Le Olimpiadi negate

//   16 agosto 2012   // 0 Commenti

joshua_cammarelle_verdetto

Nell’estate torrida, siamo stati tutti più o meno incollati davanti alla TV a tifare e spasimare per i nostri colori nazionali alle Olimpiadi di Londra. Una scorpacciata di gare e discipline sportive che si sono snocciolate nel corso delle giornate con dirette televisive estenuanti, ma di sicuro effetto mediatico.

Audience a parte, mi sono esaltato e spesso commosso nell’udire riecheggiare più volte l’inno nazionale e sventolare la bandiera italiana in terra inglese, pensando come riusciamo sempre a confrontarci alla pari con le altre potenze mondiali ed a vincere là dove altri non riescono, nonostante le resistenze più o meno velate di lobby e poteri che vorrebbero tenerci all’angolo anche nello sport.

Da parte nostra c’è da dire che le occasioni per far parlare di noi (negativamente) le offriamo tutte, in tal senso va letta la notizia dell’esclusione dalle gare di Alex Schwazer, uno dei nomi più illustri della nostra squadra, il campione olimpico della marcia che non ha potuto disputare la 50 km in cui aveva trionfato nel2008 a Pechino, perché l’Agenzia mondiale antidoping, lo aveva trovato positivo all’EPO, dopo un controllo a sorpresa prima che il nostro, ormai, ex campione  si imbarcasse la metropoli londinese.

Un caso limite, certamente, ma un episodio che ha contribuito a buttare discredito verso il nostro Paese impegnato ad “emanciparsi” tra problemi interni ed internazionali, oggi più di ieri.

Agonismo, correttezza, trasparenza e fair play, sono alcune delle regole che ci sono state tramandate dagli inventori dei giochi olimpici, gli antichi Greci, perfezionati durante l’Impero Romano.

Non solo problemi con lo spread ed i conti pubblici, quindi, ma anche con una difficoltà oggettiva di far prevalere la nostra italianità, l’estro e la capacità di essere  nazione competitiva in grado di spezzare gli accordi, più o meno leciti, di potenze forti che mal sopportano l’ingerenza di outsiders dell’ultima ora che ingeriscono sugli accordi consolidatesi nel tempo.

Avremmo potuto vincere in varie discipline. Che ne pensate, ad esempio,  dell’oro “rubato” (è proprio il caso di dirlo) a Cammarelle nei pesi massimi di pugilato. Un furto vero e proprio perpetrato a danno non di un singolo, ma di una collettività, l’Italia che non poteva primeggiare in alcun modo, costi quel che costi, su un’Inghilterra che non è nemmeno partnership nella costruzione di un’Europa unita.

Lo stesso vale per le nostre “farfalle”, le ragazze della ginnastica ritmica che hanno gareggiato tra i “guru” della specialità, leggasi Russia, Bielorussia e company. Le coreografie e la perfetta esibizione, piccolissimo errore a parte, non ha convinto la giuria che nulla poteva fare se non  assegnare l’oro alla “madre” Russia che in tale ambito detta legge e impone stile, anche a noi del made in Italy premiato in genere in campo internazionale.

Lo sport, quello competitivo e multimediale, muove capitali ed interessi e pertanto non è immune da accordi sottobanco e “sculettamenti” vari, soprattutto quando chi deve giudicare non è nella condizione di scegliere e votare liberamente l’atleta che si è meglio esibito.

La medaglia d’oro, quella morale, anche se di magra consolazione, l’abbiamo avuta lo stesso e le azzurre hanno fatto rientro a casa a testa alta.

Va bene così, almeno in questo caso non potranno darci del “mafioso”.


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