Lettera aperta da parte di un IN D.I.A. GNADOS

//   28 ottobre 2011   // 0 Commenti

dia agente antimafia3Non era mai accaduto che i dipendenti della D.I.A. (si proprio quella, la Direzione Investigativa Antimafia) scendessero in Piazza a protestare. Il fattaccio brutto si è consumato un pomeriggio di ottobre in Piazza Montecitorio a pochi passi dal Parlamento Italiano.
Un fatto senza precedenti che si è reso necessario a seguito della notizia choc che lo stesso Direttore (il Capo della D.I.A.), su un ordine impartito dall’alto, aveva presentato al Dipartimento della Pubblica Sicurezza, la richiesta diretta a sopprimere il T.E.A., il trattamento economico aggiuntivo riservato al suo personale.
I sindacati interni, uniti come non mai, chiedevano immediati lumi al loro diretto superiore, convinti come erano che dovevasi certamente trattare di un equivoco, non poteva essere vero che un atto del genere potesse provenire proprio dal loro capo.
La verità raggelante è venuta a galla, era tutto vero, il traditore era proprio lui.
Incredulità, sgomento, rabbia, sono solo alcuni dei sentimenti che hanno cominciato a serpeggiare tra il personale, attonito e del tutto disarmato nel fronteggiare una bordata di fuoco proveniente dagli stessi settori che per primi e non da oggi hanno lavorato sporco affinchè ciò accadesse.
Una strategia nata molto tempo or sono, patrocinata e sollecitata dapprima sommessamente e successivamente in un crescendo di dichiarazioni, interviste e prese di posizione ufficiali. Poi, qualche giorno fa l’epilogo, il colpo finale.
Tutto ebbe inizio qualche anno fa quando altre Organizzazioni Investigative, delle Forze di Polizia, si rivolgevano alla Giustizia Amministrativa affinchè venisse riconosciuto il TEA anche a chi apparteneva allo SCO della Polizia di Stato, al ROS dei Carabinieri ed al GICO della Guardia di Finanza, dato che, secondo loro facevano lo stesso lavoro della DIA, dimenticando che la legge istitutiva della DIA assegnava ai suoi appartenenti la caratura della SPECIFICITA’ OPERATIVA.
Tecnicismi che possono apparire probabilmente poco interessanti e fuorvianti. Il lettore attento ed impegnato, invece, potrà leggere al suo interno questioni che vanno al di là delle semplici rivendicazioni salariali o legate ad un personale circoscritto. Proprio così, vanno molto al di là. Sto parlando della disgregazione della Direzione Investigativa Antimafia.
Dopo che il Parlamento avrà licenziato il testo della Legge di Stabilità così com’è ed approvando il comma 21 dell’art. 4, la DIA non sarà più la stessa. E’ l’inizio della fine. Il TEA sarà abolito ai dipendenti della struttura e gli altri che ne hanno fatto una questione di vita o di morte non otterranno, comunque, alcun beneficio.
Sono giunto a 38 anni di servizio e sommando i cinque anni di scivolo supero abbondantemente i 40 anni di anzianità. L’agognata quiescenza è giunta, a breve andrò, quindi, in pensione. Dovrei essere contento, soddisfatto, felice, eppure non lo sono per nulla. Me ne andrò amareggiato, triste e deluso. Tanti anni trascorsi a lavorare per lo Stato, quasi sempre gratuitamente, rinunciando agli affetti familiari, raccogliendo quasi nulla in termini di carriera e di soddisfazioni personali, sono un amaro rendiconto.
I miei venti anni alla DIA sono stati entusiasmanti. Posso considerarmi, a ragione, un suo socio fondatore, essendo entrato quando compiva i suoi primi passi, nel lontano 1991. Credevo di aver visto tutto ciò che c’era da vedere e da capire, invece no, questo non lo avevo preventivato e come me nessuno dei colleghi che loro malgrado subiranno la tracotanza e la prepotenza di chi potrà vantarsi di averla affossata definitivamente.
Stanno chiudendo la DIA e la parte migliore di essa andrà definitivamente dispersa. Venti anni di indagini folgoranti, senza guardare in faccia a nessuno, e giù diritti verso l’obiettivo a combattere la criminalità organizzata e i suoi fiancheggiatori da qualunque parte provenissero.
L’Antimafia per eccellenza è in agonia e gli uomini della DIA intendono gridarlo ad alta voce. Lo faccio io per tutti quelli che non possono parlare, che non possono apparire, che non possono gridare lo sdegno e la disapprovazione.
Ci stanno svendendo per pochi denari. Il TEA, infatti, ammonta a circa 200 euro mensili per i quadri esecutivi, 300 per gli intermedi, poco più per i ruoli apicali, somme distribuite a 1300 uomini, anch’essi carenti di ben 200 unità.
Giuda ci ha venduto per sette denari.
Il provvedimento farà recuperare allo Stato poche migliaia di euro, nulla in confronto all’enorme quantità di denaro che avrebbe potuto risparmiare se i soloni avessero praticato un’oculata redistribuzione delle risorse finanziarie, per esempio negli affitti o nelle spese sconsiderate ed illogiche dovute alla distribuzione di incarichi e fondi riservati.
Lo scorso Natale, ricordo, giunse la notizia che bisognava spendere prima della fine dell’anno alcune centinaia di migliaia di euro, altrimenti sarebbero state ritirate dal capitolato. Ed allora si pensò bene di acquistare telefonini e tom tom, alè!
Il popolo Italiano deve sapere che oggi si sta scrivendo una pagina nera nella storia della Repubblica Italiana.
RIBELLATEVI!


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