Le dissipazioni

//   31 agosto 2011   // 0 Commenti

Risparmio-Panico

Tavola imbandita per 130 consiglieri regionali “pensionati” che percepiscono un vitalizio di 2mila euro mensili anche se hanno “lavorato” (si fa per dire), soltanto un paio d’anni a Palazzo Balbi. Non è che noi ce l’abbiamo con quelli i quali, pur essendo stati consiglieri regionali anche per breve tempo, hanno acquisito il diritto al vitalizio. Ce l’abbiamo con chi vuol dare il vitalizio anche ai nullafacenti purché abbiano militato per qualche anno nel principato regionale o in quello nazionale (Parlamento). Ormai il vitalizio è consentito quasi ad ogni livello di questa cleptocrazia sciagurata, consentito perché quando è lo Stato o l’ente di diritto istituzionale a pagare inventano obblighi legislativi. Il ladrocinio dei vitalizi d’obbligo per chi ha svolto mansioni pubbliche nei vari sinedri nazionali, regionali, provinciali e/o comunali, è ormai delittuosa consuetudine praticata dalla umana imbecillità foriera di sventura dei dissipatori nazionali, e le dissipazioni per legge sono e restano intoccabili anche se offendono la dignità di chi per avere un vitalizio o pensione, infinitamente inferiore a quello di lor signori degli enti locali per i quali il verbo lavorare è utopia, ha l’obbligo di lavorare per una durata di ben 40 anni. Avverso i due o tre che occorrono a lor signori i cleptocrati che in Italia sono una razza prolifica inestinguibile.

Di politici mangiapane a tradimento come solitamente si suol dire di chi non lavora e ha privilegi  come quello del vitalizio, ce ne sono una caterva, e invece di diminuire a fronte della politica dei tagli tanto invocata ma non attuata, aumentano a disdoro della scrupolosità retributiva. Invece di abolire questo intollerabile tipo di privilegio, vediamo invece che la casta opera a difesa di se stessa ledendo anche onestà retributiva e buon senso comportamentale.

E siccome le leggi le promuovono le Caste, ovviamente queste, in primis, privilegiano se stesse.

Siamo amici di Luca Zaia, Presidente della Regione Veneto, che è stato anche Ministro, e sappiamo  quanto rigore egli applica nello svolgimento della sua attività. Ma le regole non le detta lui anche se la stampa veneta in certi momenti lo aggredisce per la sua presunta tolleranza nei confronti di un andazzo che a livello regionale fa acqua da tutte le parti. Certi quotidiani locali di sinistra attaccano Luca Zaia attribuendogli la responsabilità di certe licenze retributive che privilegiano la folla dei dipendenti regionali. Ma Zaia non è il “principe” che concede grazie, è il capo regionale che privo o carente com’è di energie finanziarie del resto sempre insufficienti in rapporto ai bisogni essenziali della Regione, com’è e come lo sono tutte le regioni italiane, salvo quelle meridionali che spendono il cento per cento di quel che non producono, deve uniformarsi alle decisioni che vengono approvate da una burocrazia anch’essa cleptocratica, che deve servire la casta, com’è doverosamente prescritto, ma che purtroppo procede spesso a compartimenti stagni.

La concessione dei vitalizi a questi corpi privilegiati della burocrazia regionale, fa parte di una visione delittuosa della pubblica amministrazione serva dell’andazzo sprecone. Ai vertici si propongono concessioni per appagare certi settori della dirigenza regionale, ma sono vertici nazionali, i quali si uniformano per la concessione di benefici, anzi di privilegi agli organi elettivi della Regione. E tutti sono felici e contenti ma, si verifica che la Regione Veneto non ha risorse anche se spende e spande irresponsabilmente anche il denaro che non ha. Ma siccome i progetti, come quello di un nuovo ospedale che graverà come al solito, sui bilanci regionali asciutti, per circa mezzo miliardo di euro e siamo solo a livello progettuale, figuriamoci quando saremo in fase di avanzamento lavori, per i quali, essendo un grande nosocomio accentuerà gli appetiti di spesa  che vengono mangiando. Figuriamoci a conclusione dell’opera, quando i costi avranno superato ottimisticamente il miliardo, con o senza il peso enorme delle tangenti sempre presenti quando si tratta di importi relativi a lavori pubblici. Ma se la Regione denuncia come sempre carenza vitaminica di risorse finanziarie che cosa si deve fare?

Sperare come sempre nella divina provvidenza, perché i gettiti fiscali non raggiungono mai il quoziente relativo ai bisogni obiettivi che l’ente si assume. Così, proiettando lo sguardo nel futuro, quell’ospedale che era stato progettato inizialmente per una spesa complessiva di 1.750 milioni, diconsi millesettecentocinquanta milioni, senza il costo delle aree (circa 70mila mq), ora viene costruito, udite udite, con una previsione di spesa di soli 450 milioni, e tutta l’opinione pubblica regionale si porrà la stessa domanda: “Si tratta di un nuovo progetto o diverso?”. “Oppure l’opinione pubblica viene presa per i fondelli come sempre avviene?” E anche gran parte della stampa locale beve a boccia le fandonie più sfacciate. Tutti, in previsione del nuovo ospedale con un preventivo iniziale di un miliardo e 750milioni, vedevano la stoffa per tante tangenti, e anche voluminose, ed erano felici e contenti. Vedere ora ridotto lo stanziamento a soli 470 milioni che cosa facciamo, ci proponiamo la delusione dei tangentocrati? Oppure la spesa lieviterà di anno in anno e nei cinque anni durante i quali si dovrebbe arrivare al compimento dell’opera? I tangentocrati solitamente non vanno delusi, poiché son parte integrante della casta degli intoccabili. Chissà quante tangenti, oppure no?

