La tuta oggi: simbolo di salute e benessere

//   16 aprile 2018   // 0 Commenti

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Compirà un secolo l’anno prossimo, ma i più celebri couturiers le stanno dando una nuova giovinezza.

Dopo una timida comparsata sulle passarelle dell’inverno scorso, una netta conferma è arrivata in vista della primavera estate 2018: stiamo parlando della tuta.

Un capo d’abbigliamento oggi universale, ma che non lo è sempre stato.

Per limitarsi ai soli decenni più recenti, la tuta è stata, negli anni Settanta e Ottanta, alternativamente, simbolo di appartenenza al “ghetto urbano” (sull’onda della diffusione dell’hip hop) e simbolo di sciatteria suburbana. E, in un caso e nell’altro, rifiutata dal mainstream “benpensante e borghese”.

Dalle periferie alle case, ma solo all’interno

Ci spieghiamo: la cultura alternativa hip hop ha sempre fatto dell’“abito” un elemento rispettivamente di identificazione all’interno del gruppo, e di distinzione da chi di quel gruppo non fa parte. E “abito” – da Afrika Bambaataa ad Eminem e 50Cent, passando per i RUN DMC – ha sempre rimato con “tuta”: possibilmente larga, magari con cappuccio, ma anche senza; e abbinata a scarpe da ginnastica di dimensioni ragguardevoli.

Negli anni Ottanta e Novanta, la tuta entra nelle case come abbigliamento comodo, pratico, che consente una netta distinzione dall’abito “civile” da lavoro: e questo vale sia che si lavori con la tuta da operaio, sia in giacca e cravatta. Ma la tuta fuori di casa e fuori della palestra resta un tabù. I dettami della moda e del ben vestire infatti la consentono solo al riparo da sguardi indiscreti oppure nella pura e semplice attività sportiva: la si infila per andare a sollevare pesi e fare fitness, oppure per andare a correre nel parco della città.

Il cinema, come specchio della società, la propone a più riprese: da quella gialla di Bruce Lee in “L’ultimo combattimento di Chen” (lo stesso modello sarà poi indossato da Uma Thurman in Kill Bill), a quelle (ma il film è in bianco e nero, e quindi i colori non hanno rilevanza) portate dai personaggi de “L’odio” di Mathieu Kassovitz.

Ed oggi?

Negli ultimi recentissimi anni, il fenomeno sta prendendo una piega nettamente differente.

Le tute non sono più solo in cotone, ma è spuntato l’acetato e in alcuni casi anche la ciniglia; ma alla fantasia di sarti e stilisti non c’è limite. I colori, poi, possono essere vari, non esistono più solo il rosso o il blu “anni Ottanta”; anzi spesso le si può trovare anche con accostamenti che rasentano il pacchiano.

Ma, quello che qui ancora più rileva, è che la tuta oggi è indossata fuori di casa e fuori della palestra: la si mette per andare a fare la spesa, per fare due passi con il cane o per portare i bambini al parco: succede che i genitori recuperino i figli fuori dalle più prestigiose scuole del centro città in tuta: il messaggio in questo caso è chiaro: “tu, in abiti civili, sei in pausa pranzo e poi torni al lavoro; io oggi, con la mia tuta, sono più fortunato, perché ho del tempo da dedicare al mio corpo e alla mia famiglia”. Insomma, è l’abito del libero professionista!

L’attenzione al fisico

Ma quali sono le ragioni che hanno portato questo capo d’abbigliamento alla ribalta?

Se qualcuno sostiene che siano le case di moda a dettare le tendenze, qualcun altro potrà comunque ribattere come i brand non facciano che adeguarsi al momento, assecondando le necessità e le passioni dei consumatori / clienti.

Molto probabilmente, entrambe le posizioni riflettono una porzione di realtà e di verità. La cosa certa è che, negli ultimi anni, l’attenzione al fisico e al benessere personale sta spingendo sempre più persone ad avvicinarsi alle attività sportive.

Individuale o di equipe, in palestra o all’aria aperta, da soli o seguiti da un personal trainer, poco importa. Infatti, lo sport è entrato di prepotenza nella vita degli italiani, mostrandosi spesso come una necessità, un momento che ognuno dedica a se stesso, per scaricare le tensioni della giornata o della settimana lavorativa; e per recuperare o mantenere una forma fisica che consente di stare meglio con se stessi e con gli altri, di godere meglio della propria vita familiare e di essere più produttivi sul lavoro.

Non si tratta altro che del vecchio adagio dell’Antica Roma, mens sana in corpore sano.

La tuta da uomo e da donna si presentano come il capo adatto a qualsiasi stagione e a qualsiasi sport. Modelli in cotone leggero o contro la sudorazione in estate, più pesanti in inverno. Può essere indossata con solo una magliettina, ma anche con un indumento più pesante, se la giornata dovesse essere fredda.

Insomma, oramai la tuta può essere indossata ovunque e in qualunque frangente. Aspettiamo solo la prima star che la sdogani sull’altare al momento delle nozze!


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