La scherma azzurra: una storia di successi

//   3 agosto 2012   // 1 Commento

Mangiarotti Edoardo

mangiarotti EdoardoLa medaglia d’oro, sopraggiunta ieri (2 Agosto 2012) nel fioretto a squadre femminile, è solo l’ultima delle centinaia di onorificenze guadagnate dagli schermidori azzurri in oltre un secolo di Olimpiadi.

La prima medaglia italiana nella scherma giunse già nella 2° Olimpiade dell’era moderna: nel 1900, a Parigi, Antonio Conte (non certo il calciatore-allenatore) e Italo Santelli si aggiudicarono il 1° ed il 2° posto in una disciplina che venne disputata soltanto per un edizione, la “Sciabola Maestri“. Nella prima Olimpiade di Atene l‘Italia si era invece presentata con un solo atleta ufficiale: Gisueppe Rivabella che, nel tiro a segno con la carabina, non riuscì a vincere nessuna medaglia. Questo può farci considerare quella di Antonio Conte, come la prima medaglia in assoluto vinta dall’Italia. Oggi, 3 Agosto 2012, la scherma rappresenta anche l’ultima medaglia vinta dalla nostra penisola!

La seconda e storica medaglia azzurra nella scherma fu vinta dalla sciabola a squadre maschile nel 1908: ancora oggi, siamo la nazionale che ha vinto il maggior numero di medaglie nella sciabola a squadre.

Dopo una decina d’anni senza glorie (con tanto di 1° Guerra Mondiale a cavallo), nel 1920, ad Anversa, l‘Italia si destò dal torpore bellicoso di quegli anni vincendo l’oro nella “Spada a squadre” e portando due fratelli in finale di “Sciabola individuale“: Nedo Dadi batté il fratello Aldo a cui spettò l’argento. L’ultimo trionfo azzurro nella sciabola individuale è fresco di pochi giorni: Diego Occhiuzzi ha infatti vinto l’argento alle Olimpiadi di Londra 2012, attualmente in svolgimento.

Ma il vero anno della svolta “spadaccina” fu indiscutibilmente il 1932: dalla medaglia d’oro di Giancarlo Cornaggia a Los Angeles, l‘Italia avrebbe monopolizzato il 1° posto nella “Spada individuale maschile” per ben 6 edizioni di seguito (sino al 1960), con l’apice della gloria che fu raggiunto per ben due volte, grazie alle triplette del ’36 a Berlino e del ‘56 a Melbourne.

Le successive Olimpiadi, Berlino 1936, videro l’esordio di quel giovane che sarebbe diventato, ed è tutt’ora, lo schermidore più forte di tutti i tempi: Edoardo Mangiarotti. Nato a Renate nell’Aprile del 1919, il campione italiano ha guadagnato 13 medaglie olimpiche di cui ben 6 ori, statistica che gli vale il primo posto in solitaria nella classifica degli schermidori più medagliati di sempre; si è tristemente spento all’età di 93 anni, un mese e mezzo prima dell’inaugurazione di Londra 2012. Curioso come dei suoi 13 successi olimpici, solo 4 siano “individuali” mentre ben 9 derivino da discipline a squadre.

Tra Edoardo Mangiarotti e Valentina Vezzali (3° nella classifica dei più grandi di sempre, con 9 medaglie di cui 6 ori) troviamo l’ungherese Aladar Gerevich, altra bandiera della scherma mondiale, l’unico capace di vincere ben 7 medaglie d’oro. Seguono la nostra attuale portabandiera (Vezzali), Giulio Gaudini e Giovanna Trillini; dunque nelle prime 5 posizioni degli schermidori più titolati al mondo troviamo ben 4 italiani…una vera e propria egemonia.

