Marco Bellocchio: 50 anni di cinema, una retrospettiva alla Cineteca a Milano

//   23 novembre 2015   // 0 Commenti

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L'ora di religione

A cinquant’anni dall’esordio con “I pugni in tasca” (1965), il MIC – Museo Interattivo del Cinema – Fondazione Cineteca Italiana (via Fulvio Testi 121 a Milano), rende omaggio al regista Marco Bellocchio (classe 1939), ripercorrendone la carriera con una retrospettiva di quindici film, visibili dal 24 novembre al 6 dicembre 2015.

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I pugni in tasca

Fra le  prime pellicole del regista, in rassegna Sbatti il mostri in prima pagina (1972) con Gian Maria Volontè, film che mette in evidenza gli stretti legami fra stampa, politica e forze dell’ordine; La Cina è vicina (1967), un’opera che condanna la società contemporanea in chiave politica attraverso la storia di una famiglia benestante e Marcia trionfale (1976) la drammatica storia di un ragazzo che, benché abbia fatto di tutto per essere ammesso all’accademia, si ritrova a dover fare il servizio di leva.

Fra i titoli più recenti, L’ora di religione – Il sorriso di mia madre, un film espressivo di intenti morali; Il regista di matrimoni (2006) un po’ autoreferenziale ma che lascia agli spettatori un ventaglio di interpretazioni di significati possibili (raccontato dall’attrice coprotagonista Simona Nobili nell’intervista a seguire);  Sorelle mai (2010), un film sperimentale, nato dal laboratorio “Fare Cinema”, progetto di formazione cinematografica, che ogni estate si svolge a Bobbio per una quindicina di giorni e sotto la direzione del regista. In programma anche l’ultimo film dell’acuto e coerente regista di Bobbio, Sangue del mio sangue (2015), interpretato da Filippo Timi e Alba Rohrwacher, un’opera che affronta la storia e la biografia del regista e che è stata presentata in concorso alla 72° Mostra del Cinema di Venezia.

La programmazione è consultabile sul sito www.cinetecamilano.it

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Simona Nobili, attrice

Simona Nobili, attrice metà siciliana e metà romana, ha lavorato con Marco Bellocchio ma anche Giuseppe Tornatore e altri registi  italiani. La sua predilezione per i ruoli drammatici passa anche per il teatro (Edipo a Colono – Eumenidi – Elettra) e fiction televisive (La squadra – Commissario Vivaldi).  Ha partecipato a numerosi spettacoli multimediali tra poesia, musica e fotografia. 

Lei è co-protagonista nel film “Il regista di matrimoni”. Cosa ricorda di quella esperienza sul set?  Nel film interpreto Maddalena Baiocco, la moglie del regista di matrimoni, donna siciliana misteriosa in una Sicilia immaginaria, quasi mitologica. Per me è stata una esperienza straordinaria, umanamente e professionalmente. Dopo la mia partecipazione a Buongiorno notte, Bellocchio mi ha voluta in un ruolo più grande e complesso. Mi ha dato fiducia ed io l’ho ricambiato con tutta la generosità, la professionalità e  la passione di cui inevitabilmente deve essere dotato un attore. Ho avuto modo di poter lavorare con lui in assoluta libertà e sintonia e questo è stato grandioso.

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La cavallina storna (cortometraggio)

Marco Bellocchio ti ha scelto anche per altri ruoli nei suoi film. Si, è vero, per questo Marco lo considero un po’ il mio maestro. Ci siamo incontrati al provino per il film Buongiorno notte, lui era presente. La cosa mi sorprese un poco, è raro che il regista ci sia fin dal primo incontro. Sentivo a tratti la sua voce al di là della porta dare indicazioni all’attore che stava sostenendo il provino. Frammenti di frasi e parole si mescolavano a casaccio alle battute del mio personaggio che ripetevo tra me e me. E’ in quei momenti che ti chiedi chi te lo fa fare e che realizzi che un po’ in fondo i provini li odi, perché la loro riuscita dipende da tante piccole variabili, e poi l’emozione, la paura, la saliva azzerata, l’incubo del blackout della memoria. Non ho timore di dire che forse io non sono completamente a mio agio durante i provini, il mio meglio lo dò sul set…se ci arrivo. Comunque ben presto giunse anche il mio turno. Marco non era solo ma circondato da alcune di quelle figure che ho poi imparato a conoscere come fidati collaboratori. Non ricordo esattamente la prima frase che mi rivolse ma mi fece ridere. Lui restò colpito dalla mia reazione evidentemente inaspettata. Mi piacque subito per la sua mente giovane, veloce ed arguta. Il talento già lo conoscevo. I ciak furono due, il primo con le sue indicazioni, il secondo come volevo io. Lo colpii forse perché avevo seguito il mio istinto, però non mi prese. Non restai troppo delusa, le scelte dei registi vanno sempre rispettate. Durante la lavorazione del film invece mi fece chiamare dalla produzione e mi ritrovai sul set per un ruolo piccino che poi è cresciuto. Dopo mi ha voluta in “Il regista di matrimoni”, “Vincere” e “Bella addormentata”. Ho girato con lui come protagonista  anche il cortometraggio La cavallina storna , girato a Bobbio, in provincia di Piacenza, dove Marco tiene un laboratorio di cinema ed un piccolo Festival. Secondo Lei quale qualità contraddistingue Marco Bellocchio come regista dagli altri registi italiani? Ho imparato qualcosa da ogni regista con cui ho lavorato sia al cinema che a teatro. Bellocchio è in grado di instaurare un rapporto autentico con gli attori che sceglie. E’ un regista che sa dirigere gli attori perché li ama, sa cosa muovere interiormente per avere il meglio da ognuno. Ho compreso  che non servono tante parole ed ho imparato a cogliere suggerimenti ed indicazioni anche piccole ma preziose nella costruzione del personaggio.

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Enrico IV

Cosa ritiene sia il “messaggio di fondo”  di tutti i film di Bellocchio? Fin dal suo primo film è stato considerato un regista ribelle ed anticonformista, il ritratto feroce della borghesia italiana de “I pugni in tasca” che fu un inizio folgorante; poi, con “la Cina è vicina”  e “Nel nome del padre” , che con il suo esordio formano una trilogia sulla ribellione degli anni 60,  tale percezione si rafforzò. Il suo cinema non è di certo solo di denuncia  e di contestazione politica, soprattutto  la casa ha un sua centralità, la famiglia con i suoi legami non sempre sani, l’amore, l’inconscio, l’arte, le donne, la realtà mescolata al sogno. Bellocchio ha affrontato negli anni temi differenti sempre con un punto di vista originale, coraggioso e spesso poetico. Però in tutti i suoi film c’è sempre e comunque la figura di un ribelle, una voce fuori dal coro, una battuta che sconcerta e  lascia il segno.

Quale film di Bellocchio le piace particolarmente e perché?                                                                           Potrei dire “L’ora di religione” e “Salto nel vuoto”. Quest’ ultimo film mi colpisce per lo stile asciutto e rigoroso della regia e per la direzione davvero ispirata dei due protagonisti.

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