La mostra “VECCHI MESTIERI” di Rosanna Della Valle

//   4 maggio 2015   // 0 Commenti

Rosanna Della Valle - foto © copyright Masha Sirago

Presso lo spazio espositivo CRAZI nella zona industriale di Corridonia, provincia di Macerata, vicino alla Chiesa della Sacra Famiglia, si è tenuta mercoledì 29 aprile con inizio alle ore 18 l’inaugurazione della mostra “VECCHI MESTIERI” di Rosanna Della Valle. L’artista ha presentato 44 lavori sul tema del lavoro di un tempo passato oramai quasi tutti dimenticati.

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La filatrice

La mostra era inserita nelle festività del 1° maggio – “Festa dei lavoratori”. Come da tradizione il comitato ha offerto degustazioni di tipicità del territorio con l’immancabile polenta.

Daniele Taddei, curatore della mostra: “… la tua arte va al di sopra della normalità. La matita nelle tue mani diventa la magica bacchetta di un maestro di musica che dirige una grande orchestra. La tua capacità di esposizione attraverso mezzi di comunicazione alternativi al “verbo” non ha limiti: sono sbalordito quando ti osservo mentre lavori. Mi disorientano la tua velocità nel disegnare, paragonabile a quella di una stenografa, e la tua fantastica abilità ed inventiva nel trovare sistemi risolutivi nel realizzare delle vere opere d’arte…”

Rosanna Della Valle (classe 1944, nata a Caserta e romana d’adozione) nasce come allieva di grandi Maestri tra i quali: Aldo Calò, Ettore Colla, Leonardo Leoncillo, Alberto Ziveri, Francesco Placidi, Michelangelo Conti. Artista poliedrica, la Della Valle realizza le sue opere adottando diverse forme di espressione e spaziando su tematiche differenti e tecniche varie dedicandosi con particolare attenzione alla ritrattistica e alla pittura figurativa. L’artista utilizza materiali misti e di recupero.  Focalizza la sua ricerca su sperimentazioni compositive e materiche. Realizza opere in cartapesta.

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Il bottaio

Ha partecipato a numerose manifestazioni artistiche di alto valore culturale: a Palazzo Reale di Caserta (fa parte del gruppo della Nuova Maniera Italiana del Sud); Palazzo Ruspoli a Bracciano, Roma;Galleria degli Orafi Spoleto; Palazzo Laurenti, Spoleto; Biblioteca Comunale di Bracciano; Castello di Nemi, Roma; Chiostro di San Nicolo’ a Spoleto; Museo di Corridonia, Macerata; Palazzo Ancaiani, Spoleto; Ambasciata dell’Irak Santa Sede, Roma; Biblioteca Comunale Sperelliana, Gubbio; Regione Lazio, Roma; Chiostro di Monteleone di Spoleto; Palazzo Leti Sansi, Spoleto; Palazzo Torlonia di Avezzano; Palazzo Comunale di Todi; Museo di Cassibile, Siracusa; Palazzo Comunale di Civita Castellana; Università Del Seraphicum, Roma; Museo Mitreo, Roma; Museo della Fanteria, Roma. L’artista è conosciuta e apprezzata all’estero: Spagna, Grecia, Polonia etc..

Rosanna Della Valle,  quando hai iniziato la tua attività artistica scoprendo che era la tua strada da percorrere nella vita?

