L’analisi logica sul governo

//   5 agosto 2011   // 0 Commenti

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Pierluigi Bersani

Questa voglia selvaggia dell’opposizione per la cacciata del premier rappresenta l’assurdo fatto verbo.
E’ vero, come dice anche Casini, che la fine della DC fu la fine della prima Repubblica, e quella di Berlusconi sarà la fine della seconda: ma è anche vero che la voglia insana della caduta degli dei, ovvero di Berlusconi e del suo manipolo di fedeli, che esce da ogni poro del Bersani fatto verbo, ad ogni sua proposizione, rappresenta la verbalizzazione di una voglia matta di ricambio verticale del governo e del suo apparato. La reiterazione di questo desiderio insano del segretario del PD, ha disteso una coltre di noia sul dizionario diuturno di questa opposizione bersaniana che è alla portata di tutti e non conta nulla sul panorama politico nazionale. La perenne reiterazione del disperato appello di Bersani al povero premier che si sente braccato dal capo del PD, ha ormai messo il cappello sulla seggiola che raccoglie i deretani degli eletti. Ma Silvio, che si sente così indesiderato dal capo del PD, se facesse tanto di dargli retta e di uscire dal sagrato, farebbe crollare il colosseo.
Ci sarebbe da dire: “vae victis Napolitano, morituri te salutant”, perché sarebbe il crollo di ogni speranza di riabilitazione di una democrazia ligia alle sue regole. Più volte abbiamo inutilmente osservato che la baracca chiamata Italia sta ancora in piedi perché Berlusconi resta in sella, ma che la jattura più grande sarebbe se Berlusconi uscisse di scena.
Lo sanno tutti, e allora, perché Bersani continua ad insistere chiedendo le dimissioni del Presidente del Consiglio, quando sa benissimo che non ci sono alternative al berlusconismo e che qualunque soluzione sarebbe sempre una follia, comprese le elezioni che costerebbero 600 milioni per condurci al caos post elettorale?
Chi è che si sente in grado di sostituire oggi il nostro presidente del Consiglio?

Lo sconvolgimento delle economie occidentali sta facendo tremare tutto il mondo, e Bersani blatera per fare uscire di scena il capo di un governo che è sull’orlo di un profondo precipizio, un capo il quale, bene o male, anche se più male che bene, continua a tenere il timone di una nave in mezzo ad un mare infuriato, mentre l’opposizione non ha nemmeno un sia pur modesto progetto per sostituirlo.
Riponga Bersani le sue voglie insane, e lasci stare il manovratore che deve restare al timone, non essendo in questo momento possibile una sua sostituzione.
Coerenza vuole che si lasci le cose come sono, perché l’Italia è messa meno peggio di quel che si crede, ma basta un nonnulla per farci precipitare nel baratro analogo a quello da dove è stata tirata fuori, per miracolo, la Grecia.
Pochi vogliono acquistare i nostri bond, mai come in questo momento la nostra diplomazia economica sta viaggiando in lungo e in largo per convincere gli investitori internazionali a puntare sui nostri titoli, ma diventa sempre più difficile; quindi l’opposizione avrebbe solo una mossa intelligente da fare: tendere la mano al premier per aiutare il governo ad uscire dal pantano nel quale sta annaspando il Paese.


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