La fissa dei segugi di Damilano per l’avvocato amico di Fontana

//   5 agosto 2019   // 0 Commenti

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Tra i vari personaggi che la vulgata del Russiagate ha tentato di costruire c’ è Andrea Mascetti da Varese. Fa l’ avvocato e non ha mai nascosto le sue simpatie a destra. Finita l’ era del Movimento sociale italiano ha strizzato l’ occhio alla Lega, pur restando nell’ area degli identitari e sovranisti. E da fondatore dell’ associazione culturale Terra Insubre ha animato più di un simposio su identità e cultura del territorio al Circolo Ra Ca’ dur Barlich a Varese.
Nel 2016 dal Carroccio gli hanno affidato il compito di creare un gruppo di lavoro che avrebbe dovuto tirare fuori il programma su federalismo, autonomia e rapporti con l’ Unione europea.
Ed è per questo che viene indicato come leghista. In realtà, come lui stesso ha raccontato, la tessera ce l’ ha, ma non svolge più da tempo attività politica diretta per mancanza di tempo. Mascetti, d’ altra parte, è preso dal suo studio legale, dalla nomina nel cda di Italgas, società quotata in Borsa a controllo pubblico (inserito nella lista degli amministratori non dalla Lega, ma dai fondi d’ investimento) e dagli incarichi nel cda di Banca Intesa a Lugano e in Russia.
E siccome il suo curriculum ha tutte le carte in regola per indicarlo come un potente banchiere (nel 2013 in Fondazione Cariplo è entrato nella Commissione centrale di beneficenza, l’ organo che decide i criteri con cui l’ ente assegna i propri contributi, e nel 2015 è passato al gruppo Intesa) è bastato che saltasse fuori il suo nome durante la chiacchierata registrata all’ Hotel Metropol di Mosca per affibbiargli la parte della comparsa nel racconto del Russiagate.
Infatti, parlando di Banca Intesa, i tre italiani e i tre russi seduti al tavolo dell’ hotel dicono: «La Lega ha un uomo nel cda a Mosca. Possiamo parlare con lui». Mascetti l’ ha liquidata così: «Mi sembra fantascienza, un guazzabuglio di cose senza capo né coda». E infatti sull’ Espresso hanno dovuto scrivere che «su di lui, va detto, nessuna prova, nessun fatto concreto, solo il suo nome buttato nella ormai celebre chiacchierata al Metropol». Poi ha aggiunto di non aver nessun rapporto con la Russia, se non per le attività del consiglio della banca, e che nessun organo della Lega gli ha mai assegnato alcun incarico all’ estero.
Ma siccome è amico del governatore lombardo Attilio Fontana, oltre ai buoni rapporti con Matteo Salvini, qualcosa bisognava pur imputargliela a mezzo stampa.
E allora è saltato fuori, sempre sull’ Espresso, un contratto con la Regione «in qualità di esperto per gli affari legali e istituzionali».
Compenso: 50.000 euro annui. La premessa è che in passato, una dozzina di anni fa, Fontana aveva assistito Mascetti in una causa per diffamazione nella quale aveva trascinato in Tribunale Michele Santoro, vincendola anche. E, poi, da sindaco di Varese, aveva anche dato l’ ok definitivo per l’ ingresso di Mascetti nella commissione centrale di beneficenza della Fondazione Cariplo.
Ma torniamo alla nomina da tutore degli affari legali del governatore: come ha potuto accertare La Verità, contattando fonti molto vicine a Mascetti, risale al 17 maggio 2018. La delibera di giunta regionale è la numero 126. Ed è vero che l’ avvocato Mascetti accettò l’ incarico.
Ma dopo tre mesi, a causa dei carichi di lavoro che nel frattempo erano cresciuti nel suo studio professionale, ha lasciato, rassegnando le dimissioni. E per i tre mesi di lavoro? Gli spettavano 12.500 euro. Ai quali l’ avvocato, però, ha rinunciato.
F. Ame.

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