Lavoro: Corrado Passera, più occupazione è bene comune per il Paese

//   11 febbraio 2012   // 0 Commenti

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Il seminario dal titolo “Strategia d’impresa per il bene comune”, promosso dal Pontificio Consiglio Giustizia e Pace e dall’Ucid, l’Unione cristiana imprenditori e dirigenti , tenutosi il 10 febbraio a Roma,  ha richiamato esponenti del mondo religioso, istituzionale, scientifico ed imprenditoriale per dimostrare che l’impresa e’ in grado di perseguire insieme profitto e Bene Comune, di operare con valori forti e condivisi su prospettive di medio-lungo periodo, di fare l’interesse altrui perche’ così fa anche il proprio interesse.

In questa occasione il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera e’ intervenuto facendo un focus sulle imprese, sul lavoro, sull’occupazione come sfida alla crisi e al bene comune.

In questo momento di difficolta’, e’ il ragionamento del ministro, ”se ci limitiamo a misurarci sul pil o a valutare il dato sui posti di lavoro perdiamo tantissimo per strada. Il disagio reale – sottolinea Passera - e’ di piu’ di quello che dicono l’andamento del pil e l’indicatore dell’occupazione”. Se alla classica disoccupazione ”aggiungiamo gli inoccupati e i sottoccupati raggiungiamo un numero che fa impressione. Sono circa sette milioni – spiega il titolare dello Sviluppo economico – coloro che vivono in uno stato di disagio legato al lavoro. Un disagio molto serio e accumulato negli anni. Cio’ e’ grave”.

Il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, ha parlato,poi, della necessità di uno sviluppo sostenibile e di nuove opportunità di lavoro: “Bene comune oggi è innanzitutto creare lavoro, attraverso crescita sostenibile, cioè crescita vera, non drogata come negli anni passati, che abbiamo visto in varie parti del mondo. Crescita sostenibile vuol dire crescita sostenibile finanziariamente, non basata sul debito privato pubblico eccessivo, vuol dire crescita sostenibile dal punto di vista sociale, con creazione di posti di lavoro, vuol dire crescita sostenibile dal punto di vista ambientale. L’indicatore principale deve essere quello della creazione dei posti di lavoro. Di solito si guarda solo alla disoccupazione, quella statisticamente censita come disoccupazione: gli ex occupati che cercano posti di lavoro. Se uno aggiunge coloro che non hanno lavoro, ma che nemmeno lo cercano, i cosiddetti inoccupati, cioè coloro che sono formalmente occupati ma sospesi dall’occupazione, per esempio i cassintegrati, ma soprattutto se aggiungiamo i sottoccupati, i precari estremi, cioè quelli che hanno un lavoro non sufficiente a garantire un livello di vita o la possibilità di pensare al futuro, allora arriviamo a dei numeri molto più ampi di quelli che di solito sentiamo. L’Europa ha 25 milioni di disoccupati, ma probabilmente se aggiungiamo le altre categorie raddoppiamo questo numero. Quindi, si tratta di cifre molto importanti, che devono essere la spinta maggiore della politica ad impegnarsi sul fronte di tutti i meccanismi che possono creare crescita sostenibile”.

”Il welfare – dice, infine, Passera – e’ in questa visione un super elemento ma per difenderlo bisogna avere il coraggio di aggiornare le sue regole, di farle evolvere”.

francesco merloniSul tema e’ intervenuto anche Francesco Merloni, presidente di Ariston Thermo group. ”Certamente - dice – cerchiamo convenienze economiche e posizionamenti strategici sul mercato globale. Ma applichiamo anche, sempre e dovunque, gli stessi principi di responsabilita’ sociale per il bene comune che sono il nostro patrimonio. Dovunque operiamo – aggiunge Merloni – consideriamo prioritarie le esigenze delle persone che lavorano con noi, pur adattandoci al contesto economico e culturale in cui vivono”. Per l’azienda, dice l’industriale, ”una delle preoccupazioni piu’ gravi” e’ che ”di fronte all’espansione dell’impresa e all’aumento del numero dei dipendenti” possa essere ”sempre garantito il salario ai lavoratori, anche di fronte ad eventuali momenti di difficolta”.


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