L’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento all’Auditorium di Milano, sotto la guida di Benjamin Bayl

//   22 febbraio 2017   // 0 Commenti

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Chloe Mun_Busoni 2015

Continua l’apertura de laVerdi verso le collaborazioni esterne, con il gradito ritorno nel cartellone della stagione principale dell’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento, diretta dall’australiano Benjamin Bayl, e la partecipazione della pianista sudcoreana Chloe Mun, Primo premio “Busoni 2015”. Lo scorso dicembre fu l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi, guidata da Zhang Xian, ad esibirsi nella doppia sede di Bolzano e Trento della Haydn.

Doppio appuntamento venerdì 24 (ore 20.00) e domenica 26 febbraio (ore 16.00), all’Auditorium di Milano in largo Mahler, con una locandina all’insegna del Classicismo viennese. Sui leggii dei musicisti della Haydn vi saranno Lexicon III di Ivan Fedele, pagina che l’autore pugliese ha realizzato su commissione della stessa Orchestra; il Concerto per pianoforte e orchestra in mi bemolle maggiore K 482 di Wolfgang Amadeus Mozart e, a chiudere, la Sinfonia n. 101 di Joseph Haydn.

Venerdì 24, sempre in Auditorium (Foyer della balconata, ore 18.00, ingresso libero), la tradizionale conferenza di introduzione all’ascolto   dal titolo: La cultura pianistica mozartiana: il Concerto n. 22, in collaborazione con l’Università Cattolica di Milano, vedrà il relatore Enrico Reggiani portarci a Vienna sul finire del 1785, in un periodo sereno per Mozart sul piano personale e prospero dal punto di vista musicale, quando vide la luce e fu eseguito per la prima volta il Concerto per pianoforte e orchestra K 482, con immediato e unanime successo.

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Benjamin Bayl - direttore

Info: (Biglietti: euro 36,00/16,00; info e prenotazioni: Auditorium di Milano Fondazione Cariplo, largo Mahler, orari apertura: mar/dom, ore 10.00/19.00, tel. 02.83389401/2/3; on line: www.laverdi.org o www.vivaticket.it ).

Programma

Lexikon III di Ivan Fedele chiude un ciclo di composizioni sinfoniche che prendono come spunto altrettanti argomenti musicali e extra-musicali come quelli proposti dalle Lezioni americane che Italo Calvino scrisse nel 1985 per una serie di conferenze all’Università di Harvard, che non poté tenere perché la morte lo colse prima: Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità e Consistenza (quest’ultima non fece in tempo a redigerla). Questi concetti – scrive Ivan Fedele nella sua nota introduttiva – sono per Calvino le qualità che avrebbero assicurato la sopravvivenza della letteratura nel terzo millennio, a fronte di una profetica intuizione di come e quanto la diffusione dell’informatica nella vita quotidiana potesse rappresentare, accanto alle conquiste importanti nel campo dell’informazione e della comunicazione, una seria minaccia al romanzo e alla letteratura.

Il Concerto per pianoforte e orchestra K 482 di Wolfgang Amadeus Mozart porta la data del 16 dicembre 1785 e fu eseguito a Vienna la prima volta il 23 dicembre dello stesso anno, ottenendo un grande successo da parte del pubblico che volle la replica del secondo tempo. Si trattava del resto di un periodo fortunato nella vita viennese del musicista. Le poche lettere di quegli anni rispecchiano uno stato d’animo sollevato ed euforico, vivaci istantanee dell’ambiente musicale viennese in quell’epoca, in cui gli artisti lavoravano personalmente a contatto col pubblico. La maggiore novità dell’opera è rappresentata dalla formazione dell’orchestra, che comprende, come il solito, archi, un flauto, due fagotti, due corni, due trombe e timpani, ma anche (è il primo caso nella produzione mozartiana) al posto dei due oboi, due clarinetti, che ne determinano un diverso colore orchestrale.

Composta da Joseph Haydn a Londra nel 1794, la Sinfonia n. 101 è una delle gemme più preziose del ciclo delle dodici Sinfonie cosiddette “londinesi” con le quali Haydn, spinto dall’esempio degli ultimi capolavori di Mozart, getta un ponte verso il titanico sinfonismo beethoveniano e anticipa modi addirittura romantici, rivelandosi artista di smisurata grandezza inventiva. Accolta a Londra con trionfale successo, la Sinfonia in Re maggiore deve gran parte della sua popolarità a un fortunato sottotitolo affibbiatole all’inizio dell’Ottocento, “L’orologio”, a causa del movimento ritmico regolare che accompagna le entrate del tema nel secondo tempo (Andante), dove lo staccato dei fagotti e il pizzicato degli archi sembrano imitare il ticchettio di una pendola. Ma, come ben scrive il Manzoni, “non c’è assolutamente nulla di banalmente descrittivo o di superficialmente imitativo in questa Sinfonia, che risulta invece una costruzione ampia e solida, dal possente alito già quasi beethoveniano”.

(Masha Sirago, mashasirago@gmail.com)


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