Impianti a norma, requisiti e regolamenti

//   10 agosto 2018   // 0 Commenti

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Quali sono i requisiti tecnici che consentono di definire un impianto a norma? Tre sono le caratteristiche che devono essere prese in considerazione da questo punto di vista: la presenza di una protezione contro i contatti diretti; l’esistenza di un sezionamento e di una protezione contro le sovracorrenti all’origine dell’impianto; la protezione con interruttore differenziale o contro i contatti indiretti. Come si può notare, il legislatore in questa materia ha concentrato l’attenzione sulla necessità di garantire, al di là delle caratteristiche tecniche, la sicurezza degli impianti elettrici già esistenti e di quelli nuovi.

La normativa attuale

In base alla normativa attuale, come si può leggere sulle pagine del sito Gbcapelli.it, un impianto elettrico può essere considerato a norma nel momento in cui viene dichiarato conforme alla regola d’arte secondo quanto previsto dal DM 37 del 2008, che mette in evidenza l’obbligo della Dichiarazione di Conformità e prevede l’entrata in vigore della Dichiarazione di Rispondenza, che è necessaria per gli impianti realizzati dopo il 1990 e prima del marzo del 2008. In particolare, il legislatore impone la Dichiarazione di Rispondenza unicamente per gli impianti che sono stati costruiti nel lasso di tempo in cui era in vigore la legge 46 del 1990, dal momento che quelli realizzati in precedenza avrebbero dovuto essere messi a norma nei tre anni successivi rispetto all’entrata in vigore, e – di conseguenza – basati sulla Dichiarazione di Conformità.

Non è prevista alcuna sanatoria, in ogni caso, per gli impianti che sono stati installati in seguito all’entrata in vigore del DM 37 del 2008. La normativa attuale prevede per tutti gli impianti la Dichiarazione di Conformità, che deve essere messa a disposizione dall’installatore; in caso contrario, sia il committente che l’installatore possono andare incontro a una sanzione pecuniaria fino a un massimo di 10mila euro.

Gli impianti a norma oggi

Vale la pena, inoltre, di prendere in considerazione la norma CEI 64-8 che è entrata in vigore nel 2012 e che nel corso di questi anni è stata sottoposta a ripetuti aggiornamenti in funzione dell’evoluzione tecnologica a cui si è assistito di recente, oltre che con l’obiettivo di allineare i contenuti tecnici presenti nei documenti internazionali: l’efficienza energetica e le prescrizioni di sicurezza, ma anche la scelta dei cavi elettrici e dei componenti e gli standard tecnici, rientrano tra le tematiche che sono state affrontate negli ultimi tempi, insieme con le prestazioni minime obbligatorie.

Le novità per i cittadini

I cittadini diventano responsabili della scelta in seguito all’individuazione di tre livelli di dotazione differenti per gli impianti. Il livello 1, in particolare, definisce il numero minimo di punti presa e di punti luce e il numero minimo di circuiti installati in funzione del tipo di locale e della superficie della casa. Il livello 2 presuppone lo stesso numero dei dispositivi indicati dal livello 1, ma in più prevede l’aggiunta di un sistema di controllo dei carichi che, in caso di superamento, sia in grado di scollegare un singolo apparecchio, senza che l’energia dell’abitazione venga dispersa. Il livello 3, infine, parte dal livello 2 per integrarne le prescrizioni con la domotica, in modo tale che l’impianto elettrico acquisisca la capacità di gestire la temperatura di casa, un impianto hi-fi diffuso, il controllo dei carichi, il sistema di rilevazione del gas o dei fumi, l’impianto di sorveglianza anti-intrusione, il remote control tramite telefono cellulare e l’automazione delle serrande.


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