Le Foibe, un orrendo eccidio che il comunismo voleva nascondere

//   10 febbraio 2012   // 0 Commenti

foibe 2In questo giorno di memoria preme il ricordo di quasi ventimila italiani che vivevano nelle zone istriane e dalmate  la cui metà fu barbaramente trucidata dalle formazioni partigiane slave e titine solo perchè italiani, colpevoli di poter pregiudicare le trattative per l’assegnazione delle zone limitrofe alla Jugoslavia. Erano zone di confine e dovevano essere ripulite dalla presenza di decine di migliaia di famiglie italiane e quella “pulizia etnica” implacabile ebbe inizio sin dal settembre del 1943 per poi proseguire dall’aprile del 1945 sino a guerra finita, per poi culminare nel 1947 quando dovevano essere stabilite le frontiere. Per questo il massacro degli italiani residenti, fu pianificato dai partigiani slavi che avevano la solidarietà dei comunisti italiani. La pulizia etnica realizzata nei tre tempi da noi indicati, indusse poi ben 350mila nostri concittadini a fuggire per evitare massacri e persecuzioni, del resto rese facili dal tacito consenso delle truppe di Tito. Le foibe carsiche che sono enormi baratri rocciosi, profondi anche cento metri ed oltre, hanno pareti scoscese e divennero comode sepolture di quei nostri poveri connazionali che nessuno si prese la briga di difendere per non sciupare le “buone relazioni” con Tito, furono quindi le tombe nelle quali venivano gettati i corpi degli italiani, rei soltanto di essere italiani e per questo prelevati dalle loro abitazioni, legati con filo di ferro, due per due e spesso torturati e infine trucidati sull’orlo delle foibe per poi essere scaraventati in quei baratri senza lasciare traccia alcuna. Noi fummo tra i primi, con il nostro giornale, negli anni ’70 a raccontare i fatti dando risalto al massacro della studentessa Norma Cossetto, figlia ventenne di un maestro di scuola e studente all’Università di Padova. La ragazza fu presa da 17 partigiani titini, i quali l’accusarono del crimine di essere figlia di un italiano fascista. Fu violentata dal gruppo di giovani, poi le fu amputato il seno e le fu infilato un palo nei genitali, infine inchiodata a croce su di una vecchia porta. Fu gettata poi in una foiba. Non è leggenda ma una macabra realtà che evidenzia le capacità criminali degli slavi nelle quali i partigiani di Tito si distinguevano. Noi descrivemmo queste prodezze partigiane del comunismo slavo sui manifesti di “Mondolibero” che affiggemmo in tutto il Veneto ed in particolare raccontammo succintamente la spaventosa odissea di Norma Cossetto, alla quale poi il presidente Napolitano ha voluto conferire la medaglia d’Oro. Le nostre pubblicazioni murali suscitarono sporadica reazione di consenso, ma poca roba. Furono 350mila i profughi istriani e dalmati che fuggirono da quei fatali confini, un esodo che definimmo biblico e che, quando i treni che trasportavano questa povera umanità che aveva dovuto abbandonare case e proprietà partivano da Trieste per fermarsi alle stazioni successive, trovavano in quelle stazioni il cialtronismo comunista organizzato che li definiva fascisti. Dal canto suo la Repubblica italiana non sapendo come ospitare queste masse di profughi. organizzò dei campi di raccolta nei quali sistemare alla meno peggio questa orda di donne, uomini, fanciulli e vecchi, che erano venuti a “disturbare” l’idilliaca serenità delle autorità di governo italiane, seccate da questa invasione di “barbari” che nessuno voleva e per i quali nessuno si era preoccupato di organizzare un serio piano logistico di sostentamento e pernottamento. Mai che qualcuno si sia vergognato di questa programmata scelleratezza. La vergogna sarebbe stata pur sempre un sentimento, COL NOSTRO GIORNALE CI PRODUCEMMO IN UNA CAMPAGNA DENIGRATORIA CONTRO QUEI MINISTRI CHE NEL GOVERNO ITALIANO FINGEVANO DI GOVERNARE. Si oggi commemoriamo ma deprechiamo anche coloro che facendo parte del nostro governo di quel tempo, non sollevarono nemmeno un dito a difesa dei nostri connazionali di confine. Il loro mefitismo resta prova documentale storica di un governo che fu vergogna di storia italica.


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