La siderurgia italiana penalizzata dai costi energetici

//   21 novembre 2011   // 0 Commenti

siderurgia 300x182Pare una favola. Invece è una spietata analisi della situazione in cui viene a trovarsi la siderurgia italiana impossibilitata a competere con la concorrenza europea e quella internazionale. Pone infatti in drammatica evidenza la sospensione legislativa tutta italiana, seriamente aggravata dall’inettitudine di un esecutivo che nel passato, si era interessato, in seguito ai reiterati interventi di Federacciai, l’associazione che tutela le industrie siderurgiche, per moderare i costi energetici eccessivi di fronte a quelli della concorrenza estera la quale, com’è noto costringe come s’è detto, le nostre acciaierie a restare fuori mercato. E fuori mercato significa paralisi per la siderurgia e disoccupazione per decine di migliaia di dipendenti. Un dramma per aziende e lavoratori del settore e dell’indotto. Noi stessi, a nome del nostro giornale, avevamo cercato di arrivare in cima alla piramide politica ovvero legislativa e dell’esecutivo stesso, ovvero alla stessa presidenza del Consiglio dei Ministri, per sollecitare l’interessamento alla paralisi operativa del settore, profilando l’intervento diretto del premier esperto di problemi industriali per vivificare il settore. Ma ora, travolto da situazioni emergenti di natura paranoico-politica, come quella che stiamo vivendo, ha dovuto dare forfait, e sospendere la sua attività legislativa di fronte alle urgenti necessità causate da una seria emergenza finanziaria europea. Si torna di nuovo in alto mare perché, diventa difficile programmare con un governo tecnico, un’intesa politica che soltanto il Premier appiedato avrebbe dovuto proseguire e indurre a conclusione, e doveva finalmente essere il momento propizio per iniziare il processo di conciliazione sull’antica diatriba della riduzione dei costi energetici. Da noi interpellato, magari in un momento non propizio, causa l’entrata sulla scena del nostro fuori serie MARIO MONTI, il premier aveva evidenziato che non appena calmate le acque della crisi in atto, avrebbe provveduto a riempire le lacune che un governo di tecnici deve per forza provocare nella realizzazione di un programma studiato solo per pagare i debiti europei e non per progettare azioni volte a provvedere ai bisogni nazionali.
Riteniamo infine che l’ampia visione che il nuovo premier ha del panorama industriale italiano, gli consenta l’approfondimento che il problema siderurgico impone per mettere l’intero settore al sicuro da una sua catastrofe esistenziale con le prevedibili e drammatiche conseguenze sociali. Non deve essere ignorato infatti che accanto alle acciaierie nazionali esiste anche un vasto indotto che occupa decine di migliaia di dipendenti, un indotto che è in gran parte anch’esso paralizzato. Vi sono altresì aziende con attività promiscue, come ad esempio il ben noto gruppo industriale Danieli Spa, il colosso produttivo friulano, gestito da un management di alta professionalità,e pilotato dal ben noto ing. Gian Piero Benedetti che ne è l’amministratore delegato, e rappresenta il patrimonio produttivo più importante del Friuli. Il gruppo manifatturiero è l’unico in Italia che annovera nel suo dna anche il settore siderurgico, quindi detiene il privilegio di produrre la materia prima per la vasta produzione ingegneristica e manifatturiera.
Concludendo questa nota, pensiamo che anche e soprattutto Federacciai possa dare una spinta propulsiva per indurre anche il neo presidente del Consiglio prof. Monti a dare uno sguardo al progetto disegnato dal suo autorevole predecessore che ha recentemente proposto di restare il protagonista numero uno per la successione a se stesso.


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