L’11 settembre dell’economia

//   18 luglio 2011   // 0 Commenti

NEW YORK

La manovra è passata come un treno ad alta velocità, poche le stazioni di fermata per fuggire dai pericoli della speculazione economica dei raider che come avvoltoi attendono la preda per fare cassa, come scrive Nicola Porro sul Giornale e tanti altri colleghi esperti di dati economici. Il pericolo scampato è solo momentaneo e le contromisure dovranno essere molto più concrete per dare segnali di stabilità ai mercati e far vedere agli avvoltoi che non siamo probabili cadaveri ma siamo in salute e abbiamo anche le borracce d’acqua per attraversare il deserto che porta all’oasi della “tranquillità ” della stabilità degli indici economici, noi non siamo esperti e ci limitiamo a fare alcune considerazioni di buon senso.

Come ogni manovra lascia contenti, pochi e scontenti molti, come ogni azione poco aggiustata e di emergenza come avvenne con Amato ai tempi dell’euro, anche oggi non si poteva fare meglio e soprattutto in fretta. Il Presidente della Repubblica ha fatto il suo dovere chiamando tutte le forze del Paese al capezzale del malato, che non deve contagiare i cittadini oltre quello che è stato fatto negli anni della corsa alla spesa pubblica raddoppiata con i Governi del pentapartito, la prima carica dello Stato quella alla quale il Paese guarda ha saputo responsabilizzare l’opposizione costruttiva, che aveva certamente anche la paura di rimanere con il cerino in mano ed essere punita ancor più severamente alla prossima conta elettorale. Si poteva fare meglio, incidere sulle spese della politica, ridurre auto blu e vari benefit in maniera più determinata ma tant’è. Una dimostrazione di collettività che se fosse applicata alle riforme strutturali, quelle che tutti dicono vanno fatte ma pochi spiegano come, con Tremonti che giustamente dice: qui non c’è non solo la trippa ma neanche la scodella, l’opposizione che dice disponibile ad essere responsabile ma senza Berlusconi, che è quello che hanno votato gli italiani, lo hanno votato perchè è17 anni che dice che renderà libero il Paese dalle zavorre del passato, snellendo la burocrazia, riformando la giustizia, abbassando le tasse, riducendo i parlamentari, riformando quei capitoli della Costituzione post fascista, e che si deve fare la rivoluzione liberale, le solite cose sulle quali tutti sono d’accordo ma che non si fanno…farle significa scacciare definitivamente il sinistro volteggiare degli avvoltoi, ai quali si dovrebbero tagliare le ali, perchè anche se riusciamo a scacciarli noi, presto troverebbero nuove prede, anche qui non solo l’ Italia che come sappiamo incide poco quando si muovono i grandi capitali internazionali, ma tutti i Governi dovrebbero coalizzarsi, approfondire la qualità e l’imparzialità delle agenzie di rating, adottare davvero misure che mantengano in equilibrio il valore delle monete dollaro/ euro che si fronteggiano sui mercati, rivedere i parametri europei di Maastricht a fronte della crisi di 4 anni fa. Affrontare con gli Usa obbiettivi economici di sviluppo globale, ricordiamo Obama che per spiegare i sacrifici che avrebbero fatto i cittadini parlò a Wall Strett ai finanzieri colpevoli indicando una nuova via dove la solidarietà dell’uno verso l’altro sarebbe stata la nuova stella del capitalismo costruttivo, sentenziò che i nuovi principi della concorrenza leale non prevedevano l’annientamento “NEW YORK 9 11Finanziaria 2010” perchè senza qualcuno al quale vendere un prodotto non si sarebbero avute fabbriche per produrre i beni di consumo, la forza di un paese si sarebbe misurata in base a quanta capacità di dialogo avrebbe avuto con gli altri per fare davvero sistema… con Fiat e Chrysler ci siamo riusciti, a distanza di anni Obama deve mercanteggiare con la sua opposizione repubblicana che lo sta cuocendo a fuoco lento, i nuovi parametri di spesa pubblica entro fine luglio pena il baratro dell’insolvenza, peggio di Berlusconi in Italia con Bersani & c.

