Lettera aperta del sindaco di Quartucciu a Massimo Zedda sul crocifisso

//   19 agosto 2011   // 0 Commenti

crocifisso in aula 300x225Carlo Murru, sindaco di Quartucciu, scrive una lettera aperta al sindaco di Cagliari Massimo Zedda sulla questione crocifisso.
Ecco il testo completo.

Egregio Sindaco,
Ti e’ sicuramente noto che la Corte Suprema di Strasburgo, nel Marzo scorso, ha dato ragione al Governo Italiano (e a molti altri governi ed organizzazioni non governative che l’avevano affiancata) nella querelle sull’esposizione negli uffici pubblici italiani del crocifisso, capovolgendo la sentenza di primo grado definitivamente considerata lecita l’esposizione del crocifisso negli uffici pubblici. È un risultato di enorme importanza storica e vorrei aggiungere che è un fatto anche di enorme rilevanza culturale.
La tesi dell’accusa era che la sola esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici costituisse una lesione dei diritti civili e della libertà di coscienza dei cittadini non credenti o diversamente credenti. La Corte ha negato questa tesi, sostenendo che non è possibile in nome di un principio di libertà negare l’esposizione di un simbolo legato alla tradizione storica e religiosa di un Paese e così facendo ha sancito il principio secondo il quale il crocifisso non è in contrasto con le libertà laiche: ed è questo il punto centrale della questione. Il Sindaco di una città rappresenta nell’esercizio delle sue funzioni, non se stesso, ma l’intera comunità, in gran parte legata a questo simbolo di fede e la rimozione dello stesso lede un loro diritto.
In questo quadro, non si può creare una sorta di scala nella gravità dell’intolleranza verso le religioni. Purtroppo, un tale atteggiamento è frequente, e sono precisamente gli atti discriminatori contro i cristiani che spesso sono considerati meno gravi, meno degni di attenzione da parte dei governi e dell’opinione pubblica. Al tempo stesso, si deve pure rifiutare il contrasto pericoloso che alcuni vogliono instaurare tra il diritto alla libertà religiosa e gli altri diritti dell’uomo, dimenticando o negando così il ruolo centrale del rispetto della libertà religiosa e mettendo la parole fine sulla questione: è libertà religiosa nella difesa e protezione dell’alta dignità dell’uomo. Meno giustificabili ancora sono i tentativi di opporre al diritto alla libertà religiosa, dei pretesi nuovi diritti, attivamente promossi da certi settori della società, ma che non sono, in realtà, che
l’espressione di desideri egoistici e non trovano il loro fondamento nell’autentica natura umana. Infine, occorre affermare che una proclamazione astratta della libertà religiosa non è sufficiente: questa norma fondamentale della vita sociale deve trovare applicazione e rispetto a tutti i livelli e in tutti i campi; altrimenti, malgrado giuste affermazioni di principio, si rischia di commettere profonde ingiustizie verso i cittadini che desiderano professare e praticare liberamente la loro fede.
La presenza dei simboli religiosi, ed in particolare della croce, che riflette il sentimento religioso dei cristiani di qualsiasi denominazione, non si traduce in un’imposizione e non ha valore di esclusione, ma esprime una tradizione che tutti conoscono e riconoscono nel suo alto valore spirituale, e come segno di un’identità aperta al dialogo con ogni uomo di buona volontà, di sostegno a favore dei bisognosi e dei sofferenti, senza distinzione di fede, etnia e nazionalità.
Facendoti i migliori auguri per il proseguimento del tuo mandato amministrativo, certo di farti cosa gradita, ti invio un piccolo grande pensiero, simbolo di un sistema di valori, libertà, eguaglianza, dignità umana e tolleranza e quindi anche della laicità dello Stato, principi che innervano la Costituzione su cui entrambi abbiamo giurato.


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