Attuare subito le riforme richieste dalla UE

//   15 novembre 2011   // 0 Commenti

lettera ue riforme

Le ultime settimane saranno ricordate sia per le dimissioni di Silvio Berlusconi che per la lettera d’intenti che l’ormai ex premier ha consegnato entro gli stringenti termini stabiliti, al consiglio Europeo, su forti pressioni, tra gli altri, di Francia e Germania. Termini e direttive Europee che, sotto molti aspetti, equivalgono ad un commissariamento di fatto dell’Italia, ed una conseguente ed implicita bocciatura della politica economica e sociale degli ultimi 30 anni.
Contrariamente, qualora le misure inserite nel documento redatto dal governo, non dovessero vedere una concreta attuazione in un brevissimo tempo, ad essere messa in discussione potrebbe essere la stabilita’ dell’unione monetaria con potenziali e pesantissimi contraccolpi sulla gia’ fiaccata economia reale.

Ma da dove scaturisce questa situazione? E quali le possibili e praticabili soluzioni?

Senza dubbio tra le principali cause di questo sconquassamento finanziario c’e’ un debito pubblico che ingessa ed annichilisce le casse degli stati, minandone addirittura le prospettive di crescita e sviluppo economico come accade in Grecia, Italia e Spagna e rischia di succedere presto in Francia. Oltre ad uno “stock” di debito che gli stati sovrani devono restituire ai creditori, c’e’ infatti una consistente quota di PIL che viene assorbita ogni anno per il pagamento degli interessi passivi sul debito. Problema quest’ultimo accentuato dal fatto, che in periodi di instabilita’ come quello in cui ci troviamo nel momento attuale, gli interessi sul debito sovrano crescono a ritmo d’occhio, spinti dalla crescita dei tassi di interesse. E’ altrettanto evidente e dimostrabile che la vera causa di questa esplosiva situazione e’ da addebitarsi ad una politica poco seria che negli ultimi 30 anni ha speso piu’ risorse e denari di quelle prodotti dall’economia reale, sopperendo alla necessita’ di reperirle emettendo nuovo debito pubblico ed innescando cosi’ questa spirale viziosa che ci sta trascinando verso il baratro. Altra “patologia derivata” di questa disfunzione etica del ruolo pubblico e’ l’ingessatura della societa’ che si vede divisa in decine di caste e corporazioni pronte a schiamazzare ogni qual volta gli si chieda un sacrificio. Ultimo ma non ultimo l’abnorme quantita’ di dipendenti pubblici e la maldistribuzione degli stessi, nel nostro paese, ha raggiunto livelli ormai allarmanti.

A fronte di un Pil Italiano di circa 1.773.547 mld di Euro il nostro paese conta 3.400.000 dipendenti del pubblico impiego contro Germania 2.940.434 Mln Pil/4.500.000 Dip. Pubb. ed il virtuoso Regno Unito 2.075.000 Mln Pil/2.582.000 Dip. Pubb. Risulta dai numeri fintroppo evidenti, che l’enorme squilibrio tra ricchezza prodotta e personale a spese dello stato e’ destinata ad affossare anche le piu’ flebili speranze di ripresa e recupero del benessere della maggioranza dei cittadini che invece subiscono sulla propria pelle le tristi conseguenze di una economia soffocata da una pressione fiscale ormai totalizzante.
Perche’ il VERO problema derivante da una spesa cosi’ disinvolta e’ proprio una derivante e necessaria tassazione per continuare a finanziare la giostra dei privilegi di stato.
Oltre il danno la beffa, la stragrande maggioranza dei servizi erogati dalla pubblica amministrazione, sono inefficienti quand’anche addirittura fonte di infinite ed all’apparenza irrisolvibili complicazioni che si trasformano in un pure non necessario disincentivo all’impresa e percio’ alla crescita.

Dunque che fare? Quello che ci chiede la comunita’ Europea. Riforme strutturali. Tagliare da subito la spesa pubblica corrente, ridurre i costi della politica e nella maggior fattispecie abolire gran parte degli obsoleti ed inutili enti locali e di secondo grado, snellire ed alleggerire il gigantesco apparato di dipendenti pubblici, riequilibrare il nostro sistema di previdenza pubblica attualmente sbilanciato a netto sfavore delle giovani generazioni e, completando dunque una vera svolta liberale all’insegna dell’equita’, laddove per equita’ si intende puntare su una societa’ che evolva secondo dei chiari principi meritocratici, liberalizzare finalmente albi e professioni dando insomma una sferzata di liberta’ e creando cosi’ le condizioni perche’ ciascun individuo possa ambire a realizzare le proprie personali aspirazioni avendo, cioe’, la possibilita’ di poter puntare su se stesso senza dover sperare in amici e parenti.


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