La questione democratica

//   30 novembre 2011   // 0 Commenti

simboli partiti italiani 300x214In Italia si pone sempre con sempre maggior evidenza la questione democratica. La democrazia, che dovrebbe essere data per scontata, fuori discussione, insegnata nelle scuole fin dalla più giovane età e fondamento della Costituzione, è messa in discussione non tanto dal dibattito politico, ma da alcuni fatti che, pur enormi, stentano ad essere riconosciuti, paradossalmente proprio per la loro evidenza.

La costituzione del governo Monti, letta come una sospensione formalmente legittima della democrazia dettata da cause economiche di forza maggiore, è il fatto più eclatante che pone la questione, come rilevato nella Lettera politica 314 e da qualche studioso attento all’evoluzione del quadro politico italiano. Ma ci sono altri segnali.

Abbiamo spesso denunciato la deriva oligarchica dei partiti, che stanno perdendo la loro funzione primaria di elemento di collegamento fra popolo e istituzioni. Una volta i vertici venivano selezionati da una lunga gavetta e venivano eletti nei congressi, a partire dalle sezioni e poi su, fino alle segreterie nazionali.

Oggi, con la scusa della modernità i partiti sono strumenti nelle mani dei leader e dei suoi amici e ciò inficia gravemente il meccanismo della democraz ia rappresentativa.

Anche il metodo con cui vengono eletti i parlamentari, come denunciato da più parti, è tutt’altro che democratico: essi vengono votati, secondo la legge elettorale nota come porcellum, in base ad una lista fatta dai capi partito e non scelti dagli elettori.

Altro fatto che ha le caratteristiche più dell’oligarchia che della democrazia.

Un ulteriore segnale del restringimento progressivo dei margini della democrazia viene dalla tendenza a ridurre, col pretesto dei risparmi, il numero dei parlamentari e dei consiglieri comunali e regionali, “dimenticando” che la democrazia per funzionare ha bisogno di rispettare un minimo indice di rappresentanza, ovvero il rapporto elettori/eletti, che in Italia, contrariamente a quel che si crede, è nella media mondiale.


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