LE NAZIONI UNITE METTONO IN RISALTO LA TECNOLOGIA ITALIANA

//   2 aprile 2015   // 0 Commenti

Toriello 1

Già diverse Aziende e Professionisti italiani stanno percorrendo l’opportunità dell’accreditamento alle Nazioni Unite per essere inseriti nei progetti di sviluppo e crescita in molte aree internazionali.
Il 2 marzo scorso, l’Ambasciatore ONU della Repubblica di Sao Tomé e Principe, Angelo Antonio Toriello, ha lanciato i due progetti “Ebola” e “Sviluppo Sociale”, per la costruzione di strutture sanitarie, aeroporti, progetti di edilizia residenziale, turistica e sociale. Non mancheranno gli investimenti nelle attività produttive industriali e agricole.
Riassumere il progetto sarebbe facile, ma preferisco sia direttamente l’Ambasciatore a illustrarcelo con qualche domanda:

I progetti “Ebola” e “Sviluppo Sociale” sono progetti ambiziosi e ci mettono di fronte a una compressità geopolitica evidente. Quando ha avuto inizio questo percorso?

Da qualche anno mi sono posto il problema di come poter interagire in modo attivo all’interno del Progetto ONU del Millennium Development Goals e il 2015 è l’anno in cui si porranno le basi per i prossimi quindici anni, quindi è il momento ideale per dare il nostro contributo.

Anche l’Ebola ha dato un contributo “negativo” in questo ultimo periodo. Questo ha catalizzato la vostra attenzione sul problema o avevate già considerato le pandemie come un ostacolo allo sviluppo?

Ebola è la punta di un iceberg, rappresenta in questo momento la capofila delle pandemie in alcune aree, ma il problema vero sta a monte ed è lì che dobbiamo agire. Se non diamo avvio a una soluzione sanitaria globale che intervenga sui fattori principali della causa delle pandemie, oggi si chiamerà Ebola, domani avrà molti altri nomi e molte persone continueranno a morire. I progetti mirano a creare una coalizione di Stati africani che abbiano la voglia e la perseveranza di percorrere un’unica direzione, nel rispetto delle culture locali.
La diffusione delle pandemie diffonde il rischio ovunque e nessune ne resta immune. Per questo dobbiamo agire nei luoghi d’origine.

A oggi quali sono i Paesi che hanno aderito?

Alcuni Paesi hanno aderito immediatamente, come la Sierra Leone, Guinea, Liberia Ghana, Costa d’Avorio, Togo eTunisia. Per altri, come la Nigeria e il Congo, siamo in attesa di definizione delle procedure. Molti ancora hanno richiesto di aderire e stiamo approfondendo la possibilità del loro inserimento.

Appare quindi che i fondi da investire siano veramente ingenti. Come è stata gestita la parte finanziaria?

Il Progetto generale è complesso e la parte finanziaria sarà gestita a step, con la Banca Mondiale e il General Contractor che è la Pintus Group USA. I fondi saranno poi impiegati nella costruzione delle strutture sanitarie, impianti, residenze, infrastrutture e attività di start up per le popolazioni locali. Tutto questo è rigorosamente controllato e supervisionato dall’ONU, per la sicurezza dell’ottima realizzazione finale.

Qui, mettendomi nei panni di un imprenditore italiano, piccolo o medio, come posso pensare di poter essere inserito in questo così ampio contesto?

La dimensione aziendale non è la priorità. Molte Aziende hanno richiesto e richiederanno di partecipare, previo una verifica sulla loro serietà ed il sistema dell’accreditamento, saranno poi suddivise in categorie di appartenenza, dimensioni e capacità, per poi essere inserite nella collocazione lavorativa idonea. Le Aziende dotate di know-how esclusivo saranno sicuramente inserite

“Tecnologie” e “Trasformazione” appaiono come le parole chiave. Possiamo saperne di più?

Da tempo l’ONU cerca di fare interagire i Paesi, condividendo gli strumenti tecnologici. D’altra parte viviamo in un momento dove la tecnologia offre delle grandi promesse, che possono trasformare la situazione di povertà che ancora persiste in molte aree. Le tecnologie principali del Progetto sono italiane e perlopiù di aziende di piccola dimensione, che hanno investito i loro risparmi per sviluppare prodotti unici che avranno un sicuro successo in campo internazionale.

La soluzione che prospettate appare incentrata su tre cardini: acqua, energia e benessere, ma soprattutto sul “Positive Business”, ce lo può spiegare meglio?

Molti progetti sociali del passato erano trasformati in una sorta di “assistenzialismo gratuito”, dove veniva creato il passo iniziale e poi la mancanza di fondi faceva terminare i progetti stessi.

Il Positive Business è uno strumento economico, finanziario e sociale, dove i benefici delle azioni intraprese debbono essere diffusi tra le Istituzioni, i Partner di business e le popolazioni, apportando un benessere continuativo che si trasforma in “imprenditorialità”, senza più necessità del gettito economico assistenziale. Per questo i progetti debbono essere principalmente rivolti al sociale, ma al contempo è opportuno che le popolazioni siano supportate nella formazione di una imprenditorialità autonoma, in sinergia con le aziende che hanno portato il know-how.

In questo percorso otteniamo un miglioramento della condizione locale, uno sviluppo futuro condiviso tra l’imprenditoria locale e internazionale.

In questo contesto sarà fontamentale il ruolo dei giovani, perché riescono a interagire nel miglior modo tra di loro, proprio grazie alle piattaforme condivise. Essi diventeranno lo strumento di diffusione delle tecnologie e la crescita delle opportunità.

Un’ultima domanda: come partecipare al progetto?

Aziende e professionisti possono ricevere le informazioni necessarie rivolgendosi allo Studio che coordinerà la parte tecnica del progetto (info@daedalusmanagement.co.uk) o al mio ufficio di coordinamento (coord.amb.saotome@gmail.com).

Ringraziamo l’Ambasciatore Toriello della sua disponibilità e siamo sicuri di avere in futuro ancora molte domande.

Sono io a ringraziarvi per diffondere un’informazione importante per lo sviluppo di questo progetto e ancorpiù perché da italiano, vorrei poter fornire opportunità alle aziende italiane.

 


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