LA DOPPIA FACCIA DELLA PEDOFILIA

//   14 agosto 2011   // 0 Commenti

pedofilia

I cultori della materia ci hanno spiegato la differenza tra colui che orienta la libido (pedofilo) pur non commettendo reati, dal child molester, persona che abusa di bambini. Il confine è molto labile ed a volte è questione di “lana caprina”, distinguere e decifrare le due categorie.

Teorie a parte, ci troviamo di fronte ad un emisfero subdolo, surreale e squallido. Insospettabili che in pubblico mostrano il lato ufficiale, in privato, sono capaci di trasformarsi incredibilmente sfogando la loro libido in atteggiamenti inimmaginabili.

Durante il mio peregrinare per le scuole italiane, impegnato a discutere con dei giovani studenti proprio su questo tema, qualche tempo fa venni avvicinato da una mamma che volle seguire la lezione che stavo tenendo nella scuola di un paese della Calabria. Al termine del mio intervento si avvicinò e mi raccontò, con mia grande sorpresa, la sua storia personale. Era una bambina poco più che adolescente. I genitori lavoravano entrambi, motivo per cui era costretta a rimanere per buona parte della giornata sola in casa. Non c’era da preoccuparsi, il paese era piccolo, ci si conosceva tutti e poi, i vicini erano stati avvertiti, in caso di bisogno sarebbero accorsi immediatamente a casa dalla bambina. Annabella era una giovane graziosa, vispa, giocosa, profondamente tranquilla e succube del volere dei “grandi”, non poteva contrariare quell’uomo anziano che si intrufolava in casa, certamente lo faceva per il volere della mamma ed il papà. Fatto sta che per anni subì violenza da un “signore” distinto e per bene, marito della vicina, amici di famiglia.

Si è ancora vivo e vegeto, ha dei figli e fa una vita normale, servito e riverito dalla comunità. Vive come se nulla fosse. E’ tardi per denunciarlo, chi mi crederebbe. Volevo che lo sapesse, così può farne tesoro e raccontarlo”.

Ecco signora Annabella l’ho fatto. Lo dovevo.

Questi ignobili personaggi si nascondono e si trovano tra noi, sono tra le persone che reputiamo normali. Professionisti più disparati,  ipendenti pubblici e privati, preti, ecclesiastici, non c’è una categoria che ne sia immune. Giorni or sono ho scoperto che persino un poliziotto è incappato nel vizietto. Insomma, non c’è da stare tranquilli per nulla.

Il punto di domanda è: “possiamo difenderci?”.

Possiamo eccome. Intanto recuperando il ruolo genitoriale. I nostri ragazzi sono chiusi in se stessi, spesso sono soli nelle proprie stanzette tra video giochi e diavolerie di questo genere, impalati a seguire programmi televisivi, sembrano degli zombi. Coinvolgiamoli nella nostra vita, confrontiamoci con essi, dialoghiamo ed interroghiamoli con garbo, non con l’interrogatorio tipico e burbero da genitore impenitente ed autoritario, lasciamo che ci raccontino le loro di storie e le loro vicende, il rapporto con i compagni, con le insegnanti che siano, non prevarichiamoli, né attacchiamo le loro idee strampalate e sconclusionate. Facciamo finta di essere interessati e seguiamo il loro percorso mentale. Usiamo un po’ di sana psicologia, insomma.

In un mondo così egoista ed individualista, legato più all’apparire che all’essere, dove si bada più al capo firmato che all’educazione ed al rispetto, saremo capaci di recuperare ancora i valori di un tempo?

Dobbiamo provarci, quanto meno!

 


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