LETTERA APERTA A BABBO NATALE

//   24 dicembre 2011   // 0 Commenti

babbo_natale

Francesco Saverio Di Lorenzo Presidente ASSOCIAZIONE CULTURALE ONLUS “CARPE DIEM, nata in Calabria, sodalizio che ha nel proprio DNA la cura della legalità e la crescita civile dei cittadini.

Autore del libro UNAVITA IN PRESTITO – COME D.I.A. COMANDA.

Caro Babbo Natale, sono trascorsi molti lustri da quando ti scrivevo la letterina  di impegno. Un rito, divenuto quasi una consuetudine nelle case degli italiani e di quelle famiglie che, ancora oggi, favoriscono un’abitudine che non produce, tutto sommato, effetti negativi nella psiche del figlioletto, preso più dal desiderio di assicurarsi la comprensione del paffuto e colorito vecchietto, che da reali manifestazioni di pentimento.

Quando si invecchia e si superano gli “anta”, si dice che è un po’ come ritornare bambini. E quindi, caro Babbo Natale, avendo le carte in regola ed essendo alle soglie della pensione, ti scrivo nuovamente.

In questa mia, non troverai richieste di regali e doni.  Leggerai, invece, sconforto, tristezza, persino rabbia. Gli stessi sentimenti manifestati da quei centinai di grandi-bambini che hanno coperto di biglietti gli abeti della Stazione Termini a Roma. Troverai termini per te incomprensibili, come spread, default, recessione, crisi, sacrifici, tagli, IMU, disavanzo. Anch’io mi sono dovuto abituare e districare con significati con i quali mai avrei voluto competere.  E’ un paradosso, infatti, guardarsi intorno e vedere quanto di meglio la tecnologia produce e la grande distribuzione offre, mentre nel frattempo piombiamo in una crisi economica che va in antitesi con la trasformazione ed il benessere della società.

Il modo globalizzato e le capacità di rampanti giovani che hanno inventato mezzi e strumenti stupefacenti, non hanno potuto nulla, né potevano d’altronde, reggere il peso della crisi economica che si è abbattuta pesantemente su di noi.

Questo, caro Babbo, per molte famiglie non sarà un Natale come gli altri. Si percepisce, si tocca con mano, non sono pochi coloro che hanno ridotto e ridimensionato il tenore di vita, già di per se precario. Gli attuali cinquantenni, sessantenni ed oltre, hanno partorito una generazione rimasta precaria per lungo tempo, derisa e denigrata per giunta dal potere politico che non ha esitato a definirla “bambasciona”. Giovani che entrando nell’agognato mondo lavorativo, hanno dovuto subire l’onta del licenziamento successivo.

Papà Natale, la nostra è una società che sta implodendo. Non ha senso ed è del tutto demenziale attaccare ed aggredire  le sostanze e le riserve dei risparmiatori, di coloro che fanno fatica a raggiungere il mese successivo. Non doveva essere  il popolo, il cittadino medio e quello a basso reddito quello sul quale il Governo, con il suo decreto “salva Italia”, doveva puntare. I “sapientoni” hanno “salvato” la loro di tasca, altro che!

A noi nonni-bambini, non rimane altro che continuare a mantenere i nostri figli e le lo famiglie che nel frattempo si sono aggiunte alle nostre. Innescando, in tal modo, un’inversione di tendenza che non produrrà ricchezza e slancio all’economia reale.

Tanti anni fa guardavo alla pensione come un punto di arrivo, il momento in cui mi sarei potuto godere un po’ di più la vita ed i suoi benefici. Oggi che quel traguardo l’ho raggiunto sono rattristato e preoccupato. Non potrò godere il meritato riposo e la giusta tranquillità che la mia professione mi ha tolto per lunghi anni. No, dovrò continuare a lavorare per i nipotini, perché i loro padri hanno perso il lavoro. Ci stringeremo, non ha importanza!

Caro Babbo Natale, io che ancora ci credo, ti prego, prendi la tua slitta e trasportami nel tuo mondo di balocchi e di divertimenti, questo almeno posso sognarlo e per un momento essere felice.

 


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