MONSELICE: VICENDA ALLUCINANTE – Lo stop del TAR all’Italcementi blocca 150 milioni per 250 occupati

//   14 luglio 2011   // 0 Commenti

Non è purtroppo telenovela ma è la tragica realtà vigente nel made in Italy a Monselice in Provincia di Padova. Il Comune, Provincia e regione avevano avvallato l’ammodernamento dell’impianto cementiero dell’Italcementi con lavori pari a 150 milioni di euro con una occupazione di 250 persone e tanto lavoro per l’indotto aziende e dipendenti, una manna di questi tempi. Poi l’opposizione al Tar del solito comitato verde o comunque di ambientalismo integralista quello che non vede e che sembra non conoscere realtà. E’ difficile anche raccontare che il grottesco travalichi anche le austere porte del Tar, laddove dovrebbe prevalere la saggezza e invece la si annulla per seguire i capricci in sol maggiore di certi comitati dell’aria fritta popolare che in vena di facezie sono pronti a mandare all’aria anche un progetto occupazionale di 250 dipendenti ma non sono disposti ad accollarsene l’onere del mantenimento, ma di questo, ai giudici del Tar non interessa granchè. Codesti pur lodevoli signori ignorano totalmente che il nostro Paese è gravato dall’incubo occupazionale provocato

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Carlo Pesenti

da una crisi industriale senza precedenti e che lo Stato non sa dove scovare il denaro per quella benedetta cassa integrazione che cerca di riparare il danno incommensurabile della disoccupazione. Una disoccupazione drammatica che purtroppo tende ulteriormente a salire malgrado codesti signori del noto Tar, per i quali il destino di codeste 250 famiglie conta come il due di coppe quando briscola è denari. E il problema, figuriamoci, scaturisce dalla presunzione di una ristrutturazione del noto cementificio che per quei “Comitati cittadini addetti alla contestazione professionale abituale, avrebbe assunto dimensioni più ampie di quel che lor signori avevano previsto. Si badi bene. Tutto era filato liscio malgrado la giungla della implacabile burocrazia che sovrasta . il nostro sistema rendendolo ridicolo di fronte al mondo civile, ovvero la direzione del cementificio aveva presentato il progetto che era stato studiato nei minimi particolari da tutti gli uffici e dalle innumerevoli commissioni addette ottenendo, incredibile a dirsi l’O.K. dei permessi dai vari uffici. Gli stessi sindacati, tutte e tre le sigle CGIL, CISL, UIL, si erano trovate d’accordo per il loro consenso emesso all’unisono. Tant’è vero che sono ricorsi allo sciopero questa volta legittimo, uno sciopero misto a sconcerto, rabbia e anche il timore delle drammatiche conseguenze che contiene quella incredibile sentenza per i dipendenti assolutamente punitiva. Un’assembla di due ore e sciopero e contestazioni per ribadire le legittime aspettative frantumate da codesti giudici “illuminati” dal bagliore della loro “brillante” decisione che ha frantumato ogni speranza. E’ ben vero che anche la presidente uscente del Parco Colli, Chiara Matteazzi ha espresso l’intenzione di impugnare la decisione del Tar che sarà certamente annullata dal Consiglio di Stato. Dove l’esame della situazione sarà ampio e terrà conto della realtà, una realtà che avrebbe dovuto sin dall’inizio far prevalere anche da parte di codesti cittadini dei “comitati” le esigenze del lavoro dei dipendenti che avrebbero dovuto prevalere prima di tutto e soprattutto come impongono le esigenze di chi vive del proprio lavoro e non delle chiacchiere dei nullafacenti. Alcuni dipendenti dell’azienda hanno dichiarato ben delusi “le fabbriche continuano a chiedere dappertutto e qui si mena il can per l’aia da parte di chi il suo impiego e il suo lavoro, anche se scevro di raziocinio logico il quale dovrebbe prevalere anche sulle ragion di stato . Il segretario provinciale della CGIL, Castagna ha dichiarato: “il progetto per noi era ottimo e il sindacato non si è appiattito raggiungendo subito un accordo.” Allucinante, ma entriamo nel merito della Confindustria: ecco la frase intelligente e quanto mai opportuna pronunciata dal presidente di Confindustria di Padova Pavin: “SE FOSSI IL TITOLARE DELL’ITALCEMENTI DI MONSELICE AVREI GIA’ PRONTO UN PIANO PER ANDARMENE DALL’ITALIA”, frase impareggiabile che esprime probabilmente l’opinione della stragrande maggioranza degli osservatori che seguono l’incredibile telenovela del cementificio. Naturalmente la frase del presidente Pavin ha suscitato il finimondo tra i “soliti noti” che non tollerano la verità, ma inseguono i sogni dell’ambientalista professionista, “chiudere tutte le aziende per non inquinare e mandare tutti a spasso a respirare nei boschi”.


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