La sindrome respiratoria MERS-CoV avanza in Corea del Sud e Arabia Saudita

//   13 luglio 2015   // 0 Commenti

Nuove opportunità per il settore e le tecnologie di produzione e sanificazione avicola italiane.

Il nono convegno dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, “Emergency Committee”, con tema l’emergenza da sindrome respiratoria da coronavirus MERS nel Medio Oriente, avuto luogo in teleconferenza il 16 giugno scorso, ha evidenziato un’epidemia nella Corea del Sud che mostra la possibilità di espansione anche in Cina e nelle vicine nazioni e nonostante le restrizioni messe in atto per i trasporti aerei e le quarantene, molti casi potrebbero passare inosservati se non ancora in fase evidente. Le mascherine, consigliate in molte città affollate, creano un effetto barriera preventivo ma non sicuro, poiché il virus si trasmette in vari modi.
Al 12 luglio i casi certi sono di 186 persone contagiate con 36 morti, dato riportato nel sito dell’OMS dove si possono avere notizie in tempo reale e informarsi su ogni modalità per evitare il contagio (http://www.who.int/emergencies/mers-cov/en/).
I numerosi casi emersi anche in Medio Oriente, in particolare nella penisola arabica, hanno mostrato significanti mutazioni del virus Coreano, evidenziando quanto questi cambiamenti possano essere difficilmente prevedibili, tantoché numerosi casi sono stati riscontrati nei cammelli e da questi poi passati nell’uomo, senza comprensione preventiva.
Inizialmente chiamato Novel Coronavirus 2012, con i primi casi riportati in Arabia Saudita e Qatar, probabilmente con inizio infettivo per un lungo periodo nei pipistrelli, prima del suo passaggio agli esseri umani, il virus si mostra con una sindrome infettiva respiratoria che può portare alla morte.
Nel maggio 2013 l’OMS, dopo una epidemia che aveva colpito molti Paesi, lanciò l’allarme sulle possibili mutazioni del virus il quale acquisiva sempre più la capacità di diventare pericoloso per le persone e imprevedibile nella sua evoluzione.
L’Arabia Saudita negli ultimi anni ha sviluppato il settore dell’allevamento dei polli, oggi uno dei più a rischio contagio, con un programma di incremento annuale per raggiungere l’obiettivo del 60% di copertura di tutto il mercato interno, con la copertura del 46% entro il 2015.
Questo ha portato all’attenzione anche le aziende italiane del settore, particolarmente specializzate nella fornitura di strutture e macchinari per l’allevamento, dalla cova delle uova alla macellazione.
In questi giorni, proprio una di queste aziende sta gestendo il coordinamento di un enorme progetto di produzione avicola, proprio in Arabia Saudita, con grossa difficoltà nel trovare aziende in grado di sostenere questo appalto di alcuni miliardi di euro.
Quello che desideriamo fare emergere, al di là delle comprensibili difficoltà create da questo virus, è che le tecnologie italiane sono in grado di prevenire a livello sanitario il diffondersi di malattie negli allevamenti, puntando verso azioni di tutela della salute degli animali, eliminazione degli antibiotici, con mantenimento della qualità delle carni, usando metodi di sanificazione degli ambienti, dell’acqua e del cibo, nella sua crescita fino alla macellazione e conservazione. Metodi che possono dimostrare la loro capacità nel combattere le resistenze e mutazioni dei virus, a tutela del consumatore.

Certo è che il mondo dell’allevamento del pollame, uno dei più sviluppati del Pianeta, sia in fase di grande espansione, per via dei tempi brevi di produzione, ma anche in fase di evoluzione sanitaria, per la protezione della salute umana nei confronti dei supervirus, dei quali abbiamo già parlato in passato, capaci di evolversi a dispetto dei medicinali.
Per l’approfondimento dell’argomento lavorativo nel settore potrete richiedere informazioni e contatti alla redazione.


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