Le donne tornano nelle piazze d’Italia contro la crisi.

//   13 dicembre 2011   // 0 Commenti

donne in piazza

Centomila in tutto il resto del Paese, con Torino, Venezia, Bologna, Firenze, Genova, Lucca, Aosta, Napoli, Sassari..

In piazza c’erano tutti gli anni delle donne, tutti i loro colori. Non solo Paola Turci, Marina Rei, Cristina Comencini ma anche mariti,  uomini,  figli. “Prima avevamo un ferita aperta. Eravamo in pericolo. Berlusconi ci stava riportando a un punto pericoloso e ci stava togliendo la voce. Stavamo diventando corpi in vendita. Eramo furiose”, ha detto Eliana, 70 anni. Una signora seduta con l’ombrello chiuso accanto, composta. Il 13 febbraio era seduta nello stesso posto perché era arrivata puntuale, poco prima che la manifestazione iniziasse. “Sono tornata perché quella voce che abbiamo cominciato a tirare fuori non si spenga, volevo esserci. Per mia nipote, che ha un anno. Perché sappia com’era una volta sperando che per lei le cose vadano in un altro modo”.

Seduta accanto c’era Maura, 50 anni, ma non li dice e forse non li ha. “Questo governo nuovo è una speranza, ma è provvisorio, è schiacciato in mezzo a quello passato, prima di quello che verrà. Noi ora siamo qui per parlare ai nuovi ministri. Non ci conosciamo ancora bene ed è meglio che sappiano chi siamo, che ci siamo, quante siamo, prima che sia tardi per lamentarsi”. L’importante per tutte loro è esserci, si guardano senza conoscersi, ma su questo sono d’accordo. L’importante oggi, forse più che l’anno scorso, è che le loro richieste vengano ascoltate, valutate. E poi esaudite.

Il comitato ha un nuovo slogan, ‘Se non le donne, chi?’. Del nuovo governo rispetta i ministri donne che ha scelto per posti prestigiosi. “Ma è solo l’inizio”, spiega l’attrice Lunetta Savino dal palco: “Siamo qui con le nostre idee su lavoro, maternità e servizi, rappresentanza e comunicazione. Certo senza una presenza forte delle donne il cambiamento non può esserci”, dice. E la squadra che ha sostituito Berlusconi sembra non essere ancora un nemico, ma qualcuno da avvertire.

Luisa Rizzitelli ha ricordato poco dopo: “Noi diciamo anche a questo governo, arrivato solo un attimo prima della caduta nel baratro, che non si può chiedere sempre alle donne, alle donne adesso si deve dare e non bastano parole nuove, ci vogliono fatti. E noi non vogliamo fare sconti”. E ha continuato: “Le donne hanno sostenuto tutto il Paese sulle loro spalle. Tutta l’Italia deve alle donne di non essere caduta in pezzi. Di aver mascherato con il loro lavoro, ai limiti della sopravvivenza, la mancanza di servizi per le persone e per la famiglia. Le donne italiane lavorano 60 ore settimanali, più di tutte in Europa.

Le voci ripetono tutte “vogliamo il pane e le rose”. Ripetono le loro storie. Ci sono tre milioni e mezzo di donne disoccupate, 800 mila licenziate, le retribuzioni sono del 30 per cento più basse di quelle degli uomini, le donne anziane sono quelle con le pensioni più basse perché hanno accudito figli, nipoti, genitori. Le donne giovani sono più laureate e al tempo stesso più disoccupate e precarie dei giovani uomini. Le donne sono sistematicamente escluse dai luoghi decisionali.


Articoli simili:

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *