K2 Advisors: è finito il mondo della Fed così come l’abbiamo conosciuto finora

//   6 marzo 2019   // 0 Commenti

fti

Verso la fine del 2018 la volatilità è tornata alla ribalta nel mercato, accompagnata da numerose incertezze che hanno richiamato alla mente la Grande Recessione. K2 Advisors – realtà attiva nelle gestioni alternative, parte di Franklin Templeton – ritiene che le ultime turbolenze siano state legate a certe distorsioni dei prezzi di asset derivanti da azioni della banca centrale e spiegano che cosa significhi tutto questo per gli investitori, particolarmente per il veicolo delle strategie alternative.

 

Di Robert Christian (Senior Managing Director, Head of Research) e Brooks Ritchey (Senior Managing Director, Head of Portfolio Construction) di K2 Advisors.

 

 

Nel quarto trimestre 2018 sono riemerse dolorose memorie della “Grande Recessione”. La volatilità è tornata e classi di investimento in tutte le industrie, aree geografiche e strutture di capitale sono state messe a dura prova, spesso indiscriminatamente.

 

A nostro parere, quest’ultima tempesta è legata al fatto che i mercati stanno iniziando a stabilire i collegamenti tra un decennio abbondante di mercato rialzista per gli asset rischiosi e la sua associazione con l’elargizione di denaro dello Stato a condizioni convenienti. Ciò significa che sotto certi aspetti lo spettacolare rimbalzo di cui abbiamo goduto a partire dal 2008 aveva dei propulsori sintetici.

 

Mentre originariamente il massiccio programma di quantitative easing era stato messo in atto dalla Federal Reserve statunitense allo scopo di stabilizzare i mercati finanziari, con il passare del tempo ha creato distorsioni dei prezzi degli asset. Siamo convinti che ora stia iniziando una correzione di tali distorsioni.

 

La reazione del QE alla crisi del 2008 è stata rapida e sorprendentemente efficace, ma sotto molti punti di vista si è limitata a trattare i sintomi, senza prendere in considerazione le cause. Sostanzialmente è stata aggiunta al sistema una maggiore leva finanziaria, invece di eliminarla. Il debito è stato spostato da una nicchia all’altra e dal settore privato a quello pubblico. Inoltre, invece di costituire un intervento di breve termine, il QE è rimasto in atto per più di un decennio.

 

Qual è stato il risultato? I rendimenti obbligazionari sono stati spinti al ribasso e le azioni sono salite, mentre i costi del capitale venivano ridotti artificialmente. Ciò ha indotto molti investitori a dirigersi verso asset più rischiosi, incoraggiato la leva finanziaria ed, in certi casi, premiato la compiacenza.

 

Guardando al futuro, con l’inversione del QE ci attendiamo impatti significativi sui mercati obbligazionari e azionari. Rendimenti persistentemente bassi e il ruolo della Fed come “Buyer of Last Resort” (BOLR) non sarà una situazione permanente. Le dinamiche non sono sostenibili.

 

Infine, molti dei peccati finanziari della “Grande Recessione” (debito non garantito, eccessi di leva finanziaria e spesa e altri) non sono stati ancora interamente espiati. Arriverà prima o poi il momento in cui dovranno essere presi in considerazione i margini a livello mondiale.

 

Giusto nell’autunno scorso, abbiamo assistito a un calo dei mercati azionari e obbligazionari statunitensi in concomitanza con rialzi dei tassi d’interesse. Potrebbe sembrare un‘anomalia, ma riteniamo che, considerando che l’intervento della Fed è stato di pari sostegno alle obbligazioni e alle azioni, queste sono state ugualmente vulnerabili all’effetto opposto quando la banca centrale americana è tornata a irrigidire la propria politica. Sono questi i tipi di correzione delle valutazioni che prevediamo di osservare a mano a mano che saranno smantellati gli effetti artificiali del prolungato accomodamento monetario. Gli investitori che non sono preparati, nel 2019 potrebbero essere esposti a rischi non voluti.

 

Che cosa significa tutto questo per le strategie alternative? In una prospettiva molto ampia, diremmo che il contesto futuro è promettente. Mentre vendite forzose, indiscriminate e in preda al panico non sono mai positive per nessuno, una modesta volatilità ha effetti favorevoli, fornendo a strategie che prevedono una copertura intelligente un’opportunità per guadagni di alpha fondamentali su entrambi i versanti (long e short) delle operazioni.

 

Discretionary Macro

 

I gestori discrezionali possono trovare molte opportunità interessanti offerte dai rischi macro generali, inclusa la divergenza della politica della banca centrale a cui abbiamo già accennato e rischi geopolitici associati a cambiamenti di leadership in importanti aree economiche. L’importanza di questi fattori è stata evidenziata dalle recenti forti vendite del mercato e siamo convinti che continueranno a essere i propulsori della volatilità. I recenti aumenti di quest’ultima sono favorevoli per gestori con profili di rendimenti posizionati per sfruttarli a proprio vantaggio ed esperti nella diversificazione di classi di investimento, compresi materie prime, valute e reddito fisso.

 

Relative Value Obbligazionario – Sovrano

 

Nel medio termine sono presumibilmente destinati a persistere dati macroeconomici divergenti e reazioni politiche diverse dei responsabili delle banche centrali in mercati sia sviluppati che emergenti. L’azione sui prezzi che ne risulterà nei mercati globali del reddito fisso resterà prevedibilmente volatile, creando potenziali opportunità interessanti di negoziazioni e favorendo opportunità di valore relativo piuttosto che investimenti direzionali.

 

Long-Short Credit

 

Con il rialzo generale dei tassi d’interesse nel corso del 2018, ci attendiamo che la duration del portafoglio abbia presumibilmente trainato le perdite per certi investitori obbligazionari. Riteniamo che i gestori long/short credit siano ben posizionati, alla luce della duration inferiore dei loro portafogli, per generare alpha grazie alla crescente dispersione dei settori e dei rating. I gestori stanno individuando molte opportunità di acquisto in certi crediti specifici di qualità superiore, tenendo conto del recente ampliamento degli spread verso la fine dell’anno.

fti


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