Le multinazionali lasciano l’Italia

//   8 marzo 2012   // 0 Commenti

aziende1La notizia che le multinazionali, che hanno già dimostrato, negli anni,  uno scarso orientamento ad investire in Italia, fuggano dal nostro Paese rappresenta qualcosa che deve far particolarmente preoccupare le autorità di Governo, le associazioni di categoria, i sindacati.

I motivi sono tanti e chiari, escludendone, da questi, alcuni come l’art. 18, le liberalizzazioni, la riforma del Welfare State. Questi ultimi sono sicuramente rilevanti per il futuro del Paese ma oggi, tra le tante necessità che esistono, non possono essere considerate una priorità, anche per chi vuole portare capitali in Italia.

Circa la fuga delle multinazionali, la nostra attenzione si deve concentrare sulla ricerca delle cause, ingarbugliate nelle regolamentazioni nazionali e locali, sulla burocrazia complessa e contorta, sugli “incidenti fiscali”,  anche se si è in linea con l’ordinamento, ed in una giustizia lenta, che arriva a conclusioni definitive, anche in 10 anni.

Il caso emblematico è quello della British Gas che lascia Brindisi dopo 11 anni, non riuscendo a realizzare  un degassificatore, e facendo svanire 800 mln di investimento e 1000 posti di lavoro, nei 4 anni necessari alla costruzione dell’impianto.

Sicuramente le autorità locali avranno motivazioni per avere frenato l’iniziativa. Però, se l’obiettivo è lo sviluppo e la possibilità occupazionale per i giovani, bisogna uscire dalla caramellosa retorica e produrre seriamente, attraverso una concentrazione di sforzi verso il traguardo.

Nell’ultima classifica della Banca Mondiale sull’attrattività delle imprese internazionali, siamo all’88° posto di oggi contro l’83° dell’anno precedente.

Gli investimenti esteri entrati in Italia si sono dimezzati (-53%) ed il rapporto medio tra questi ed il Pil nell’ultimo decennio si attesta all’1,2%, ben distante dal 4% del Regno Unito, dal 9,9% dell’Estonia e dal 2% del Portogallo.

Chiediamoci seriamente perché ciò si è generato,  troviamo le risposte vere ed agiamo come sistema.


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