E’ lontano il tempo in cui ricordo, avrò avuto tre o quattro anni, di aver avuto il primo complimento e  lo sguardo  incredulo di mio padre, quando volendomi insegnare a  disegnare un tavolo su una lavagna lo aveva rappresentato frontale, con due gambe ed un cassetto presi il gessetto dalle mani del mio “insegnante“ e disegnai il piano del tavolo quasi in prospettiva dal momento che feci un parallelogramma rettangolare ai quali estremi feci cadere le quattro  gambe anche questo in maniera prospettica ed appoggiai sul piano un vaso di fiori. Certamente, prima di allora nessuno mi aveva dato un qualche insegnamento e il fatto che io lo abbia rappresentato così è da attribuirsi a pura istintività……….ma anche a predisposizione: ma  credo proprio che il merito sia da  attribuirsi alla genetica, che gioca un bel ruolo nella trasmissione di certe caratteristiche, dai genitori ai figli. Da allora, fu tutto un fiorire di “ naturali sorprese” giocavo a dipingere, a fare bamboline di carta pesta. Fin da bambina quindi ho respirato” il profumo dell’arte”, l’odore emanato dalle pitture, dalle colle, dalle essenze penetrava nelle narici e mi inebriava. La sera , prima di andare a dormire, annusavo le mani di mio padre che, per altri, avrebbero “puzzato” di colori ed  essenze, per me – invece – profumavano intensamente, richiamandomi alla mente solo sensazioni positive e  rassicuranti. Non sono mai stata cosciente  fino in fondo di quali e quante opportunità mi abbia offerto la vita: ma ho sempre avuto la gioia e l’onore di essere stata contornata da grandi e valenti Maestri .Questo capitava perché –almeno fino ad un certo periodo- non percepivo appieno l’importanza del trasporto verso l’arte; ero stata educata  a non apprezzare coloro che operavano in questo settore , poiché gli artisti erano ritenuti tutti “nullafacenti“ tant’è che anch’io mi sentivo tale, essendo attratta terribilmente  da questa attività, da questo modo di essere. Ma era un richiamo per me irresistibile:  sentivo  di non far male a nessuno, non importavano  le dicerie negative nei confronti di coloro che si dedicavano completamente all’arte ,capivo di star bene con me stessa e di conseguenza con gli altri,  quando disegnavo o dipingevo o creavo giocattoli. Crescendo, ho avuto le idee molto chiare, decidendo di intraprendere gli studi artistici presso l’Istituto Statale d’arte di Napoli con annesso Magistero. Da allora non ho più smesso. 

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Lo spazzacamino

 “Vecchi mestieri” è il titolo della mostra alla quale hai partecipato con ben 44 opere.  Ce ne puoi descrivere qualcuno?

Fra tutti prediligo il mestiere di balia asciutta per il semplice fatto che lo lego all’allattamento, quindi allo stretto rapporto che si crea tra il  piccolo neonato e  colei che assicura la crescita sana, quindi la continuità. Descrivo brevemente quest’attività dal momento che anch’io ho avuto bisogno della balia alla quale sono  legata affettuosamente e con la quale mantengo ottimi rapporti  di parentela nonostante la lontananza.  Era uso, nei casi di  necessità, affidare il neonato ad un’altra puerpera scelta spesso tra i familiari affinché  provvedesse all’allattamento mentre questa nutriva un proprio figlio altrettanto di tenera età.  In seguito, tale necessità, divenne anche un vezzo tra le dame delle  classi sociali più agiate, preoccupate che – con l’allattamento – la propria bellezza potesse sfiorire. Questa pratica era posta in essere nei casi in cui la madre del neonato non poteva  allattare per cause inerenti il parto (eccessiva debolezza post-partum o presenza di altre affezioni), o quanto alla stessa mancava il latte.                                                                                                   Era ovvio che frequentemente si venissero a creare forti rapporti affettivi tra l’infante e la balia, come pure tra questo ed il fratello di latte (ossia, il figlio della balia) . L’affermazione del latte artificiale ha fatto sì che questo mestiere tramontasse definitivamente, anche se con minore rapidità di quanto si possa ritenere, specie per le conclamate proprietà del latte umano. A questo mestieri ho dedicato l’opera “La balia asciutta”, monocolore su foglio A4, carta battuta a mano, disegnata a mano libera con pennino e inchiostro di china.

3 locandina Vecchi mestieri 212x300Quali ritieni siano i vecchi mestieri da salvaguardare e perché?

Non c’è un mestiere di mia preferenza che desidererei continuasse nel tempo: tutti hanno una grande importanza ed un modo di essere, ma, dovendone sceglierne uno… quello del fabbro. Desidererei  continuasse per sempre: reputo  che gli oggetti realizzati da una figura così importante per la collettività siano di pari bellezza a quelli  di uno  scultore. Mi incanta la capacità di questi artigiani di forgiare a suon di martello battente utensili “ unici” perché non ripetibili . Oggi, con la meccanizzazione, quello che veniva realizzato “a mano“ si realizza con le forme, che pur nella loro perfezione, non emanano calore e forma dei vecchi tempi.

(RIPRODUZIONE RISERVATA, Masha Sirago © copyright Masha Sirago, mashasirago@gmail.com)

 


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