La ricerca è il motore dell’economia

//   25 luglio 2011   // 1 Commento

Se la ricerca è il motore dell’economia, i ricercatori ne sono il carburante necessario per il suo funzionamento”.Queste sono state le parole del Prof. Jiang Gaoming Presidente dell’Accademia Cinese delle Scienze. Senza ricerca non può esserci ne progresso ne crescita economica. Questi motivi hanno indotto il Governo Cinese ad investire miliardi di Yaun sia nella ricerca di base che nella ricerca applicata per stimolare gli studenti a dedicarsi con impegno ai loro studi migliorando così ed accrescendo le loro conoscenze scientifiche. Dal miglioramento della conoscenza nasce l’innovazione che, permettendo di migliorare le tecnologie è in grado di migliorare la qualità della vita. Infatti ricordando le parole dell’amico Giovanni Pieri” la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica sono come la lingua parlata e la lingua scritta di ogni cultura. La prima scopre nuove terre, la seconda costruisce strade e ponti perché tutti le possano abitare. L’innovazione nasce dalla ricerca dhome 02 ricercai base, cresce nella ricerca applicata ed impara a parlare le nostra lingua nella ricerca industriale”. Di qui nasce una mia considerazione personale da girare ai nostri politici quali il Ministro Maria Stella Gelmini ed il Ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani. Perché in un periodo di crisi sono stati tagliati tutti i costi in modo orizzontale senza salvaguardare la Scuola e la Ricerca? Mentre i cinesi investono sempre più nella Ricerca dando spazio soprattutto ai giovani, noi istituiamo solo i cosiddetti tavoli di confronto senza avere il coraggio di tagliere i costi superflui annidati in centinaia di enti inutili e nelle migliaia di macchine blu utilizzate non solo dal Governo centrale ma dalle Regioni, dalle Provincie e dai Comuni.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA RISPONDE, IL GOVERNO TACE

Un esempio eclatante di questa politica miope e sorda ad ogni richiesta di innovazione è la prossima chiusura del Centro di Ricerca e di eccellenza di Sambuceto. Questo problema è stato recentemente e ampiamente discusso e riportato su un articolo apparso sul n° 4/Marzo 2011 del periodico Mondolibero. Tra gli altri sono stati portati a conoscenza del problema il Presidente della Repubblica On.le Giorgio Napolitano ed il Ministro On. le Maria Stella Gelmini. Mentre si deve sottolineare come il Presidente si sia subito interessato al caso nei limiti delle sue prerogative istituzionali, il Ministro Gelmini tace. L’articolo è stato da me inviato personalmente al Ministro che ha introdotto un libretto divulgativo sulla chimica “Sette incontri impossibili”, stampato quest’anno in occasione dell’anno internazionale dedicato appunto alla chimica. Il Ministro scrive ”gli anni 2000 devono essere quelli dell’innovazione e della tecnologia; il laureato in materie scientifiche è normalmente quello che trova lavoro più velocemente, perché è sui giovani che le imprese costruiscono il nostro oggi, cioè la produzione e la vendita, e il nostro domani, cioè l’innovazione e la ricerca. Senza un numero elevato di laureati rischiamo di dover crescere meno e produrre peggio”. Parole certamente veritiere, ma purtroppo solo parole, perché lo Stato deve essere sempre presente intervenendo per stimolare appunto lo studio, la ricerca e quindi l’innovazione mentre ciò in Italia non avviene da molti anni. Non soltanto i giovani ricercatori sono costretti a trasferirsi presso gli Stati Europei ed extraeuropei perché privi di futuro nella loro terra, ma vengono anche chiusi i Centri di Ricerca di eccellenza come appunto quello di Sambuceto, nella completa indifferenza delle Istituzioni impegnate nelle ridicole ed inutili battaglie sul trasferimento di Ministeri da una Roma ladrona a una Milano produttiva! Tra l’altro nessuno ha evidenziato come la più evoluta federazione, gli Stati Uniti d’America, abbia tutti i Ministeri concentrati a Washington e non a New York che, al contrario, desidera rimanere il Centro dell’Industria e del Sapere degli Usa. Ma anche la Malesia, per parlare di un’altra nazione confederata, ha il proprio centro politico a Kuala Lampur, cioè in uno dei 13 Stati confederati. Ugualmente accade in Cina dove la burocrazia amministrativa è localizzata a Pechino Quel che naturalmente viene taciuto sono anche gli enormi costi economici da sostenere per il trasferimento di un qualsiasi ministero. Ma questo problema viene considerato secondario da una classe politica che, in carenza di fondi e soprattutto di idee, si è permessa di spendere 350 miliardi di euro per i referendum che potevano essere accorpati alle elezioni comunali!


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