L’Italia cammina come il gambero

//   14 dicembre 2011   // 2 Commenti

burocrazia

Francesco Saverio Di Lorenzo Presidente ASSOCIAZIONE CULTURALE ONLUS “CARPE DIEM, nata in Calabria, sodalizio che ha nel proprio DNA la cura della legalità e la crescita civile dei cittadini.

Autore del libro UNAVITA IN PRESTITO – COME D.I.A. COMANDA.

Chiunque abbia avuto o abbia a che fare con la burocrazia statale e le sue propaggini si rende facilmente conto quanto sia complicato per un cittadino svolgere anche le normali attività giornaliere. File interminabili, informazioni poco chiare, dipendenti scorbutici, depressi e spesso impreparati, uffici eccessivamente decentrati e per finire in bellezza, la contravvenzione per aver lasciato la macchina fuori le strisce dopo un’attesa lunga e snervante in cerca di un posto che non si è trovato.

Vivere in queste condizioni è davvero impossibile e le strutture amministrative  non aiutano di certo il povero contribuente a rasserenare gli animi. Le cartelle pazze giunte nelle case degli incolpevoli destinatari dimostrano la poca attenzione che alcuni uffici pubblici e grandi aziende hanno nel trattare materie tanto necessarie quanto determinanti.

La Pubblica Amministrazione o gli uffici che gestiscono beni di consumo e di prima necessità, come la luce, il gas, solo per fare un esempio, non sono entità astratte, sono composte da gente che ha un nome ed un cognome, persone in carne ed ossa e quindi identificabili. Fermo restando, che errare umanun est e lungi dal puntare il dito verso chi sbaglia in buona fede o per eccesso di lavoro, mi verrebbe da chiedere quando ed in che modo viene punito chi con leggerezza e poca attenzione esercita il proprio ruolo disattendendo o peggio applicando norme ed articoli di legge palesemente errati. A chi non è capitato di essere stato ingiustamente additato come evasore e non lo era, o chi si vede messo in mora ingiustamente per mancato pagamento, o peggio, dover rispondere in Tribunale per un reato del tutto estraneo alla vicenda, solo perché la routine e le consuetudini di quell’ufficio sono andate magari sempre in quella direzione?

Se facessimo un’indagine demoscopica sul gradimento e la soddisfazione dei cittadini nei confronti dei servizi erogati al pubblico, i risultati sarebbero imbarazzanti. Non a caso si sono moltiplicati i programmi radio-televisivi, dove vengono messo in risalto le lungaggini della burocrazia o la sua irresponsabile gestione. Ci sono voluti decenni affinché la stessa Amministrazione pubblica accettasse e facesse passare a regime, ad esempio, l’autocertificazione, cioè la possibilità da parte del cittadino di dichiarare alcune sue prerogative assumendosene la responsabilità, senza dover ricorrere a certificazioni o a spese inutili. Il sistema fa acqua da tutte le parti e la ritrosia della gente nell’affezionarsi a tutto ciò che è pubblico non è dovuto a forme di anarchica immotivata, ma si basa su dati di fatto che negli anni hanno fatto si che oggi ciò divenisse certezza.

Lo Stato si difende creando ed istituendo agenzie e direzioni con il compito di scovare il cittadino infedele. La decisione di far nascere EQUITALIA con la famigerata GERIT, l’Agenzia incaricata di riscuotere i tributi ed i contributi nazionali, non è altro che una forma pedissequa di tendenza a chiudere i legami democratici e civili che sono necessari tra chi amministra e chi è amministrato. In tal modo si esasperano gli animi e la vita di intere famiglie che si vedono soffocati letteralmente da atti e procedure senza scampo. Il pacco bomba inviato da scellerati all’indirizzo del Direttore di quell’Ufficio, al quale va la piena solidarietà, potrebbe risalire ad esagitati di questo genere.

Il nostro è un sistema vetusto che stenta ad adeguarsi all’innovazione, alla tecnologia, ad una mentalità che guarda avanti. Esistono, ancora oggi, una pletora di pubblici funzionari e dirigenti che non sanno usare il computer e si pongono in forma negativa verso lo snellimento di procedure che farebbero perdere minore tempo ed ottenere maggiori risultati.

