La sofferenza del Mare Nostrum

//   17 agosto 2012   // 1 Commento

tirreno cosentino

“Il mare della Calabria è all’ultimo posto. I punti inquinati sono 19, uno ogni 37.6 chilometri di costa” – denuncia il rapporto di Goletta verde, confermando il triste primato del 2011.

Niente di nuovo sotto questo cielo, non sono rimasto sorpreso, io che in Calabria ci vado in vacanza ogni anno, spinto più dal desiderio di incontrare amici e rivedere i luoghi natii, che dalla voglia di immergermi nelle acque cristalline ed incontaminate di un tempo lontano.

Non bisogna essere esperti, né indefessi ambientalisti per saper individuare e riconoscere la lunga fascia di schiuma bianca oleosa che appare nelle ore della mattinata a lambire le coste dell’Alto Tirreno cosentino.

Molti villeggianti esasperati hanno inondato l’indirizzo web del giornale il Quotidiano della Calabria di lamentele con tanto di foto denunciando la perdurante situazione (digitare il quotidiano.web@finedit.com per credere).

Goletta verde a parte, quindi, non esistono equivoci, la verità è inconfutabile, il “mare nostrum”, quello Calabrese è realmente inquinato. Da chi, da cosa?

Le responsabilità sono evidenti, più di quanto si potrebbe ipotizzare. I primi a non amare la Calabriasono i loro stessi abitanti, non nella loro generalità, chiaramente. Mi riferisco a chi ha compiti e detiene la titolarità di beni e servizi pubblici o di pubblica utilità, a coloro che omettono il controllo effettivo delle acque reflue degli impianti di depurazione disseminati lungo tutta la fascia costiera. Penso agli scarichi abusivi e pericolosi che vengono riversati sui fiumi e sui corsi d’acqua. A chi appicca il fuoco su per le montagne e nei boschi distruggendo vegetazioni millenarie e macchia mediterranea di rara bellezza per un puro e scellerato calcolo affaristico . A coloro che hanno permessa la cementificazione  di buona parte del territorio marino. Difese d’ufficio, in tal senso, non appaiono credibili. La realtà è ben visibile e facilmente riscontrabile, la “maglia nera” ci sta tutta. Sarebbe più credibile e seria un’autocritica con l’impegno a promuovere iniziative utili a superare il forte squilibrio tra proclami e progetti effettivamente realizzati.

Da parte mia sostengo e faccio il tifo per quella parte sana e costruttiva dei miei “paesani” che, non attendendo aiuti esterni, che si ribellano e gridano forte il proprio dissenso, puntando il dito verso chi, ancora oggi, cerca di clissare le proprie responsabilità. Appoggio a spada tratta quei calabresi che sono in prima linea contro la ‘ndrangheta, come il sindaco di Monasterace, un paese dalla cruda realtà sanguinaria, Maria Carmela Lanzetta, più volte minacciata da uomini vili, ma che a testa e con decisione porta avanti un progetto di legalità, opponendosi alla violenza e agli affari illeciti di gente senza avvenire.

In Calabria ogni iniziativa, anche formale, tesa a dare un segnale positivo e di fiducia alla cittadinanza va condivisa e sostenuta. A maggior ragione quando proviene da apparati Istituzionali. Un plauso, quindi al Presidente della Commissione Antimafia Regionale Salvatore Magarò che sin dal mese di novembre dello scorso anno ha inviato a molti comuni calabresi una targa simbolo a dimostrare l’impegno delle amministrazione locali nei confronti della mafia. Risulta, purtroppo, che alcune giunte non hanno ancora deciso di solidarizzare con Magarò affiggendo sui muri pubblici la targa, sulla quale è riportata una frase tanto significativa quanto efficace: “Qui la ‘ndrangheta non entra”.

Conosciamo i nomi ed i visi di costoro e tocca, quindi, al singolo calabrese decidere da che parte schierarsi scegliendo responsabilmente e civilmente i propri rappresentanti e respingendo il “canto delle sirene” di Iliade memoria.


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1 COMMENT

  1. By valeriana, 8 dicembre 9735

    Condivido e applaudo lo scritto di questo articolo, purtroppo non è solo il mare di calabria ad essere malato io che sono romana non faccio il bagno al mare “di roma” da non so più quanto tempo e invece ricordo quando ero bambina (quarantanni fa) quando con mia madre e mia nonna non solo ci bagnavamo ma gustavamo crudi i frutti del nostro mare come le telline e le vongole di cui il mare della capitale ne era ricchissimo.
    Non ci sono regole tutto è lasciato al caso non ci sono controlli e le nostre acque marine fanno schifo di contro basta prendere un traghetto e in 5 ore si sbarca in un isola come la sardegna che invece grazie alle regole rigide che imperano sia lunghe tutte le coste che sul parco protetto della maddalena ci fa godere di uno spettacolo mozzafiato caraibico e incontaminato dove l’essere umano è finalmente messo all’angolo dopo che anche lì con spavalderia, sfacciataggine e maleducazione è riuscito,anni fa, a deturpare il famoso scoglio della “tartaruga” e si è portato via tanta sabbia dell’isola di Butelli al punto di costringere gli amministratori locali a chiudere la famosa “spiaggia rosa” ormai da più di 20 per far rigenerare il suo equilibrio naturale. Regole sarde rigidissime e giuste ma che non lasciano spazio neppure ai pochi residenti che invece desidererebbero tanto almeno per una volta far calpestare quella sabbia meravigliosa alle loro nuove generazioni, sempre che queste siano state educate al rispetto della madre natura!

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