L’ultimo atto della rottamazione

//   2 aprile 2015   // 0 Commenti

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Adesso è facile rilevare che chi di giustizialismo colpisce di giustizialismo perisce e che il dramma degli epuratori è quello di avere sempre uno più puro che ti epura. Ma la polemica fatta a colpi di luoghi comuni non serve a nulla. Certo, a meritarsi l’accusa di “garantismo peloso” sono quelli che oggi si scandalizzano per lo “sputtanamento” di Massimo D’Alema compiuto attraverso la diffusione di intercettazioni telefoniche che non rivelano alcun tipo di reato e che non riguardano minimamente l’inchiesta sulle tangenti per la metanizzazione dei comuni di Ischia. Ma denunciare il tradizionale doppiopesismo della sinistra è peggio che scoprire l’acqua calda. Tutti sanno che a difendere oggi D’Alema sono gli stessi che alimentavano in passato un’ingiusta gogna mediatica scatenata contro gli avversari politici dello stesso D’Alema. Saperlo, però, non è di alcuna utilità. A meno che, ovviamente, non diventi immediatamente e concretamente un argomento da utilizzare per raddrizzare le storture che caratterizzano il sistema giudiziario italiano. In particolare quella che riguarda la sistematica violazione del diritto alla riservatezza di persone non inquisite attraverso la pubblicazione sui media di intercettazioni telefoniche destinate solo ad attizzare l’attenzione morbosa dell’opinione pubblica. Ma potrà essere il caso D’Alema l’occasione per aprire un dibattito serie sull’uso delle intercettazioni da parte del circuito mediatico-giudiziario e sulla necessità di ridurre al massimo una barbarie di questo tipo?

L’impressione è che non sarà di sicuro la vicenda in cui è incappato l’ex “lider massimo” a provocare un effetto del genere. Perché D’Alema può anche dimostrare di non aver commesso pasticci di alcun tipo e, soprattutto, di essere ormai un “pensionato” estraneo ai giochi della politica, ma agli occhi dell’opinione pubblica appare come il simbolo di quella parte del Pd che si oppone a Matteo Renzi. E per questo rappresenta una perfetta vittima sacrificale, la migliore possibile di questa particolare fase politica segnata dall’avvento e dal consolidamento del regime renziano nel Partito democratico e nel Paese.
Lo “sputtanamento” di D’Alema costituisce l’atto finale del processo di rottamazione dell’ex leader e della vecchia classe dirigente della sinistra italiana. Per questo è facile prevedere che non diventerà affatto un pretesto per riaprire in chiave garantista il tema della gogna mediatica e della sua profonda barbarie. Ma si trasformerà nell’arma finale con cui il rottamatore Renzi potrà più facilmente liquidare la minoranza interna che minaccia di non votare l’Italicum.

È un caso che la vicenda D’Alema sia esplosa proprio nel giorno della cosiddetta resa dei conti interna del Pd sulla riforma elettorale? Il sospetto, si diceva all’epoca della Santa Inquisizione, è l’anticamera della verità!


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