La Lega Nord è già a caccia di consensi

//   25 novembre 2011   // 2 Commenti

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Francesco Saverio Di Lorenzo Presidente ASSOCIAZIONE CULTURALE ONLUS “CARPE DIEM, nata in Calabria, sodalizio che ha nel proprio DNA la cura della legalità e la crescita civile dei cittadini.

Autore del libro UNAVITA IN PRESTITO – COME D.I.A. COMANDA.

Il primo atto approvato dal Consiglio dei Ministri dell’era Monti è stato il secondo decreto attuativo di Roma Capitale. Si tratta di un provvedimento che conferisce nuove e maggiori competenze a Roma in materia di commercio, edilizia, trasporti e pianificazione urbana.

Se non si fosse intervenuti tutto l’impianto legislativo sarebbe crollato e quindi la decisione del Consiglio dei Ministri si è tradotto sostanzialmente in un atto dovuto, anche per confermare il lavoro sino ad oggi svolto e dare effettivi poteri di governo a Roma, l’unica in Europa a non avere ancora acquisito lo status di Capitale nazionale.

La Lega, sorniona, era ciò che stava aspettando e cogliendo immediatamente il segnale, come solo lei sa fare, ha colpito. Infatti, Luca Zaia, Presidente della Regione Veneto, ha dichiarato ai giornalisti: “Se il buongiorno si vede dal mattino questo è un pessimo giorno. Mi sarei aspettato – ha proseguito – che vi fosse almeno un provvedimento per la disoccupazione giovanile, o rispetto all’occupazione in generale che è un’emergenza. Penso – ha concluso – che quantomeno esteticamente si dovrebbe istituire la condizione della pariteticità, un decreto per il Nord e uno per il Sud”.

Va detto che il testo varato detta tutta una serie di funzioni, poteri e competenze, anche obblighi, che valorizzeranno senza alcun dubbio il ruolo che compete a Roma in qualità di Capitale e città metropolitana europea.

La Lega non ci sta. Ora che si è tolto i lacci ed i laccioli istituzionali e ufficiali, eccola pronta a cavalcare la solita tiritera del sentimento padano, chiusa nel suo ambito, sempre meno nazionalista e sempre più separatista, a maggior ragione ora che cominciano a profilarsi venti di elezioni. Le mosse poste in atto da Bossi sin dal momento della nomina a Mario Monti sono state strategiche. In Parlamento ha fatto dichiarare al suo rappresentante  che la Lega non avrebbe votato la fiducia, come di fatto è accaduto e ponendosi in tal modo all’opposizione. Di contro il PDL ha votato la fiducia a Monti ed in blocco ha salutato positivamente le norme su Roma Capitale. Un matrimonio quello tra la Lega ed il Pdl cessato di fatto se non ancora di diritto. I sintomi ci sono tutti e le previsioni vanno tutte in tal senso. A riprova  l’incontro settimanale con cena ad Arcore tra Bossi e Berlusconi è saltato e, ritengo, definitivamente.

Il Pd non è stato certo a guardare e Nicola Zingaretti, Presidente della Provincia di Roma ha dichiarato: “Grazie a Mario Monti che ha fatto in tre giorni ciò che il precedente Governo, Lega-Pdl, non ha saputo fare in tre anni”.

L’approvazione “è un successo del Pdl con una grande attenzione da parte nostra. perché questo decreto era stato elaborato dal governo Berlusconi. Da quando Calderoli inserì la norma su Roma Capitale nelle legge delega sul federalismo fiscale e dopo la questione dei Ministeri al Nord, la Lega si è messa totalmente di traverso. Oggi si sente che non è più al governo, quindi, questo è un successo, trasversale, nei confronti di chi voleva discriminare Roma – ha dichiarato il Sindaco Gianni Alemanno”. Dove essere stata una convivenza difficile e martoriata quella tra Lega e Pdl.

Ma a parte ciò, si sta profilando in Parlamento un’alleanza senza precedenti, dato che il Pd ed il Pdl hanno votato Monti ed entrambi sono pronti a sorreggerlo fino al termine della legislatura. Una situazione anomala che non convince e non  fa presagire nulla di buono. Le lunghe battaglie dentro e fuori il Palazzo hanno dimostrato che il binomio difficilmente potrà risultare vincente in prospettiva di risanamento e di rinnovamento.

La Lega è messa nettamente meglio. Si è chiamata fuori e che si scannino gli altri sulle riforme e sui tagli che a breve colpiranno gli italiani. D’altronde, si sa, i suoi interessi non collimano con quelli nazionali. Questi anni che è stata al Governo ha posto paletti e riserve territoriali, senza mezzi termini. Il suo programma era e rimane la secessione e la divisione dell’Italia, ora può gridarlo con forza al suo elettorato.  La sua Dirigenza ha già iniziato la compagna elettorale e c’è da giurarci che le sue divisioni interne rientreranno come da prassi.


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2 COMMENTS

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  2. By Rodolfo, 24 ottobre 2017

    Come mai la Lega non è intervenuta quando i Fondi Fas, destinati al Mezzogiorno, sono stati spesi al Nord? Tanto per citare soltanto il “caso” più eclatante!

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