Legionella… un batterio internazionale da combattere

//   8 maggio 2014   // 0 Commenti

5 legionella tub 1024x597L’European Working Group for Legionella Infections (EWGLI) è stato fondato nel 1986 e coinvoilge tutti i 27 Stati membri della Comunità Europea, Islanda e Norvegia. Il suo l’obiettivo è quello di porre una sorveglianza internazionale sulla diffusione del microorganismo Legionella spp, il quale conta ben 58 specie suddivise in 70 sierogruppi, causa di infezioni polmonari spesso letali. I sintomi della malattia appaiono entro dieci giorni, ma purtroppo non sono di facile identificazione, poiché il paziente si sente stanco e debole, ma non presenta la febbre alta e tosse se non dopo lungo tempo, talvolta associata alla nausea, disturbi gastrointestinali, dolori diffusi alle articolazioni e mal di testa. I casi riconosciuti in Italia, su circa un milione di abitanti, sono sensibilmente aumentati da 192 nel 2000 a 1008 nel 2001, per un totale in questi undici anni di ben 9.803. La patologia ha colpito con un’incidenza maggiore gli individui più anziani e anche i soggetti che viaggiano molto in Paesi con minori controlli sanitari.

Dal report, le regioni italiane maggiormente colpite appaiono, in ordine di maggiori casi, nel Trentino, Lombardia, Toscana, Umbria, Valle D’Aosta, Alto Adige ed Emilia Romagna; le meno colpite sono indicate nella Sardegna, Sicilia, Puglia, Calabria e Molise.

Il numero di turisti stranieri che contraggono il batterio in Italia rappresentano quasi la metà dei casi e ciò può influenzare in modo negativo questo settore d’importanza elevata del territorio, anche perché in molti Paesi europei i casi vengono segnalati in una black list di strutture turistiche.

La Legionella prolifica nell’acqua, in una temperatura dai 25° ai 45°, prevalentemente in impianti idrici che favoriscono il ristagno del circolo d’acqua nelle tubature, oltre a quando si presentano incrostazioni e depositi calcarei che facilitano riparo ai batteri e la loro prolificazione in un biofilm che consente alle cellule di attaccarsi. Purtroppo molte ricerche dimostrano quanto questi microrganismi si possano sviluppare anche nei circuiti idraulici dell’acqua delle abitazioni comuni, le quali non vengono prese in considerazione nelle normative di prevenzione e controllo.

Secondo la D.ssa Miriam M. Moritz, del Biofilm Centre dell’Università di Duisburg Essen,  la possibilità che le nostre abitazioni possano ospitare la Legionella è elevata, e dipende dal PH dell’acqua circolante, dal mantenimento delle tubature, oltre ai nutrienti presenti.

Potrei sentirmi più protetta pensando di non bere l’acqua del rubinetto, e molti lo fanno di norma, però in realtà la contaminazione può avvenire maggiormente attraverso i vapori dell’acqua calda della doccia e quando ci laviamo. Per questo le aree pubbliche di maggiore contagio si possono riscontrare nei centri termali o benessere, nelle piscine di acqua calda, saune o bagni turchi, negli spogliatoi delle strutture sportive e ricettive turistico-alberghiere.

Le torri di raffreddamento dei sistemi dell’aria condizionata sono da considerarsi un’altra fonte di infezione, poiché molte volte si trovano in zone all’aperto e quindi facilmente contaminabili.

Le più recenti linee guida nazionali italiane sono indicate nella Gazzetta Ufficiale n. 28 del  4 febbraio 2005, riguardanti i gestori di strutture ricettive-turistico e termali; nella Gazzetta Ufficiale n. 29 del 5 febbraio 2005, recanti le indicazioni per i laboratori con attività di diagnosi; seguono fino a oggi varie deliberazioni regionali, nel 2007 le indicazioni della World Health Organization, fino al 1 settembre 2011 quando furono emanate le linee guida della Comunità Europea.

A oggi, l’Italia non ha ancora emesso un regolamento ufficiale che precisi le norme europee e identifichi nuove soluzioni a quelle tradizionali, al contrario della Germania che nel 2012 ha emesso un documento che consente anche l’uso dei prodotti elettrolitici come biocidi, ancora ignorati in Italia dove nelle strutture ospedaliere si usa prevalentemente il cloro (corrosivo e pericoloso per la salute) e lo shock termico, che prevede il portare la temperatura dell’acqua a 70°C per oltre mezzora (costoso e rischioso per le ustioni se non in presenza di impianti specifici).

Questo ultimo metodo, che appariva efficace per la mancanza di elementi chimici dannosi all’uomo, è stato smentito dal Prof. H.C.Flemming, eminente scienziato tedesco, il quale dopo numerose ricerche ha sottolineato le capacità del batterio di nascondersi dietro il biofilm, durante lo shock termico e l’apparente morte e ripresa della proliferazione.

All’inizio del 2014 l’Organismo di sorveglianza inglese ha pubblicato il documento “HSG274 Part 2″, linee tecniche per il controllo della Legionella nei sistemi di acqua calda e fredda e da tempo opera un’organizzazione di supporto di esperti, la “Legionella Risk Management Experts” che fornisce consulenza, analizza le problematiche individuali e le soluzioni.

In Italia, grazie a un partenariato con una associazione no-profit, sarà creato un team simile a tutela dell’immagine turistica e della salute, che si occuperà di formare esperti del settore, sia nella progettazione e realizzazione impiantistica che nella valutazione delle soluzioni da applicare alle strutture o alle abitazioni. Ci auguriamo che lentezza burocratica, dopo oltre due anni dall’emissione delle linee guida europee non blocchi ulteriormente una prevenzione dovuta nei confronti dei cittadini e di grosso intralcio per lo sviluppo turistico.


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