli atleti senza rischiare di violare le severe norme del trasporto per conto terzi e quindi per tal via agevolare il più possibile la promozione dello sport equestre».

Di Paola 100mila tesserati è una cifra che sta ad indicarci che l’equitazione è uno sport diffuso. Si sale a cavallo non solo pensando di poter cavalcare in Piazza di Siena ma semplicemente per piacere, per stare a contatto della natura. Cosa fa la federazione per gli amatori?

«Lo sport oggi non è soltanto primato olimpico lo sport è ormai un bene comune. Le federazioni hanno effettuato in questi anni un importante ruolo di supplenza nei confronti dello stato per promuovere lo sport a livello di giovani e di base. La nostra federazione ha una base giovanile enorme, la metà dei tesserati sono ragazzini intorno ai 14 anni, perché abbiamo la fortuna di avere questo beniamino dei bambini che il pony e la federazione riesce a promuovere con costi molto contenuti e competitivi con qualunque altro sport la l’attività ludico amatoriale. Siamo consapevoli che lo sport non è soltanto il raggiungimento di primati olimpici ma anche orami un momento di riferimento per le famiglie che cercano nello sport dei principi sani, un ambiente pulito, una finestra temporale dove far stare i propri figlie nell’arco della giornata per conoscere e coltivare principi validi. Per questo motivo abbiamo incentivato molto il controllo sugli istruttori e abbiamo promosso una figura denominata istruttore doc di onorabilità certificata perché siamo consapevoli e ci sentiamo responsabili del ruolo di educatori nei confronti delle famiglie che ci affidano i loro figli. La federazione è in prima linea per avere istruttori puliti e che sappiamo trasmettere valor corretti».

Sta dicendo che vi sono stati casi di istruttori federali pedofili?
«Non possiamo nascondere che abbiamo scoperto e represso molto severamente dei casi di pedofilia, li abbiamo sradicati con radiazioni rapidissime perché lo sport deve essere un momento sano ma anche un moment protetto dove le famiglie devono avere la certezza di incontrare persone perbene. Le mele marce sono state eliminate ma la vigilanza continua».

Giampiero Cazzato


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