La prima medaglia “rosa” nella scherma giunse tardi ma aprì la strada ad una clamorosa rimonta italiana; nel 1952 ad Helsinki, Irene Camber divenne così la prima donna italiana ad imporsi nel fioretto individuale, vincendo l’oro. Da allora, in poco più di 50 anni, l’Italia è riuscita ad affermarsi come la nazionale femminile di fioretto ad aver vinto più medaglie di tutte, sia nell’individuale (17 medaglie, di cui 5 della Vezzali) che nella competizione a squadre (7 medaglie). Proprio nel fioretto femminile a squadre dobbiamo sottolineare un’ennesima prodezza azzurra: 3 ori consecutivi a Barcellona (1992), Atlanta (1996) e Sidney (2000).

Se la scherma maschile ha dunque avuto un inizio in discesa già nel 1900, grazie ai maestri Conte e Santelli, le donne italiane hanno dovuto aspettare gli anni ’50 ma hanno ottenuto risultati davvero strepitosi ed insospettabili solo poche decine di anni orsono.

Nel complesso l’Italia è la nazione che ha vinto il maggior numero di medaglie nella storia della scherma olimpica: sommando i 32 bronzi, i 41 argenti ed i 48 ori, si giunge all’incredibile cifra di 121 medaglie vinte; seconda la Francia con 115 e “soltanto” terza l’Ungheria a quota 83.

Ma come è cambiata la scherma in oltre un secolo di giochi olimpici?

C’erano forse apparecchi elettronici, luci lampeggianti, moviole in campo e cerimonie sfarzose?

Cominciamo spiegando l’etimologia della parola “scherma” che deriva dal longobardo “Skirmjan” (coprire, proteggere, schermare). Come recita “L’ école de arms“: “da quando i Goti introdussero il costume del duello, l’arte della difesa divenne uno studio necessario…”

Se l’uso accademico della “Scherma” ebbe inizio sin dal ‘500, bisognerà aspettare Atene 1896 per poter assistere ad un duello olimpionico. Il colore bianco della divisa degli atleti potrebbe apparirci abbastanza casuale se non “casual”, ma trae le sue originarie motivazioni da un significato ben preciso: il bianco serviva ad evidenziare immediatamente un eventuale macchia di sangue che avrebbe decretato l’immediata eliminazione da parte dell’atleta ferito.

Se l’uso del giubbetto elettrico (composto di tessuto laminato e collegato ad un sistema di “elettrificazione”) è di recente invenzione, la prassi del ricorso alla moviola ha addirittura solo 6 anni. Il video arbitraggio introdotto dalla FIE (Federation Internationale d’Escrime) ha suscitato parecchie critiche e numerosi apprezzamenti. A chi critica la perdita di quel romanticismo e di quell’antica atmosfera quasi medievale, controbattono i tecnocrati del futuro che preferiscono la certezza empirica all’emozione umana.

Infine se volessimo renderci conto di come è cambiata l’attenzione mediatica su questo tipo di eventi sportivi basterà confrontare 2 foto che hanno circa 40 anni di differenza anagrafica…

Di Francisca Vezzalipremiazione anni 601

Per la cronaca ricordiamo che la medaglia d’oro conquistata ieri sera dal fioretto a squadre femminile, è l’11° per l’Italia e la 4° del metallo più prezioso e ricercato. Alla finale hanno partecipato sia le protagoniste della tripletta inaugurale (Vezzali, Errigo e Di Francisca) che l’esordiente Salvadori. Con un parziale di 7 assalti contro i 2 della Russia, l’Italia ha sconfitto i campioni in carica con il risultato di 45 stoccate a 31.

Velentina Vezzali riesce così nell’impresa irripetibile di portare a casa la 5° medaglia d’oro in altrettante partecipazioni olimpiche!


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1 COMMENT

  1. By Eleonora Casini, 14 ottobre 2019

    Non parlate del giovane marchese Veratti di Scandiano, che capitanò la squadra a sciabole maschile nel 1908. A Roma ci sono uno slargo e una strada intitolati a lui e al ricordo della splendida vittoria. Si trovano vicino a viale Marconi verso il ponte. Parlatemi di lui per favore, mi interessa la storia della mia famiglia.
    Eleonora Casini

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