Liberalizzazione delle concessioni demaniali marittime. Galli: “Auspicabile assegnazione tramite bandi”

//   17 gennaio 2012   // 0 Commenti

liberalizzazione spiagge 300x198Interpellato da MondoLibero sulla spinosa questione della liberalizzazione della spiagge, l’Assessore al Turismo della Provincia di Rimini, Fabio Galli, ci dà la sua opinione.
“Le prime notizie circa la ‘lenzuolata’ di liberalizzazioni ipotizzate dal Governo, e riportate quest’oggi dagli organi d’informazione nazionali, evidenziano ancora di più lo scenario ‘rivoluzionario’ a cui va incontro il demanio marittimo italiano. Più prosaicamente la gestione delle spiagge.

Oltre alle novità legislative degli ultimi giorni circa il recepimento delle norme comunitarie, stando alle notizie odierne il decreto sulle liberalizzazioni confermerebbe la concessione dei beni in oggetto mediante procedure ad evidenza pubblica trasparenti e pubblicizzate attraverso l’offerta economicamente più vantaggiosa. Resterebbe a tutela dei gestori attuali una sorta di diritto di prelazione, ma esclusivamente a patto che quest’ultimi adeguino la loro offerta a quella risultata vincente nella gara.

Ora, mi permetto di dire questo: benissimo le procedure aperte e pubbliche, benissimo l’immissione di trasparenza e concorrenzialità in un mercato per molti versi chiuso, altrettanto auspicabile la risoluzione del problema del giusto riconoscimento degli investimenti fatti dai gestori attuali. Ma il punto nuovo su cui, secondo me, va concentrata l’attenzione maggiore è oggi più che mai quello relativo alla durata delle concessioni. Ed è un punto che rischia di portare con sé parecchi interrogativi di prospettiva.

L’ipotesi di decreto su cui sta lavorando il governo parrebbe infatti prevedere la decadenza delle concessioni a vita, perimetrandole rigidamente a una durata massima di 4 anni, senza proroga automatica ma la riassegnazione ancora tramite bando alla scadenza delle stesse. Addirittura non è ben chiaro se si dovrebbe partire subito o attendere il 2015.

Questo diventa il punto cruciale di tutta la questione. Sono ancora più convinto, come ho avuto occasione di evidenziare nei giorni scorsi, che i sensibili cambiamenti prospettati all’organizzazione della spiaggia, con la liberalizzazione degli orari e delle sue possibilità di utilizzo, per essere tale in termini di innovazione e qualità dei servizi offerti, necessitino di un approccio moderno, corroborato da investimenti robusti e spalmati su un orizzonte temporale che oggettivamente è difficile circoscrivere ad appena quattro anni.

Quattro anni costituiscono un periodo di tempo troppo breve per attrarre imprenditori interessati ad investire davvero per creare un nuovo modello di spiaggia che, fermo restando le garanzie sul fronte della sicurezza e del rispetto ambientale, possa permettere di rinnovare e aprire nuove opportunità di sviluppo per il nostro turismo balneare.

Ma il tema non è solo riminese, il ragionamento può tranquillamente essere esteso a tutto il panorama nazionale: dappertutto gli investimenti economici, realmente produttivi e capaci di far crescere piuttosto che sterminare, necessitano di orizzonti temporali adeguati. Altrimenti la logica è quella razziatrice della cavalletta. Il rischio che correremmo sarebbe quello di un effetto “sfruttamento della concessione”, o, per dirla alla romagnola, “fare legna” , con rischi reali di una diminuzione della qualità dei servizi offerti in spiaggia, senza alcuna innovazione e conseguentemente di un perdita di competitività che ci porterebbe lontano dall’obiettivo.

Una soluzione più equa potrebbe essere quella che tali concessioni da assegnare tramite bandi, siano equiparate ai contratti privatistici del settore commerciale dove, come noto, si applicano formule del 6+6 (in questo caso potrebbe essere 4+4), capaci dunque di dare garanzie accettabili al gestore di investire nella propria attività con ragionevoli prospettive di sviluppo sul proprio futuro e consentendo al sistema collettivo di innovare e svilupparsi con equilibrio.

Credo non si possano comunque perdere di vista i “fondamentali” tipici di ogni attività economica ed imprenditoriale. L’ospitalità in spiaggia io la considero un’impresa e come tale tutti i riminesi. Per questo considero urgente prima del 23 gennaio illustrare al Governo questi rischi, attraverso un’azione congiunta che dai Comuni alle Province, coinvolga le Regioni per portare la questione ai tavoli nazionali”.


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