L’On. Giuseppe Gargani presenta IL TEMPO COSTITUENTE capitolo inedito del libro ”Fine della politica. Rinascita della politica”

//   24 novembre 2011   // 0 Commenti

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cover Fine della Politica rinascita dlla politica

L’On. Giuseppe Gargani (Udc), europarlamentare , ha voluto condividere con MONDOLIBERONLINE , in esclusiva, il capitolo finale, inedito , del libro, “Fine della politica. Rinascita della politica” (edito da Koinè). Il volume, incentrato sull’affermazione di un nuovo partito di centro per superare il bipolarismo malato, e’ stato riproposto con la postfazione aggiornata al 2011.

 

IL TEMPO COSTITUENTE

Le disfunzioni del sistema Italia nel suo complesso e nel quadro internazionale sono dunque molteplici. Ma i venti di crisi soffiano in ogni direzione e nello stesso tempo aprono prospettive nuove, offrono occasioni storiche di impegno.

Siamo a un passaggio impor­tante della vita politica, come quello alla fine della seconda guerra mondiale: la lunga transizione sta per finire davvero e coerentemente con la tradizione dell’impegno dei cattolici da Sturzo in poi, le forze politiche che vogliono rappresentare i moderati di questo paese hanno uno spazio più ampio e un terreno più fertile sul quale costruire un’alternativa di sistema, non solo e non semplicemente di Governo.

L’esigenza fondamentale diventa dunque quella di avere punti di riferimento sia ideali che organizzativi che vadano oltre il contingente ma sappiano disegnare i confini di una nuova società italiana.

E’ un compito di portata storica, ma che nei suoi tratti essenziali si può provare a delineare.

La dimensione dei valori guida, abbiamo detto, deve essere quella offerta dalla Chiesa cattolica con il suo messaggio spirituale dalla portata universale e laica. La platea di cittadini e comunità da coinvolgere è quella dei moderati in senso largo, tra cui i cattolici possono avere un ruolo propulsivo ed aggregante. I cattolici, o se vogliamo definirli con più precisione i cristiani, non debbono stare insieme per costituire una mera e utopistica “unità dei cattolici” di cui si è discusso a lungo negli anni del dopoguerra fino alla fine del secolo scorso, ma per evitare una diaspora che in questi anni è stata negativa e per aggregare posizioni omogenee che se messe insieme possono essere portatrici di linee culturali e politiche che vadano appunto oltre il contingente.

Lo strumento organizzativo deve essere quello del “partito nuovo”, l’orizzonte di azione che l’Unione di Centro, il Polo della Nazione si è dato e che sviluppa un enorme potenziale di credibilità e consenso, per spezzare l’asse di questo assurdo bipolarismo all’italiana che ha ingessato la società e le istituzioni e ha mortificato la dialettica democratica.

La direzione è dunque tracciata: bisogna abbandonare la politica cosiddetta “dei due forni” per investire per un più a lungo periodo nella ricomposizione del quadro politico che sta già caratterizzando il nuovo periodo, per esercitare un ruolo egemone verso i tradizionali elettori moderati. Un polo omogeneo e autonomo sarebbe l’approdo naturale per i tanti che sono stanchi della cattiva politica o dell’assenza della politica.

L’iniziativa deve essere presa da un partito come l’UDC che vuol diventare un partito nuovo nazionale e non sarà assolutamente velleitaria come qualcuno eccepisce. L’UDC ha un 7/8% di consensi ma deve avere la capacità di allargare il suo orizzonte: il partito dei cattolici anche alle sue origini era minoritario rispetto al liberalismo e al socialismo allora prevalenti, ma si caratterizzò  per la sua posizione autonoma e si saldò fortemente nella società. Anche alle prime esperienze di Luigi Sturzo la situazione non era diversa., ed anche oggi le analisi sulla composizione e gli orientamenti degli elettori moderati confermano, come abbiamo visto, l’enorme potenzialità di attrazione ideale ed elettorale.

Nel 1943 Alcide De Gasperi si trovò nella stessa situazione e capì che c’era bisogno di “idee per la ristrutturazione”. Scrisse un progetto di poche pagine contenute e sviluppate poi nel codice dei Camaldoli, insieme ad un gruppo che la storia ricorda come statisti, che ha posto le basi per la Carta Costituzionale e per il sistema istituzionale e politico che ci ha accompagnato fino agli anni ’90. Successivamente vi è stata questa lunga transizione.

Ora c’è bisogno di un nuovo progetto, di una idea dell’Italia futura: l’ambizione è forte e c’è bisogno della classe dirigente che non è dietro l’angolo ma che può venir fuori sol che lo si voglia.

Bisogna convocare un’assemblea costituente del polo dei moderati e del partito nuovo, per delineare le strategie organizzative ed anche le priorità riformiste da proporre poi al Paese per mettere a fuoco proposte  che possono segnare un nuovo tempo della Repubblica italiana:

1. la riforma istituzionale, che dovrà affrontare in modo sistemico l’assetto delle autonomie locali e del rapporto con lo Stato, individuando una via concreta al federalismo solidale, alternativa al devastante progetto portato avanti in questi anni dalla Lega Nord per fini egoistici e miopi.

2. la riforma della magistratura, per ristabilire le condizioni di un corretto rapporto tra i poteri dello Stato.

3. le riforme economiche, dunque quelle del sistema fiscale e previdenziale, attese da anni ed ora non più rinviabili.

4. La riforma del sistema elettorale, per un ritorno al sistema proporzionale che chiuda una volta per tutte la deleteria stagione del finto bipolarismo e restituisca ai partiti politici la funzione ed il ruolo che servono ad un regolare svolgimento della vita democratica.

5. la questione meridionale, perché diventi una volta per tutte questione europea prioritaria. Ormai è chiaro che non solo bisogna intervenire per ridurre il divario socio economico Nord – Sud, quanto per un grande progetto di portata storica che veda il Sud, come tutti gli osservatori economici riconoscono, diventare  il volano di un nuovo sviluppo che interessi tutto il Paese. E’ dal Mezzogiorno e dalla riscoperta di nuove vocazioni economiche che può ripartire lo sviluppo italiano, ma serve visione generale unità d’intenti e classe dirigente adeguata.

Io sono fermamente convinto che il nostro dovere è guardare al di là del Governo per ricomporre il sistema. Se nel libro ho individuato nel contrasto tra la Costituzione che disciplina una repubblica parlamentare e la pretesa astratta e velleitaria di far vivere una Repubblica Presidenziale prendendo a pretesto una legge elettorale equivoca e burocratica che si presume farebbe eleggere direttamente dall’elettore il Capo del Governo, vuol dire che c’è bisogno di una rigenerazione istituzionale che solo i partiti possono proporre e portare avanti.

Correggendo questo equivoco si dà un contributo prezioso a mettere al riparo le istituzioni da funzioni e prerogative che non sono proprie. E una istituzione non protesa a raggiungere i propri fini deborda e crea equivoci e avvilisce a poco a poco la democrazia.

Nel libro pubblicato ho dato molta importanza a questo equivoco e a questo contrasto e vorrei che su questo vi fosse un dibattito più approfondito.

Sono sempre più convinto che questa è la causa principale dei vari disguidi istituzionali che gettano un’ombra sulla democrazia. Il ruolo di una forza democratica oggi deve essere quello di chiarificatore del ruolo delle istituzioni e del ridisegno di un quadro istituzionale che oggi non è né federalista, né parlamentare, né presidenziale, ma un po’ di tutto, e questo che crea l’ibrido di cui ho parlato.

Se la crisi dell’Occidente fa sì che l’Europa è sempre più marginale rispetto alla prevalenza economica e finanziaria e forse anche culturale dei paesi dell’Asia, dell’India, della Cina, se le grandi potenze come il Regno Unito e la Francia registrano la loro decadenza, se l’Italia è marginale anche perché “l’ibrido” istituzionale, a cui ho accennato, toglie valore e autorevolezza agli organismi fondamentali della democrazia, vuol dire che alla politica spetta il compito di individuare un riordino istituzionale che tenga conto del nuovo ruolo della società e dei valori che sono maturati intorno a realtà sconosciute per il passato.

Tutte le riforme fatte, comprese quelle costituzionali, come le modifiche del punto V della Costituzione non sono buone e non  sono moderne ma guardano indietro, al passato.

Una costituente così come proposta per cambiare non serve una raccolta posticcia di tutti contro Berlusconi ma una proposta istituzionale che si può realizzare con un lavoro lento e faticoso che si deve intestare chi ha cultura dello Stato.

Ecco la funzione del nuovo partito che dobbiamo costruire attraverso i congressi e attraverso una forte autonomia che serve come garanzia e come punto di riferimento dei cittadini: è poca cosa ma è il compito specifico della politica.

Una volta definite l’identità, la strategia e le priorità del partito nuovo dei moderati, il momento costituente dovrebbe poi essere riproposto all’esterno per l’intero Paese, con un’Assemblea Costituente tra tutte le forze politiche che recepisca e sviluppi ulteriormente queste proposte, riuscendo ad intervenire anche con lungimiranza ed equilibrio sulla Carta Costituzionale.

Solo così, a mio avviso, la politica può recuperare scopo e dignità, sapendo gestire il presente e legarlo ad una prospettiva ed una idea del futuro. 

 Giuseppe Gargani


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