La bufala della «negoziazione assistita»

//   18 maggio 2015   // 0 Commenti

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La fretta con cui l’attuale legislatore modifica o innova le leggi, nell’ansia di definire con urgenza l’arretrato del processo civile, ha ripercussioni imbarazzanti sui processi di separazione, divorzio, famiglia di fatto, minori…
Articoli e parole in libertà, in questa materia, che mettono in grande confusione il cittadino il quale crederà «di poter fare tutto da solo», oppure, tramite l’avvocato in tempi brevissimi, a basso costo, risparmiandosi di andare dal giudice. Non è così!
Infatti il legislatore, non soltanto non ha equilibrato le norme ridisegnandole e allineandole alla cultura e alla trasformazione del costume, ma ha affidato la decisione sul conflitto (dei partners) a una negoziazione tra avvocati che, per rendere valido l’accordo (se si riesce a farlo) dovranno –prima- spiegare per filo e per segno al cliente quello che dice la legge rispetto all’obbligo di mantenimento (dei figli, ma anche della moglie) perché il cliente deve dare, in caso di accordo, «consenso consapevole» alle proposte che verranno avanzate dall’altro avvocato.
In questo caso gli avvocati dovranno scrivere il tenore dell’accordo che verrà poi sottoscritto dai clienti (gli avvocati ne autenticano le firme) ed entro 10 giorni dovranno mandarlo al Pubblico Ministero che è obbligato a dare parere. Se questo parere sarà negativo (specialmente in presenza di figli minori) il P.M. entro cinque giorni dovrà mandare tutto al Presidente del Tribunale che dovrà convocare i coniugi entro trenta giorni e inizierà gli incontri.
E potrà modificare l’accordo Stando così le cose, il cittadino deve farsi la domanda: “gli avvocati costano sia che devono scrivere, sia che passino ore a discutere… se arrivo all’accordo con il coniuge, a proposito dei nostri figli, sono sicuro davvero che tutto finisca rapidamente?”
La risposta è no! Soprattutto in presenza di figli minori perché sia il P.M. che il Presidente del Tribunale farà minuziosamente i conti nelle loro tasche tramite la polizia tributaria e fiscale a ciò abilitata dall’art. 337 ter c.p.c., con accesso alle banche dati e alle informazioni dell’Agenzia delle Entrate.
In tal senso si è già pronunciato il Tribunale di Milano –sez. IX con ordinanza 5.4.2015-.
Allora??
Allora, poiché il cittadino senza figli e senza questioni economiche, può fare da solo accontentandosi della sola pronuncia di separazione (o di divorzio) vada dall’ufficiale dello stato civile che lo chiamerà per la sottoscrizione.
Quello che è certo, a nostro parere, è che saranno pochi gli avvocati che metteranno a rischio la loro reputazione per seguire “la negoziazione”, sino a quando il legislatore non correggerà norme di diritto tanto negligenti. Andare dal giudice è molto meglio!


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