Ma non è questo quel che conta, poiché se siamo uno dei Paesi più corrotti del mondo, nella statistica che non ci onora siamo al 170°posto tra i Paesi che si ritengono virtualmente onesti, dopo il Bagladesh e lo Zaire. Vedremo la statistica che ci offrirà tra un paio d’anni la Corte dei Conti, la quale oggi ha dichiarato che il quoziente annuo delle tangenti del 2010 è stato di 60 miliardi di euro. Cosicché, la nuova struttura ospedaliera rappresenta la nuova appetibile occasione per gli alti cleptocrati che avvertono nei rispettivi palati il gusto delle nuove occasioni: che cosa ci racconterà poi sempre la Corte dei Conti sui nuovi traguardi toccati dalla cleptocrazia? Tuttavia si prevede di già la pacchia per i soliti noti corrotti e corruttori.

Ma il punto non è questo, è chi si assumerà gli oneri dell’opera ospedaliera che ha entusiasmato gli incoscienti di tutta la Regione? E i cui costi effettivi a conclusione dei lavori e delle relative forniture tecnologiche e scientifiche secundum magnam dovrebbe assumerseli la Regione Veneto che in questo momento dichiara ai fornitori che “ogni pagamento relativo a forniture o quant’altro è rinviato di due anni!”. Non ci sembra una premessa confortante per i furfanti della nostra burocrazia e della nostra politica. Il che significa che il quadro prospettico di pagamenti per la Regione Veneto è stato delineato dai vertici regionali, i quali hanno dichiarato che per la durata di due anni non c’è un euro per far ballare un burattino, e tutti i pagamenti sono rimandati, a far data da oggi, tra due anni (Sic!).

Due anni. Si spera che la provvidenza solitamente divina, provveda perché gli introiti dovrà dosarli lo Stato per il quale non esistono interventi divini. Inoltre lo Stato ha altre 20 regioni oltre al Veneto da appagare, e quelle meridionali, com’è noto, esigono il doppio di quel che costano quelle settentrionali, soprattutto perché il personale dipendente ed il numero dei funzionari lautamente stipendiati di quei centri dissipatori è solitamente due o tre volte, e anche quattro, rispetto alle regioni centro settentrionali, come la Sicilia, che ha cinque volte i dipendenti della Lombardia. Queste verità le conosce molto bene anche il munifico Luca Zaia, che ha doveri uguali alle altre  Regioni che a bocca aperta come i passeri nel nido attendono dallo Stato (senza denaro) le legittime risorse per gli immensi costi di una Regione.

Il tutto per dire e ribadire che è l’ora di smettere di pagare vitalizi a dritta e manca, che è tempo di ridurre i consiglieri, non a 50 o 40, ma a 12 come gli apostoli, e non nel solo Veneto, ma in tutte le regioni, comprese quelle meridionali dove l’ente Regione è il refugium peccatorum di tutti i senza  lavoro. Cosa ci stanno a fare 90 membri dell’ARS (Assemblea Regionale Siciliana) a Palermo? E diconsi 90 onorevoli, i quali godono di trattamenti economici talmente privilegiati che superano quelli dei parlamentari delle due camere legislative. Si tratta di onorevoli contemplati nel quadro dell’ente regionale siciliano che è di regione autonoma, figuriamoci quel che costa ai contribuenti nazionali. Quei fortunati signori onorevoli godono di vitalizi astronomici ed ogni altro ben di Dio, compresi viaggi in aereo per escursioni culturali all’estero bimensili non solo per codesti signori onorevoli, ma anche per i loro rispettivi gruppi familiari i quali, in fitta schiera, compresi amici e conoscenti, si affiancano a quei viaggi di acculturamento e tutti completamente spesati. Ma le spese di una Regione a Statuto speciale non si possono amputare. Mai, per nessuna ragione. Se poi qualcuna osa chiedere come abbiamo fatto a raggiungere un debito pubblico di oltre 1900 miliardi di euro, chiameremo il ragioniere generale dello Stato per farcelo raccontare. La nostra non è un’analisi pessimistica, cari lettori, ma un drammatico panorama di una realtà che invece di  assistere alla drastica riduzione dei privilegiati dipendenti, assiste invece alla regola di vitalizi inauditi per chi ha lavorato (consentiteci l’eufemismo del verbo lavorare) anche per brevissimo tempo. Non sarebbe bene identificare gli autori di queste scelleratezze e sbatterli fuori dai loro uffici e con ignominia? La collera della gente che lavora è ormai fuori di ogni limite e potrebbe esplodere con fragore drammatico.


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