Libia, il piano di Haftar per l’autonomia della Cirenaica

//   2 maggio 2016   // 0 Commenti

L’obiettivo del governo di Tobruk è ottenere una forte autonoma per la regione sul modello del Kurdistan iracheno. Un primo passo per raggiungere poi la completa indipendenza
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Mentre il governo di accordo nazionale costituito a Tunisi sotto gli auspici delle Nazioni Unite e presieduto dal premier Faiez Serraj inizia a prendere possesso delle istituzioni a Tripoli, i suoi rapporti con il governo di Tobruk, riconosciuto dalla comunità internazionale e sostenuto da Francia ed Egitto, si fanno giorno dopo giorno più problematici.
Nel tentativo di trovare fondi per finanziare le sue truppe, l’esecutivo di Tobruk presieduto da Abdullah Al Thinni aveva annunciato, due settimane fa, la costituzione di una filiale orientale della NOC (National Oil Company), la compagnia petrolifera di Stato, unica autorizzata dall’ONU a estrarre ed esportare il petrolio libico.2.1
Con questo escamotage, subito denunciato dalle autorità di Tripoli, il governo di Tobruk ha disposto il 25 aprile l’esportazione di 650.000 barili di petrolio caricati sulla nave indiana Distya Ameya e spediti verso il porto di Malta per essere poi venduti a una compagnia degli Emirati Arabi Uniti. Mentre la petroliera si trovava in mare, il 28 aprile, su richiesta dell’ambasciatore libico al Palazzo di Vetro di New York, Ibrahim Dabbashi, il Comitato sulle Sanzioni delle Nazioni Unite si era affrettato a mettere il nome della nave indiana nella lista nera degli esportatori illegali di petrolio costringendo le autorità marittime di New Delhi a ordinare al capitano della nave di non procedere allo scarico del petrolio “in alcun modo e in ogni luogo”, come ha dichiarato il direttore generale del ministero della Marina Mercantile indiano, che ha anche sottolineato che “il petrolio non potrà essere venduto […] la nave dovrà aspettare finché l’ONU non ci dirà dove portarlo”.

A questo punto Tobruk, per non rischiare pesanti sanzioni, si è dovuta arrendere e alla Distya Ameya è stato ordinato di rientrare in Libia. Sabato 30 aprile la nave è approdata con il suo prezioso carico nel porto orientale di Zaiya, controllato dalle milizie del generale Khalifa Haftar, uomo forte della Cirenaica e di fatto ministro della Difesa del governo di Tobruk. L’episodio ha un significato che travalica i suoi aspetti commerciali: con l’istituzione di una propria National Oil Company l’esecutivo di Al Thinni ha tentato di porre le basi per il riconoscimento – sia a livello nazionale che a livello internazionale – dell’autonomia della Cirenaica, primo passo verso la scissione della Libia. Non a caso lo stesso presidente della NOC di Tripoli, Mustafa Sanalla, nel denunciare il tentativo di esportazione illegale di greggio aveva sostenuto nei giorni scorsi che la costituzione di una NOC a Tobruk era opera di “individui miranti a spaccare la Libia con un’azione senza scrupoli”.

Le prossime mosse del governo di Tobruk

Scissione o no, è sempre più evidente che a meno di forti pressioni internazionali – in particolare da parte di Egitto e Francia che ne sono i più aperti sostenitori – difficilmente il governo di Tobruk e il generale Haftar cederanno i loro poteri all’esecutivo di Serraj a Tripoli. Quest’ultimo, in un ennesimo tentativo di riaffermare la legittimità del suo governo, si è spinto lo scorso 28 aprile a chiedere alle milizie dell’est di interrompere gli attacchi contro lo Stato Islamico.

L’ISIS dal 2015 occupa la città di Sirte e circa 250 chilometri quadrati di area costiera intorno alla città che sorge sulle sponde del Mediterraneo. Da mesi le forze di Haftar tentano di riconquistarla. Un obiettivo che, se conseguito, rafforzerebbe l’immagine del generale e del governo di Tobruk di fronte a tutta la comunità internazionale. Inoltre, eliminando il problema della filiale libica del Califfato, si renderebbe superfluo un possibile intervento di truppe straniere sul territorio libico, malvisto e osteggiato da quasi tutte le fazioni in campo.
Per evitare un successo militare e politico di Haftar, sempre il 28 aprile il premier Serraj ha emesso un duro comunicato avvisando che uno sforzo militare non coordinato contro ISIS potrebbe “portare alla guerra civile”, aggiungendo che “in assenza di una leadership militare unitaria la battaglia a Sirte potrebbe portare a un confronto diretto tra le forze di varie fazioni che vogliono espellere l’ISIS da Sirte […] Per questo il primo ministro, come supremo comandante delle Forze Armate, ordina che tutte le milizie attendano la nomina di un legittimo comandante per l’operazione Sirte”.
Se accettassero questo ordine Haftar e i suoi seguaci, che già hanno riconquistato Bengasi, riconoscerebbero la legittimità del governo di Tripoli rendendo il potere contrattuale di Tobruk del tutto evanescente. Una missione difficile da portare a termine per Serraj, visto che l’idea di Al Thinni e di Haftar è quella di tentare di trasformare la Cirenaica in una regione fortemente autonoma sul modello del Kurdistan iracheno. Un primo passo per raggiungere poi la completa indipendenza.

tratto da Look out News


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