La Cina che ha la fetta più importante di titoli Usa in pancia sta chiedendo garanzie sul proprio denaro, a noi Italia nessuno ci chiede garanzie sui Bot, anzi fortunatamente vanno tutti venduti alle aste nazionali e internazionali, allora anche quello che ancora viene recepito “l’ uomo più potente del mondo” sta provando proprio sulla pelle dei suoi cittadini che senza nuove regole non si va da nessuna parte e che i repubblicani hanno poca voglia di togliere le castagne dal fuoco al democratico che ha fatto un programma molto solidale ma per essere solidali ci vogliono i denari e gli Usa hanno forzieri vuoti e stampano moneta e aumentano le spese e ci vuole poco a capire che ogni salvadanaio già bucato se non ci metti i risparmi aumentando le entrate vai poco lontano, che le decisioni anche virtuose che un Paese adotta non sono determinanti per stare al sicuro dalle speculazioni in grado di bruciare ricchezze paese che sono ricchezze dei cittadini. Pensiamo solo a chi investe in borsa per dare capitali ad aziende con progetti industriali quando il valore dei titoli scende indipendentemente dalle capacità dell’azienda di produrre utili i risparmi scendono o si volatilizzano, avremo presto l’impossibilità delle quotate di sostenersi e chi aveva in serbo di quotarsi accantonerà il progetto, mentre abbiamo la Consob che dice “anche le Pmi devono pensare alla borsa, il sistema bancario non è in grado da solo di finanziare lo sviluppo”, come dire “vai avanti tu che a me scappa da ridere “… poi ci sono Russia, Brasile, India e tutti quei paesi che al G20, altra parata inutile, evidenziano problemi ma come si fosse nella più sfigata delle riunioni dove “top manager” si strappano i capelli sui cavillosi problemi evidenti e nessuno che prenda responsabilmente in mano la situazione suggerendo soluzioni con progetti concreti e lungimiranti davvero condivisi da tutti. Quando il terrorismo ha colpito al cuore il mondo con l’ 11 settembre tutti siamo corsi alle armi, abbiamo saputo stringerci intorno all’emergenza che colpendo gli Usa dimostravano che nessuno era al riparo, infatti poi Londra e la Spagna, anche allora c’erano anche motivi economici che hanno certamente cambiato lo scacchiere internazionale, ma i cittadini del mondo libero accettarono qualsiasi soluzione, missioni multimiliardarie, soldi sottratti a spese costruttive tolte ai bilanci di stati che già non ne hanno e Bin Laden & c. a fregarsi le mani.

Certo per chi produce armi grandi business, ma anche noi vediamo quanto ci costano le missioni, soldati morti a migliaia, attentati che ancora oggi anche se nessuno sembra accorgersene mietono vittime, la maggior parte delle volte innocenti, soliti effetti collaterali che vanno messi in conto sull’altare dei destini del mondo… Siamo davanti a nemici che sono visibili, che non seguono regole nella più totale anarchia, abbiamo già anche da contrastare il terrorismo su internet che viola tutti i giorni i sistemi quando cominceranno anche a falsare i parametri con spostamenti di capitali presunti ma che potrebbero alterare indici e mercati bruciando cifre che non sappiamo neanche pronunciare? Che si farà? Quando l’eccesso di democrazia è incontrollato, l’anarchia nella quale allignano progetti negativi trova terreno fertile, se vogliamo difenderci dagli avvoltoi per sempre dobbiamo scrivere e far rispettare regole che delimitano il parco nazionale nel quale possano volare, chi viola lo steccato punito con leggi severe ma soprattutto applicate, si devono approntare paletti irremovibili se non vogliamo che il volere di pochi determini il destino del mondo, come per il terrorismo che dall’11 settembre ha cambiato il mondo.

La crisi di 4 anni fa è stata un effetto del terrorismo finanziario, ma nessuno ha adottato le valide contromisure, il simbolo delle torri gemelle ha avuto un effetto sulle psicologie dei popoli concreto e drammatico, il terrorismo finanziario ha mietuto più vittime, milioni di famiglie sul lastrico, giovani senza prospettive, popoli che vedono solo grigio all’orizzonte e governi che ci dicono solo che si devono fare sacrifici per l’emergenza, mai nessuno che dia la speranza, che si metta l’elmetto per combattere il nemico, come diceva qualcuno “armiamoci e partite “, i popoli sono pronti alla “chiamata alle armi ” come dimostrano le accettazioni di manovre economiche lacrime e sangue che tutti subiamo, ma come ogni esercito pronto a morire sul campo per l’alto valore della patria abbiamo bisogno di credere in quello che si fa e perchè lo si fa, la speranza la si alimenta con il sogno di un futuro migliore, con condottieri che sappiano smetterla con la demagogia e gli annunci politici che distribuiscono sogni nelle campagne elettorali per poi dirsi impotenti davanti alle truppe. Il terrorismo finanziario e gli avvoltoi vanno sconfitti chi ha il dovere di rimboccarsi le maniche lo faccia, altrimenti come dice Tremonti, il Titanic affonda, forse anche la prima classe…


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