Si parla della fuga di “cervelli”, possiamo tranquillamente parlare anche della fuga di cittadini, quelli comuni, che vanno in altri Paesi dove è possibile e meno complicato costruirsi un futuro. Piccoli, piccolissimi imprenditori che, non riuscendo a promuove progetti ed attività commerciali, si trasferiscono in Germania, in Inghilterra, in Spagna, abbandonando il nostro Paese, sempre più invischiato nel mare magnum della burocrazia e delle scartoffie.

Un Paese che va indietro come il gambero non ha futuro ed una classe politica che ha abdicato al suo ruolo, parandosi dietro un governo di tecnici, rivela palesemente il degrado e il default sociale della nostra Italia.


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2 COMMENTS

  1. By chiara brusciano, 21 novembre 2017

    Non credo che nel 2011, prossimo al 2012, ci sia “una pletora di pubblici funzionari e dirigenti che non sanno usare il computer” tanto da mettere in crisi la burocrazia italiana. Mi sembra che sia le aziende private che l’amministrazione pubblica investono in corsi informatici affichè gli impiegati possano usare al massimo i software ideati ad hoc che ogni lavoratore oggi giorno utilizza per ottemperare alle esigenze del consumatore; medici di famiglia alle prese con rilasci di certificati on line, commercianti con casse automatizzate, liberi professonisti che gestiscono i loro clienti anche al di fuori dei loro uffici perchè in possesso dei loro note-book pronti a fornire tutte le risposte.In famiglia i figli eruditi a sufficenza dalla scuola e dalla loro esperienza di autodidatti insegnano informatica ai genitori e perfino i centri anziani svolgono lezioni ai nostri nonnetti su come usare internet e fargli accalappiare le offerte vantaggiose su GROPOUN O GROUPALIA per un percorso benessere piuttosto che per un menu’ pizza piuttosto che per un week-end in qualche città europea.
    Il problema della pubblica amministrazione è invece quello, secondo il mio punto di vista, di non saper gestire le risorse umane. Spesso la forza lavoro è mal gestita o meglio è posta in uffici in settori che guardano a soddisfare le esigenze dei dirigenti piuttosto che alle richieste dei cittadini. La famosa mobilità di cui si parla tanto non è stata mai attuata per le esigenze di quegli uffici oberati che avrebbero bisogno di molto più personale per smaltire pratiche e per rispondere celermente agli sportelli spesso affollatissimi da persone assetate di risposte. Le tante risorse umane a disposizione si potrebbero utilizzare per il pubblico piuttosto che al servizio di funzionari o dirigenti che richiedono servigi personali ( l’autista, chi gli fa il caffè, chi gli porta i giornali, chi gli apre la porta ecc. ecc.). Il lavoratore,fra l’altro, che abbia la possibilità di esprimere in modo totalitario il suo profilo professionale anche nell’amministrazione pubblica potrebbe essere soddisfatto e appagato di servire lo stato e fare della sua giornata opera buona per la collettività ,spesso invece, nei pubblici uffici il lavoratore è messo all’angolo in posti dove è obbligato a stare per pianta organica ma che di fatto non serve a nulla e la colpa non è la sua ma di quelle persone che occupano ruoli dirigenziali che non hanno la capacità intellettuale ed etica di prendere carta e penna per cercare di modificare e quindi ottimizzare l’andazzo dell’iter burocratico italiano.

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    • By Francesco Saverio Di Lorenzo, 21 novembre 1164

      Gent.ma interlocrutrice condivido appieno le sue conclusioni. Seppure in maniera diversificata ha completato il mio ragionamento che rimane sempre lo stesso: la P.A. non funziona!
      La mia ultratentennale esperienza mi ha fatto conoscere ambiti e settori dell’Italia tanto inefficienti da rimanere incredulo. Non intendo convincerla, nè sono pessimista sul futuro, a volte la critica e la discussione può servire a conoscere ed evidenziare un problema e magari cambiarlo, in meglio, intendo. Non crede?

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