La fame e la sete dell’Asia cambiano i vecchi equilibri

//   16 novembre 2011   // 0 Commenti

La geografia cambia la storia, l’ambiente incide sulla politica. È un concetto non
nuovo, né eccentrico. Tuttavia in Asia acquista maggiore forza per almeno 2 motivi:
la velocità che alimenta il fenomeno, le sue immediate ripercussioni planetarie. Se centinaia di milioni di persone si affacciano ai consumi o più semplicemente richiedono acqua potabile e cibo più nutriente, i vecchi equilibri inevitabilmente soffrono. Se migliori condizioni di igiene e profilassi fortunatamente allungano la vita media, i mezzi da impiegare per il loro sostentamento diventano scarsi.

È un by-product del progresso, una conquista sociale che impone un uso più razionale delle risorse. L’Asia ha accelerato la drammaticità della sfida; con le sue dimensioni e con la sua crescita ha imposto un dibattito globale i cui esiti valicano gli aspetti sociali per giungere nei gangli economici di governi ed aziende. Per la prima volta nella sua storia la popolazione urbana della Cina ha raggiunto quella rurale. I contadini hanno affollato le fabbriche, nuovi centri cittadini sono cresciuti, le grandi città sono divenute megalopoli. Le campagne, con meno contadini, devono rifornire i cittadini, sempre più numerosi ed esigenti. Il paese ha poca superficie coltivabile e la sua secolare parcellizzazione non è sufficiente ai bisogni di un’economia sviluppata. La parte più popolosa della Cina è circondata da zone aride se non desertiche. La gestione delle acque diventa cruciale ed oggi non è più sufficiente la regolazione del Fiume Giallo e dello Yangtze secondo la tradizione imperiale. La Cina ha deciso di diventare
uno dei leader mondiali nella desalinizzazione.
Gli impianti in funzione lavorano su tecnologie d’importazione, ma l’ultimo piano quinquennale ha devoluto fondi immensi per la costruzione di un’industria nazionale. Le necessità del Paese precedono i profitti del futuro. In questo campo è necessario infatti assicurarsi l’autosufficienza,
così come è stato fatto con l’industria solare e come si è investito per ridurre la dipendenza
energetica dal petrolio.

Anche l’India, pur nella sua diversità strutturale, soffre gli stessi problemi. La requisizione di terre ai contadini provoca resistenze anche violente, mentre il
Paese non riesce a prevedere le precipitazioni monsoniche che nella loro erraticità determinano perdite nei raccolti o catastrofi naturali. Un sistema di irrigazione compiuto ancora non esiste e oggi la pioggia o i flussi di acqua sotterranea decidono i destini di milioni di persone. L’inflazione alimentare, le tensioni sociali, le migrazioni incontrollate negli slum cittadini sono la conseguenza della scarsità e della gestione insufficiente. Il mondo dell’economia e della campagna acqua e sanita dell UNICEF mainstory1finanza ha da tempo compreso sia la drammaticità sia le opportunità
che da questa situazione derivano. La gestione delle utilities coinvolge politiche economiche strategiche. La quotazione in Borsa di aziende attive nelle esplorazioni e nella ricerca risente del ciclo favorevole della natura. Mai come ora il connubio tra natura e economia, tra ambiente
e profitti è diventato così stretto. Al di là della retorica e della facile condivisione, appare chiaramente come sia possibile non soltanto creare ricchezza nel rispetto, ma anche con il rispetto della natura.


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