LA PAROLA AD EXPOBICI PADOVA

//   28 gennaio 2012   // 0 Commenti

Sul Gazzettino del 26 gennaio Ettore Riello – Presidente di AEFI e di Verona Fiere – spiega l’importanza del coordinamento nel settore fieristico, dichiarando: “E’ indispensabile avere una regia centrale per evitare che la sovrapposizione di manifestazioni limiti la portata stessa di questi eventi al solo territorio locale”.  Questa dichiarazione, peraltro totalmente condivisibile, stride con la realtà se si considera Verona Fiere sembra incline a promuovere una strategia che va in senso diametralmente opposto.  La sovrapposizione di Abitare il Tempo di Verona a Casa su Misura di Padova è stata un primo segnale già nel 2011, per il 2012 le sovrapposizioni si moltiplicano riguardando Passione Moto a marzo, ExpoBici a settembre e Auto e Moto d’Epoca ad ottobre. Negli ultimi tre casi Verona Fiere ha attuato delle operazioni fotocopia, con l’obiettivo di distruggere il valore del lavoro di PadovaFierefiera: non si tratta di fare bene quello che il mio concorrente fa male, incontrando un bisogno del mercato, ma di attuare sovrapposizioni sistematiche e metodiche per danneggiare la Fiera di Padova.  La fiera della bici in Italia non si faceva più, PadovaFiere ci ha creduto, abbiamo studiato un progetto, l’abbiamo costruito, lo abbiamo lanciato, ottenendo negli ultimi due anni dei risultati straordinari, passando da 2 a 4 a 6 padiglioni arrivando a 42.000 visitatori. Adesso la manifestazione concorrente organizzata da Verona si posiziona una settimana prima di ExpoBici a Padova.  Per fare una fiera che sia credibile economicamente ci vogliono 6/7 anni, questo è assodato: per creare una fiera nuova in concorrenza con un’altra più forte devi giocare su prezzi molto bassi, per fare questa operazione a livello fieristico vai in perdita per 3/5 anni, spendendo molto di più in rete commerciale, e in comunicazione per convincere il pubblico che Verona è meglio di Padova.  L’assenza di un coordinamento per ottimizzare gli investimenti e le risorse conferma anche all’Estero l’opinione che in Veneto prevalgono logiche di campanile che hanno come principale risultato l’evidente incompetenza tecnica e strategica.  Le aziende italiane prima di ExpoBici si affidavano principalmente alla fiera leader in Germania, ora invece hanno a disposizione un prodotto che dà un senso al fare una fiera in Italia rendendole protagoniste nel loro mercato di riferimento.  L’operazione antitetica ad ExpoBici è targata EICA, Fiera di Verona e Comune di Verona: la guerra costa e se l’obiettivo di EICA è trovare sostegno economico per le attività statutarie dell’Associazione questo è un modo sbagliato. Non si capisce quale collaborazione sia in grado di offrire la città di Verona che a Padova non sarebbe possibile trovare: stiamo parlando di una città che investe in ciclabilità molto più di quanto non faccia Verona, ma anche di un territorio baricentrico ad un importantissimo distretto produttivo dedicato alle biciclette.  ExpoBici è un prodotto nel quale ha fortemente creduto la Fiera di Padova, ma sul quale hanno investito le aziende che hanno fatto crescere questa operazione. Verona parte con una linea di dumping promettendo prezzi di partecipazione al di sotto dei ragionevoli costi di copertura del funzionamento di un quartiere. Difficile capire quale sia il senso di un’operazione che porterà molti ad incrementare l’investimento in Germania, facendo mancare nuovamente la loro presenza in Italia. Sarà solamente un’occasione persa, per Padova, per Verona, per le aziende italiane e venete di avere una loro centralità sul mercato nazionale. Il coordinamento che auspica Riello non si realizza certo creando sovrapposizioni tra manifestazioni con l’unico risultato di togliere valore a questo lavoro.


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