L’industria italiana nel mondo

//   5 agosto 2011   // 0 Commenti

_img_chisiamo_chisiamo1

Il Gruppo Riva, da oltre 50 anni leader nel settore siderurgico italiano ed europeo, che con 35 siti produttivi sparsi nel mondo controlla tutti gli stadi della filiera siderurgica, nonostante la crisi economica che ha colpito in maniera indiscriminata tutti i settori industriali e ogni tipo di impresa, potrebbe chiudere il 2011 con un salto dei ricavi del 40%, intorno ai dieci miliardi.

fabioriva 0001 copia 150x150

Fabio Riva

Fiero di questo successo, Fabio Riva, vicepresidente del gruppo Riva, ci tiene a precisare però che l’azienda deve sostenere dei costi altissimi, costi che partono alla base, ovvero dall’acquisto delle materie prime (carboni e minerali in primis), i cui prezzi ultimamente si sono decisamente impennati. “Quest’anno i nostri conti torneranno in nero, ma soltanto di poco”, dichiara il vicepresidente del Gruppo.

Il fenomeno della domanda di acciaio non interessa solo l’Italia, ma anche l’estero: il 35% dei ricavi dell’azienda siderurgica proviene dall’UE, in particolare da Francia e Germania, dove il Gruppo Riva è presente fisicamente, con impianti produttivi capaci di raggiungere oltre il miliardo di fatturato e due milioni di tonnellate in acciaio. In una situazione critica come quella italiana, dove edilizia, infrastrutture e consumi sono sotto zero, fa notare Fabio Riva, è bene aprire gli orizzonti e guardare all’estero.

Il vicepresidente si sofferma anche sull’imminente rilevazione delle due centrali Edison nello stabilimento di Taranto, centrali indispensabili per l’azienda perché produttrici di energia elettrica a partire dai gas generati dal ciclo di lavorazione di acciaieria, cokeria e altiforni di Taranto, e che saranno di proprietà del Gruppo per fine anno, al prezzo di 160-165 milioni di euro. Ma dove risiedono i finanziamenti per investimenti di queste dimensioni? I maxi investimenti rientrano nella routine del mercato a capitale intensivo come quello siderurgico, e quando i finanziamenti non arrivano ci si ritrova nella drammatica situazione della Lucchini di Piombino, affossata da un debito incalcolabile che la sta trascinando nel baratro del fallimento.

Con un’industria sparsa in 3 continenti, 22mila addetti, 7,8 miliardi di fatturato e 14 milioni di tonnellate di acciaio prodotto ogni anno, il Gruppo Riva però confida nel futuro dell’impresa, e con l’imminente rilascio da parte del Ministero dell’Ambiente dell’Autorizzazione integrata ambientale per il polo pugliese, guarda al domani a testa alta. E lo stesso Riva fiducioso dichiara: “Ora spero che il ministro lo firmi entro la fine della settimana prossima. Noi però non abbiamo mai smesso di investire nelle tecnologie ambientali più avanzate”.


Articoli simili:

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *